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Il ruolo delle fonti ''autorevoli'' nella selezione della notizia

Dalla settimanalizzazione al sensazionalismo, due volti della notizia

La metà degli anni Settanta furono, per l'Italia, un momento particolarmente importante per l'informazione; nel 1976, infatti, la RAI iniziò la messa in onda di due nuovi telegiornali, il TG1 e il TG2 e, nel giro di qualche anno, fecero la loro comparsa quelli regionali. Con l'arrivo delle TV private negli anni Ottanta finì il monopolio statale sull'informazione e la televisione, sostituendosi alla carta stampata, divenne la primaria fonte di notizie interne ed estere. Il fenomeno al quale si assistette fu definito di “settimanalizzazione” della notizia, nel senso che per contrastare la concorrenza operata dai network televisivi i giornali iniziarono a trattare le notizie in modo diverso come nel caso di “l'Espresso” e “Panorama”. L'avvento dei nuovi telegiornali era stato preceduto, tra il 1974 e il 1975, da una crisi generalizzata del lavoro redazionale che aveva registrato un deficit di miliardi annui per l'aumento del costo della carta (legato alla prima crisi energetica) al quale si era posto rimedio con l'aiuto di contributi pubblici.

La stampa entrò in una fase di profonda crisi, la più grave dal dopoguerra, segnata da una serie di lotte politiche per il controllo delle varie testate e dalla decadenza di una serie di quotidiani che si rivelarono incapaci di intraprendere nuove linee editoriali (si pensi al caso de “Il giornale d'Italia” o “La gazzetta del popolo”); in controtendenza, però, si aprì lo spazio per nuove pubblicazioni come “Il giornale nuovo” (1974) e “la Repubblica” (1976). Un altro importante cambiamento fu dato dall'aumento della vendita degli spazi pubblicitari all'interno delle pagine dei periodici, vendite che dovevano coprire i costi sempre più esorbitanti per la loro pubblicazione. Nel 1989 Bocca scrisse che «Oggi il lettore sta diventando sempre di più un target pubblicitario».

Alla “settimanalizzazione” dei quotidiani, seguì quella della notizia. Molti giornali divennero settimanali, aumentarono le pagine, le illustrazioni e si moltiplicarono i numeri e le varietà degli inserti, inoltre iniziarono a comparire i supplementi e rubriche come moda, salute, viaggi e tempo libero. Il cambiamento, di fatto, mutuò i format da autorevoli esperienze come quelle statunitensi del “Times” o del “Guardian” che da decenni avevano adottato l'uso di supplementi e inserti per soddisfare le richieste di un pubblico di lettori sempre più esigente.

Per quanto riguardava la settimanalizzazione della notizia, invece, si assistette a una sua dilatazione nel senso che qualsiasi fatto di una certa rilevanza veniva scorporato e proposto al lettore in una serie di eventi minori e specifici e, contemporaneamente, l'evento veniva analizzato dalla prospettiva di diverse tipologie di professionisti. Come spiega Papuzzi «La settimanalizzazione della notizia è la tecnica impiegata per scomporre un avvenimento in parti diverse, ognuna delle quali autonomamente notiziabile, e per moltiplicare le prospettive di osservazione con cui presentare e interpretare l'avvenimento stesso».

In Italia, se si volessero rintracciare i primi segni di settimanalizzazione della notizia, bisognerebbe risalire al 1972 in occasione dell'attentato palestinese contro gli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco e al successivo caso dell'omicidio di Aldo Moro nel 1978; in quell'occasione, infatti, il “Corriere della Sera” uscì con un numero di venti pagine interamente dedicate alla morte dello statista.

In alcuni casi, soprattutto di natura eccezionale, la tecnica della settimanalizzazione ha raggiunto anche livelli estremi, come nel caso della scomparsa di Giovanni Agnelli (24 gennaio 2003). Il giorno successivo al decesso, infatti, la maggior parte delle testate giornalistiche italiane dedicarono un numero sorprendente di pagine all'accaduto. La “Stampa”, ad esempio, uscì con un numero di 21 pagine (oltre a 6 dedicate alla cronaca), il “Corriere della Sera” dedicò alla morte del fondatore della Fiat 23 pagine, mentre “la Repubblica” arrivò a ben 27; il caso Agnelli rappresenta, ancora oggi, un ottimo esempio di quelle che sono le potenzialità della settimanalizzazione della notizia.

Diversamente dalla settimanalizzazione, il sensazionalismo non può definirsi una tecnica ma un modo di concepire la notizia; si tratta, infatti, di una sorta d'imperativo categorico che muove il giornalista per il quale ogni notizia dovrebbe destare nel lettore una sensazione. Si tratta, di fatto, di un certo tipo di giornalismo, per certi aspetti un po' nevrotico e ossessionato dallo scoop. Obiettivo del giornalista sensazionalista non è quello di fare informazione neutrale e distaccata, così come insegna la scuola anglosassone, ma, all'opposto, di costruire intorno a una serie d'informazioni verosimili (di fatto inesistenti) un caso, tale da creare sensazione; quella che Bocca ha chiamato «disinformazia».

Nel sensazionalismo l'informazione passa in secondo piano e, proprio per questo motivo, anche il tipo di scrittura che viene utilizzato ricorda di più lo stile letterario o para-letterario; non è tanto quello che viene detto ma come viene scritto. Papuzzi scrive «Sembra di tornare a un passato in cui i giornalisti erano soprattutto dei grandi giocolieri delle parole, capaci di trasmettere passioni ed emozioni, lasciando in secondo piano le notizie. Il secondo metodo è la produzione di notizie a mezzo di notizie o la circolazione autoreferenziale dell'informazione per cui l'avvenimento da cui ha origine la notizia è un'altra notizia». All'interno delle redazioni iniziano a comparire figure professionali alle quali viene assegnato il compito di vagliare testate giornalistiche (ma anche quotidiani e periodici) italiane e straniere alla ricerca di articoli e servizi che possono venire utilizzati per creare un caso. Non è più necessario che la notizia sia fresca e inedita ma, soprattutto, che faccia sensazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il ruolo delle fonti ''autorevoli'' nella selezione della notizia

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppina Rita Canalis
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Rosario Cecaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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