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Dal multinazionale al multilocale: lo sguardo di Taiye Selasi

Lo sguardo di Taiye Selasi, la scrittrice “multilocale”

I presupposti teorici alla base della costruzione del soggetto postcoloniale, ossia rispettivamente la decostruzione, l’anti-essenzialismo e l’ibridazione, hanno indotto autori come Clifford, Hall e Gilroy a considerare le culture all’interno della dimensione del viaggio, denaturalizzando ogni forma di identità culturale, spogliandola di ogni fondamento se non quello inerente alle rappresentazioni e i simboli attraverso cui essa si manifesta quotidianamente.
Per esempio, l’Atlantico Nero proposto da Paul Gilroy, professore di letteratura anglo-americana, presenta una caratteristica divergente da quella dello Stato-nazione moderno, nel senso che propone forme di lealtà e identità diverse da quelle nazionali in cui lo spazio transnazionale è fonte di espressioni culturali e politiche globali che possono rappresentare una sfida alle concezioni moderne della nazionalità, dell’etnicità e integrità culturale.

In virtù delle tesi esposte in questo elaborato, ma soprattutto sostenendo il buon proposito di superare il concetto di nazionalità legato all’identità, la scrittrice Taiye Selasi è l’esempio che meglio si presta alla non-categorizzazione in un’unica nazionalità: nata a Londra 37 anni fa’ da madre nigeriana e padre ganaense, ma cresciuta a Boston e formatasi fra gli Stati Uniti e l’Inghilterra, è un’artista a tutto tondo che ama definirsi multilocale, per eliminare quelle barriere concettuali legate alla nazione in quanto figlia di diverse realtà culturali più che nazionali.

In questi termini, a mio avviso, sembra inoltre incarnare la figura di “intellettuale nomade” designata da Said con la formulazione del metodo contrappuntistico: il promotore dei Postcolonial Studies, riflettendo sulla figura dell’intellettuale decolonizzato, sottolinea la necessità di sottrarsi alle culture nazionali per creare una condizione propizia alla decolonizzazione delle menti, seguendo una chiave di lettura dei testi storici e romanzati che cogliesse prima di tutto le parti implicite, perché, secondo Said, nessuna identità potrà mai esistere per se stessa e senza una serie di opposti.

Di conseguenza, studiare la realtà come un testo, traslando il metodo contrappuntistico, significa considerare l’insieme tenendo conto anche di ciò che è stato forzatamente escluso, ma soprattutto sottoporlo a critica. Si abbandona così la tendenza a leggere la storia in modo chiuso, si è di fronte ad un’emancipazione mentale priva di confinamenti portata avanti da intellettuali nomadi il cui obiettivo è il superamento dei vincoli identitari e la loro ricostruzione, attraverso l’esplorazione di una pluralità di campi, di esperienze e di soggettività diverse come parte dell’insieme. Così come Said non propone né l’accettazione passiva della frammentazione, perché fermamente convinto che non bisogna separare gli elementi che ci compongono, né fa leva su visioni globali astratte, anche Selasi promuove semplicemente una coscienza decentrata contraria alle totalizzazioni in grado di muoversi in terreni di confine per comprendere cosa succede ai margini e senza bisogno di dar vita a nuove grandi narrazioni.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dal multinazionale al multilocale: lo sguardo di Taiye Selasi

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Informazioni tesi

  Autore: Daniela Longo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Interfacoltà di Scienze della comunicazione, scienze politiche e lettere
  Corso: Scienze dello sviluppo e della cooperazione internazionale
  Relatore: Giovanni Ruocco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 104

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