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Il bilancio delle imprese assicurative secondo la normativa nazionale

Riserva Sinistri

Nei rami danni la riserva sinistri è quella a cui occorre prestare maggior attenzione essendo per sua natura assai difficile da stimare; è infatti piuttosto comune che suoi errori di stima influiscano sensibilmente nel risultato di esercizio della compagnia. Tutto ciò vale soprattutto per i rami relativi ai danni alla persona, come la R.C. Auto e la R.C. Generale (Cerchiara, 2016).
La sua costituzione avviene sulla base dei sinistri avvenuti e denunciati e dei sinistri avvenuti ma non ancora denunciati alla data di chiusura dell’esercizio, comprendendo perciò l’ammontare complessivo delle somme che occorrono al pagamento di detti sinistri, e si scompone per l’appunto in “riserva per sinistri avvenuti e denunciati” e “riserva per sinistri avvenuti ma non ancora denunciati”.

L’oggetto di riferimento è dunque rappresentato dai sinistri ancora “aperti” a fine esercizio, quindi quelli per i quali l’impresa dovrà effettuare un esborso per il relativo risarcimento, dove tale esborso è misurato a costo ultimo, considerando cioè tutti gli oneri futuri prevedibili sulla base di dati storici e prospettici e delle caratteristiche proprie dell’impresa.

È bene specificare che nella formazione di tale riserva gli importi da recuperare nei confronti di assicurati e terzi (rivalse, franchigie, ecc.) non possono essere portate in deduzione.
La difficoltà nella stima previsionale della riserva sinistri è dovuta alla complessa quantificazione dell’onere dei sinistri, in particolare con riferimento a quelli di più recente data per i quali non sono ancora a disposizioni sufficienti elementi sui quali basare la stima.

Andando più nello specifico, la valutazione della riserva per sinistri di cui si sia già a conoscenza viene effettuata analiticamente per singolo sinistro sulla base di elementi obiettivi noti (c.d. metodo dell’inventario) ed effettuando stime tramite metodi statistico-attuariali, soprattutto per quei rami a liquidazione lenta ed elevato livello di contenzioso dove la stima analitica del costo ultimo risulta assai ardua; il metodo dell’inventario risulta però spesso di difficile applicazione vista l’enorme mole di sinistri da valutare.

In alternativa, esclusivamente per i sinistri di generazione corrente (cioè avvenuti durante l’esercizio in corso) e di omogeneità qualitativa e quantitativa, è altresì possibile utilizzare il metodo del costo medio (ultimo prevedibile). Il metodo quantifica il costo medio storico attraverso un’elaborazione statistica dei costi dei sinistri liquidati in una serie di anni passati sufficientemente estesa, supponendo che esso rimanga pressoché invariato anche in futuro.

Riguardo ai sinistri non ancora denunciati ma avvenuti nell’esercizio stesso oppure in esercizi precedenti invece, ne occorre stimare sia il numero che il conseguente esborso, applicando separatamente per ciascun ramo un metodo basato sull’analisi delle frequenze e dei costi medi ultimi degli esercizi precedenti, nel presupposto che vi siano adeguati dati statistici a disposizione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il bilancio delle imprese assicurative secondo la normativa nazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Dario Cibin
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Trieste
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Michele Bertoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

FAQ

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