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Stages ultima frontiera del precariato

Lo stage e le alternative d'inserimento nel mondo del lavoro

Nonostante nella prassi aziendale si sia soliti pronunciare il termine stage in inglese, va detto che l'origine di tale vocabolo è francese. Il termine Stage deriva dal francese: “stage d'initiation a la vie professionelle”, che significa tirocinio, praticantato, periodo di preparazione e di apprendimento, internship o Work experience è infatti la terminologia usata nella lingua inglese per indicare il concetto di tirocinio formativo e di orientamento.

Lo stage o tirocinio formativo nella terminologia di legge è un' esperienza "on the job”, si tratta, in termini comuni, di un periodo di formazione pratica presso un'impresa, ma anche presso una pubblica amministrazione, pensato per studenti e laureandi (il cosiddetto tirocinio formativo) o per diplomati e laureati (il cosiddetto tirocinio di orientamento), con lo scopo di far acquisire loro le opportune conoscenze del mondo del lavoro, per completare la loro formazione o per individuare opportunità di inserimento in un determinato contesto lavorativo, piuttosto che rivolgersi verso altre carriere.

Esistono tre tipi di stage/tirocini:
- i tirocini formativi, svolti nell'ambito dei curricula universitari o scolastici, previsti dalla L. n. 196/1997, il cosiddetto Pacchetto Treu e regolati dal decreto ministeriale n. 142/1998;
- i tirocini di orientamento, svolti al termine del percorso di studio e regolati nella succitata legislazione;
- i tirocini per l'alternanza scuola lavoro e la terza area professionalizzante, previsti nella riforma scolastica del 2003 (L. n. 53/2003, art. 4 e relativo decreto di attuazione n. 77/2005).

Stage e Tirocinio talvolta vengono considerati come istituti differenti, ma così non è, poiché nel loro contenuto la formazione si conferma quale elemento fondante, identificando in generale un periodo di formazione di un giovane in un determinato ambito lavorativo (presso realtà aziendali private, ma anche enti pubblici ed organizzazioni no profit), spesso all'interno o ad integrazione di un corso di studi scolastici o accademici.

Si tratta di una formazione di tipo pratico o esperienziale, che si traduce in un'attività lavorativa, la quale si presta ad essere indebitamente utilizzata, quando l'ente ospitante/datore di lavoro elude l'obbligo di natura formativa a favore della produzione aziendale. Questo è successo e continua a succedere, poiché nel tempo il ricorso all'istituto del tirocinio è stato fortemente incoraggiato e incentivato, con una normativa che da un lato si è rivelata lacunosa nel definire l'oggetto della formazione e i relativi controlli sull'attività formativa e che dall'altro non ha riconosciuto al tirocinio il rapporto giuridico di lavoro, esentando in tal modo gli imprenditori e lo stato, da quelle responsabilità che altrimenti sarebbero loro in capo. Per legge al tirocinante non è dovuto alcun compenso, nessun rimborso spese, niente ferie, né tutele previdenziali, cioè quegli interventi messi in campo atto dallo Stato per i tramite dell'INPS, a favore dei lavoratori, al fine di assicurarne i mezzi di vita e l'assistenza in caso di malattie, di disoccupazione, di gravidanza e di vecchiaia; interventi che consentono il sostegno economico al lavoratore/lavoratrice (e dei familiari a suo carico) in situazione di vulnerabilità e bisogno.

I succitati sussidi, si identificano ad esempio con l'erogazione dell'indennità di disoccupazione, della pensione di vecchiaia o di anzianità al termine della carriera lavorativa di un individuo, o l'indennità di maternità prevista per le donne lavoratrici in gravidanza.

Con riferimento all'indennità di disoccupazione, si evidenzia come il sistema italiano di assicurazione contro la mancanza d'impiego, escluda sia chi è alla ricerca del primo lavoro, sia i soggetti impiegati con le nuove forme contrattuali parasubordinate; in entrambi i casi si tratta specificatamente di giovani. D'altro canto, rispetto agli altri Paesi Europei, l'Italia è al penultimo posto per la spesa sociale dedicata ai disoccupati (EU - 27), collocandosi assieme alla Polonia al ventiseiesimo posto, subito prima della Romania che occupa la ventisettesima posizione.

A fronte di ciò, i ragazzi che fanno i tirocini non hanno nemmeno la possibilità di vedersi riconosciute nel mercato del lavoro, le conoscenze e le competenze acquisite in tirocinio, quel riconoscimento che almeno potrebbe aiutarli nella ricerca di un posto di lavoro.

Detto questo si può meglio comprendere perché l'istituto del tirocinio sia spesso utilizzato quale strumento produttivo a costo zero e preferito dagli imprenditori ad altri rapporti a contenuto formativo, come l'istituto dell'apprendistato o il contratto d'inserimento, più vantaggiosi rispetto ad altri rapporti di lavoro, ma pur sempre economicamente più onerosi del tirocinio.

Nel nostro paese a partire dalla fine degli anni novanta, il problema della disoccupazione in particolare quella giovanile, è stato affrontato ponendo in essere un sistema di politiche attive, dirette a facilitare l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, quelle politiche indicate dalla SEO, che sostituendosi ai tradizionali sistemi di protezione sociale, dovrebbero creare occupazione. Ciò è stato fatto da un lato, con il riconoscimento alle imprese di agevolazioni ed incentivi di diversa natura, dall'altro qualificando l'offerta di lavoro. Sono così state riviste le tradizionali tipologie contrattuali, come l'apprendistato e il contratto d'inserimento; introducendo parallelamente ulteriori strumenti che permettono ai giovani di usufruire di esperienze lavorative in azienda, senza l'instaurazione di veri e propri contratti di lavoro subordinato, cioè i tirocini formativi e di orientamento. [...]

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Stages ultima frontiera del precariato

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Informazioni tesi

  Autore: Paola Sartori
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Del Governo e Politiche Pubbliche
  Relatore: Giuseppe  Gangemi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

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