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La campagna per le Presidenziali USA 2016: analisi dei profili Facebook e Twitter di Clinton e Trump

L'emailgate

Lo scandalo che ha preso il nome di “emailgate”, parafrasando il caso Watergate, è stato un tema piuttosto controverso che ha animato la campagna per le presidenziali 2016. Il 2 marzo 2015 il New York Times rivelò che Hillary Clinton aveva utilizzato un indirizzo email personale durante gli anni da Segretario di Stato (2009-2013).

La notizia emerse in seguito alla richiesta del Congresso degli Stati Uniti di ottenere tutte le email degli anni del suo mandato nell'ambito di un'inchiesta sull'attacco terroristico del 2012 a Bengasi.

Il Dipartimento chiese così a Hillary Clinton di consegnare i messaggi spediti e ricevuti dal suo indirizzo privato, ma il suo staff ne consegnò soltanto una parte, 30.490. Gli altri 31.830, segnati come «privati», erano stati già cancellati alla fine del mandato.

L'FBI aprì allora un'inchiesta per verificare se l'ex Segretario di Stato avesse, in questo, modo messo a rischio informazioni riservate e sensibili, minando la sicurezza nazionale.

L'indagine venne chiusa nel luglio 2016: i federali ritennero che non ci fossero elementi per avviare un'inchiesta formale contro Hillary da parte del Dipartimento di Stato.

Tuttavia, il capo dell'Fbi J. Comey giudicò come «estremamente superficiale» il comportamento dell'ex Segretario di Stato. Sembrava tutto finito, ma il 28 ottobre, a 11 giorni dalle elezioni, Comey riferì al Congresso che durante un'indagine su un altro caso (quello di Anthony Weiner, ex deputato e marito della collaboratrice di Hillary Huma Abedin) l'FBI era venuta a conoscenza dell'esistenza di email che sembravano pertinenti all'inchiesta sui server di Hillary Clinton e avvertì della necessita di fare delle nuove verifiche.

A due giorni dalle elezioni dell'8 novembre arrivò la buona notizia per la candidata democratica. James Comey, in una nuova lettera inviata al Congresso, avvertì che non ci sarebbe stata alcuna incriminazione per Hillary Clinton in relazione alle nuove email esaminate dall'FBI.

Hillary Clinton non è il primo Segretario di Stato ad avere utilizzato la sua mail personale per questioni lavorative e ufficiali. Diversi prima di lei, compreso Colin Powell, l'avevano fatto. Inoltre, all'epoca della scelta non esisteva una legge che obbligasse ufficiali di Stato a trasferire nei server governativi la propria corrispondenza.

Principalmente scaturirono tre grossi problemi dal gesto sconsiderato della Clinton.

Il primo riguardava la cybersecurity. Forse all'inizio del suo mandato, il problema della vulnerabilità dei sistemi informatici era ancora sottovalutato.

Oggi è risaputo che utilizzare un server privato aumenti a dismisura il rischio di attacchi hacker e quindi la possibilità che informazioni riservate e di interesse nazionale vengano divulgate.

Il secondo riguarda la trasparenza: utilizzare server governativi significa rendere all'occorrenza accessibile e analizzabile la comunicazione prodotta negli anni dagli ufficiali in carica, con l'obiettivo di realizzare un'attività di governo trasparente.

Il terzo problema concerne la gestione del potere da parte di Hillary Clinton.

La decisione di utilizzare la sua mail è stata, secondo i suoi avversari, l'ennesima prova della sua mania di controllo su tutto ciò che la riguarda, affari di Stato compresi.

Un tale atteggiamento risulta per i suoi oppositori poco compatibile con incarichi pubblici che si basano sulla fiducia dei cittadini. A sua discolpa, l'ex Segretario di Stato sostenne di aver utilizzato la mail privata per comodità, solo per non dover portare con sé più dispositivi.

In effetti, nel 2009 i BlackBerry in dotazione del governo Usa non potevano ospitare più di un indirizzo mail.

Inoltre, dal report rilasciato dai federali dopo la chiusura dell'indagine, emerse che la candidata non avesse molta dimestichezza con la posta elettronica, non sapeva neanche cosa significasse la “C” di classificato. L'altra grande questione esaminata dagli investigatori riguarda la cancellazione delle email private dopo la richiesta da parte del governo di archiviare tutta la corrispondenza del mandato.

Tuttavia, secondo l'Fbi, non vi erano evidenze di una volontà effettiva di nascondere informazioni. Clinton si giustificò dicendo agli inquirenti che semplicemente non aveva più bisogno di quelle mail.

Wikileaks, l'organizzazione guidata da Julian Assange, ha acquisito le mail di Hillary Clinton analizzate dall'FBI e le ha rilasciate in una sezione ad hoc del sito dove è possibile navigarle per temi e parole-chiave.

La vicenda delle mail è stata strumentalizzata da Donald Trump per alimentare i dubbi su Hillary, soprattutto da parte degli elettori che già riponevano scarsa fiducia nei suoi confronti. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La campagna per le Presidenziali USA 2016: analisi dei profili Facebook e Twitter di Clinton e Trump

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Fotzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Sassari
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze dell'Amministrazione
  Relatore: Laura  Iannelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

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