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Analisi dell'opera : "L'isola di Arturo"

Tematiche e contenuti

L’isola di Arturo è per struttura e contenuto un romanzo di formazione.
Sintetizzandone i caratteri principali, Giuseppe Grieco lo descrive come «una favola moderna, un poema, un romanzo di fantasia lirica, tutte queste insieme e molte altre ancora» che si sviluppano intorno al nucleo tematico principale: la «scoperta del mondo da parte di un ragazzino».
Giovanna Rosa definisce però il testo «una iniziazione impossibile», sottolineando che «L’isola tende a negare la legge strutturale che governa il romanzo d’iniziazione: il tempo s’arresta là dove dovrebbe cominciare la stagione della maturità».

Secondo Arnaldo Bocelli è lo stile di Morante a creare questo equilibrio fra mondo dell'infanzia e della fiaba, in cui si consuma la formazione del ragazzo, e dimensione della realtà, a cui il ragazzo deve tornare raggiunta la maturità:

Uno stile che non solo scorre ma incide, appare un adolescenza solitaria e beata, pronta a idealizzare tutto, a cominciare dalla vita del padre, per porre in atto i principi del suo idealismo fra puerile e barbarico. Un giorno la realtà viene a incrinare questa solitudine fantasticante.

Al centro di questo romanzo di formazione impossibile si trova il personaggio di Arturo, una figura a cui si riconducono tutte le più importanti funzioni del racconto, a partire dal punto di vista della narrazione che coincide con il ricordo della sua infanzia e adolescenza. Lo sguardo del bambino protagonista delle vicende si intreccia nel romanzo con il punto di vista di Arturo adulto che interviene a correggere la percezione e rielaborazione della memoria.

Il tema principale nel romanzo è quindi quello dell’infanzia e della fanciullezza, che si presenta associata al ciclo naturale delle stagioni. Nel percorso della vita Arturo cresce attraverso esperienze deludenti, comprende di non vivere nella realtà immaginaria creata dalla sua fantasia, ma in un duro mondo fatto di continue disillusioni. All’inizio del testo, il romanzo si presenta infatti con il sottotitolo Memorie di un fanciullo, che costituisce una didascalia esplicativa del contenuto narrativo. Dal sottotitolo si può prefigurare il doppio filo del racconto, legato al superamento di un passato felice e al desiderio di ritrovare quel passato nel ricordo.

Nel romanzo appaiono due voci: quella di Arturo bambino di fronte a un mondo che vede per la prima volta e che traveste di illusioni e sogni, e quella di Arturo uomo, protagonista testimone, che ricrea il passato con tono nostalgico. Gabriella Contini sottolinea che l’«inconsistente voce narrante non ha progetto al di là del romanzo di memoria»:

Una coscienza infantile, nutrita di avventurosa speranza, e una coscienza adolescente, disponibile solo alla tragedia, prendono voce attraverso una coscienza adulta, non maturata dall’esperienza: inconsistente voce narrante, che non ha progetto al di là del romanzo-memoria.

Nell'ambito di questa doppia profondità temporale, il rapporto fra il personaggio che racconta e quello che vive le avventure narrate è piuttosto complesso. Nel testo non viene detto nulla riguardo il motivo che spinge Arturo a scrivere le sue memorie: pare non esservi più nessun rapporto tra la sua condizione attuale e il suo passato, salvo le ambizioni letterarie confidate al balio Silvestro, poco prima della partenza:
«Mi raccomando, eh: i fogli scritti prendili tutti, non lasciarne nessuno, che quelli sono importanti, perché io sono uno scrittore».

La centralità del protagonista è messa in evidenza anche dalla scelta della poesia di Umberto Saba posta in epigrafe al primo capitolo del romanzo: Io se in lui mi ricordo ben mi pare. Giovanna Rosa ha evidenziato il significato di questo verso che inizia con il pronome di prima persona singolare: «La posizione iniziale del pronome (io), esalta la centralità del soggetto percipiente, e la duplicazione della particella pronominale crea il dominio pieno della soggettività».

Anche in altri casi i versi scelti ad introduzione dei capitoli rivelano le svolte del racconto. Ad esempio nel capitolo VIII l'autrice sceglie dei versi tratti dall’aria delle Nozze di Figaro («Non più andrai, farfallone amoroso/ notte e giorno d’intorno girando, delle belle turbando il riposo…Con guerrieri, poffarbacco!») che anticipano la fine dell'innamoramento di Arturo e l'inizio della sua vita da soldato.

Il tema dell'affermazione del ragazzo come adulto viene sviluppato in stretta relazione con l'immagine dell'isola, «che nel suo contesto ha valore di metafora e dopo il lungo racconto è soggetta a sparizione». La descrizione spaziale di Procida è sospesa fra realismo e trasfigurazione fantastica, come afferma anche Emanuela Artini: «Elsa Morante è riuscita a fondere realismo e allusione mitico-simbolica e a fare di Procida luogo fantastico».

Nell'isola di Procida l'infanzia di Arturo viene vissuta come una condizione di completa libertà e di assoluta solitudine, un tempo aldilà di ogni coordinata e totalmente dominato dalla fantasia.

La descrizione dell'isola di Procida domina in maniera particolare la parte iniziale del romanzo, dove l'azione è limitata e il dato spaziale passa in primo piano. In queste pagine viene stabilito il rapporto di Arturo con la sua isola, un rapporto che dipende da «due allusioni: una mitica astrologica, in quanto è il nome di una stella; e una epico-leggendaria, in quanto è il nome del re che richiama un’antica leggenda».
Il legame con la propria isola è sancito anche dalle condizioni in cui viene allevato Arturo, cresciuto senza madre e nutrito dal balio Silvestro con il latte di capra. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Analisi dell'opera : "L'isola di Arturo"

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Binoshaj
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Lettere
  Relatore: Marina Zancan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 31

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