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Il lessico della coscienza in Plotino

Plotino:il precursore della coscienza individuale?

Quanto appena precisato nasce anche dall’esigenza di rispondere ad una sollecitazione in questo senso che ci è venuta leggendo l’articolo dello studioso Henry Van Zandt Cobb, poi ripresa e approfondita da altri studiosi; egli sosteneva che Plotino fu il filosofo che per primo si distanziò in maniera tangibile da quello che era stato fino ad allora l’approccio impersonale alla descrizione delle qualità psichiche. Si assisterebbe cioè con Plotino a un primo emergere della coscienza individuale e questo troverebbe conferma proprio nel vocabolario della coscienza che egli utilizza.

A dire il vero la nostra ricerca non smentisce la centralità delle riflessioni plotiniane sulla struttura cosciente umana, ma fatica a trovare nella sua filosofia delle affermazioni veramente importanti circa lo statuto della coscienza come luogo determinante dell’individualità e della libertà umane.

Abbiamo visto come la parakolouthesis in I 4 (il trattato in cui si discute l’esempio del saggio colpito da turbamento) non sia poi tenuta per necessaria alla prassi perfetta; e ancora, in IV 3 si è potuto constatare come l’antilepsis sia necessaria all’uomo che vuole prendere coscienza delle sue attività “inconsce” superiori e inferiori, ma sia anche descritta come una semplice apprensione che, in fin dei conti, mostra solo come un uomo sia cosciente del mondo al grado comune, con tutti i limiti connessi a questa coscienza che è solo un riflesso o un’immagine delle vere realtà.
Forse un valore simile a quello moderno viene assegnato alla synaisthesis?

Nemmeno in questo caso possiamo rispondere affermativamente. Certamente Plotino è nei confronti di questa parola-concetto, più che di ogni altro termine da noi analizzato, generoso di specificazioni, ma sempre lasciando il termine in un certo subordine rispetto al pensare (noein) e al contemplare (theorein), atti verso i quali quello di synaisthesis funge da concetto esplicativo. Alludiamo qui al fatto che ogni pensiero vero compie sempre indiscutibilmente una riduzione in unità del molteplice, così che pensato e pensante possano in qualche modo congiungersi e l’uno possa vivere insieme all’altro secondo un grado più o meno sviluppato di partecipazione. La parola synaisthesis descrive bene questo stato di cose, comunque la si voglia considerare: nell’accezione di capacità cognitiva o di sentimento; proprio per questo il suo utilizzo è ampio e, soprattutto, non si fonda specificatamente a partire dalla dimensione umana; infatti la synaisthesis è presente in molti luoghi in cui v’è l’esigenza, da parte di Plotino, di descrivere il carattere del “movimento” dell’Intelletto che cerca la sua realizzazione.

Potremmo perfino affermare che con Plotino si assiste a una forte valorizzazione del senso della coscienza come una capacità dell’anima umana che ne rivela altresì la parentela con l’Intelletto; e tale parentela è dimostrata dal fatto che siamo in grado di accogliere la molteplicità rimanendo allo stesso tempo un’entità individuale. Cioè abbiamo la capacità di unificare, di tenere assieme un complesso di parti identificandoci con esso. Questa in fin dei conti è la coscienza sinestetica che Plotino valorizza, soprattutto nella sua versione “perfettamente circolare” presente nella dimensione intellettuale, laddove la coscienza è anche autocoscienza e il conoscere l’oggetto si risolve sempre anche nella conoscenza del soggetto che è principio dell’atto cognitivo.

Ma anche una volta ammessa questa attenzione di Plotino, tornando all’ipotesi di Cobb, non ci sentiamo di affermare che la synaistehsis rappresenti un passo avanti esplicito per la valorizzazione di un forte sentimento dell’“io”, quale invece si manifesta fortemente nel termine moderno di “coscienza”. Più che altro “il composto di syn più aisthesis” rimane una parola tecnica propria dell’“attrezzatura dialettica”del filosofo, ma dalla portata e dall’utilizzo piuttosto sporadico e non così centrale. Ben diversa eco, agli orecchi dei suoi ascoltatori, dovevano avere i verbi “noein” e “theorein”, che comunque presupponevano per essere capiti in profondità anche la nozione di synaisthesis.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il lessico della coscienza in Plotino

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Informazioni tesi

  Autore: Samuele Anese
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giovanni Catapano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

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