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La prevenzione e la repressione penale della tratta di esseri umani: gli strumenti internazionali e le misure adottate nella legislazione italiana e nepalese

Le possibili forme di manifestazione della tratta di persone sulla base delle finalità perseguite dai trafficanti

Il fenomeno della tratta di persone può assumere differenti forme di manifestazione che possono essere distinte prendendo in considerazione la diversa finalità per la quale l’azione di reclutamento, trasferimento o trasporto viene posta in essere dal soggetto attivo.
La prima forma di manifestazione della tratta di persone che verrà analizzata è quella compiuta ai fini di sfruttamento lavorativo nella quale le vittime vengono trafficate con lo scopo di essere impiegate in lavori o servizi sotto la minaccia di una sanzione o punizione, o comunque senza che la persona si sia volontariamente offerta di compiere la mansione. La volontarietà del consenso deve essere valutata anche tenendo in considerazione che tale consenso può essere stato carpito mediante manipolazione oppure può essere fondato su una decisione non informata.

Gli individui che vengono trafficati per questo proposito possono successivamente essere impiegati in una gamma estremamente ampia di attività e all’interno di differenti settori economici.
Tale forma di sfruttamento è una tra le più diffuse a livello mondiale e i dati mostrano come essa sia in continua crescita.
Al fine di rendere agevole l’individuazione delle ipotesi di tratta per lavoro forzato, sono stati individuati una serie di indicatori che costituiscono una spia di allarme, tra questi: violenze fisiche o sessuali a cui il lavoratore è sottoposto, condizioni di confinamento nel posto di lavoro, sottrazione dei documenti, minaccia da parte del datore di lavoro di segnalare alle autorità la condizione di illegalità dello straniero, minacce nei confronti dei famigliari del lavoratore, la percezione di un salario al di sotto dei minimi sindacali, un orario di lavoro eccessivamente gravoso, eccetera.

Una particolare forma di manifestazione della tratta per finalità di sfruttamento lavorativo è rappresentata dalla tratta per servitù di debito. Il termine fa riferimento al lavoratore che svolge mansioni o servizi in condizione di schiavitù, qualora questa condizione sia originata da motivazioni economiche, ovvero trovi il suo fondamento in uno stato di indebitamento dovuto a un prestito, un finanziamento, oppure un anticipo precedentemente conferito dal trafficante.
In questi casi il lavoratore sarò costretto a lavorare senza retribuzione alle dipendenze del proprio creditori, fino a quando il prestito non sarà ripagato.

Tale forma di tratta colpisce principalmente una specifica categoria di soggetti vulnerabili, ovvero i migranti, che spesso sono costretti a contrarre debiti al fine di far ingresso, illegalmente, nel territorio di uno Stato; una volta giunti nel Paese di destinazione per poter ripagare il debito contratto per il viaggio e l’ingresso illegale, vengono sfruttati dagli stessi trafficanti.
La servitù domestica costituisce un’ulteriore forma di sfruttamento lavorativo ove lo sfruttamento è celato e nascosto dietro a pratiche apparentemente legali, quali sono le collaborazioni e gli aiuti domestici. L’insidiosità di questa forma di sfruttamento risiede nel fatto che tra il lavoratore e il datore di lavoro sussiste una relazione personale che implica la coabitazione.

Si parla di schiavitù domestica quando la persona non ha alcuna possibilità di allontanarsi o di lasciare il luogo di impiego sulla base del proprio libero volere.
In questo caso, i principali indicatori possono essere individuati nella coabitazione in condizioni deterioranti, la mancata concessione di riposi giornalieri, comportamenti offensivi e razzisti del datore di lavoro, abusi e violenze, confinamento nell’abitazione, salario inesistente, eccetera.

La tratta di essere umani con la finalità di sfruttamento sessuale costituisce la più diffusa forma di manifestazione del fenomeno; nel concetto in questione vanno incluse la prostituzione, la pornografia e altre forme di prestazione sessuale.

I principali indicatori da tenere in considerazione consistono in: atti di violenza a cui sono sottoposte le vittime al fine di costringerle alle attività sessuali e al fine di indurle a consegnare i loro guadagni agli sfruttatori, sottrazione del passaporto per impedire la fuga, costante controllo perpetrato mediante l’utilizzo dei telefoni cellulari, inesistenza di un potere decisionale in merito all’orario delle prestazioni sessuali o sulle modalità delle stesse.
La tratta al fine di sfruttamento in conflitti armati coinvolge in maniera preponderante minori, e fa riferimento al fenomeno, documentato in maniera estesa in Africa, dei cosiddetti bambini soldato, ovvero minori rapiti e sottratti alle famiglie di appartenenza al fine di essere indottrinati e quindi impiegati in gruppi armati a titolo di combattenti, spie, messaggeri, cuochi, eccetera, senza che gli stessi abbiano la possibilità di sottrarsi a tale destino, ovvero mediante l’uso della forza o della minaccia.

La tratta di donne per matrimoni forzati riguarda quasi esclusivamente individui di sesso femminile e costituisce una forma di manifestazione della tratta relativamente recente89. Il matrimonio forzato viene annoverato tra le istituzioni o pratiche similari alla schiavitù; esso costituisce una forma di violenza domestica che comporta la violazione del diritto sancito all’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, che riconosce il diritto, in capo a uomini e donne, di sposarsi e fondare una famiglia, purché sussista il loro libero e pieno consenso.

Occorre preliminarmente definire il concetto di matrimonio forzato, nonché definire le differenze intercorrenti tra tale ipotesi e quella dei matrimoni combinati.
Anzitutto, per una definizione legale di matrimonio forzato, possiamo riferirci a uno strumento europeo di recente adozione, ovvero alla Convenzione di Istanbul, la quale afferma che per matrimonio forzato si intende “l’atto intenzionale di costringere un adulto o un bambino a contrarre matrimonio”; si avrà matrimonio forzato in tutte quelle situazioni in cui un soggetto è indotto a contrarre matrimonio, e dunque a dichiarare formalmente il suo consenso allo stesso, a seguito di violenze fisiche o psicologiche di vario genere, minacce o pressioni, che possono essere esercitate dal partner, da famigliari, o da altri soggetti terzi. La vittima si trova parte di un rapporto coniugale che non ha voluto o deciso sulla base del proprio libero e genuino convincimento.

Questa situazione si differenzia dalla quella nella quale due persone si sposano per volontà di un terzo soggetto (normalmente i genitori o altri membri della famiglia). Si parla in questo caso di matrimonio combinato dove i futuri sposi possono rifiutare la proposta senza temere conseguenze negative.
Se da un punto di vista teorico la distinzione tra le due tipologie di matrimonio risulta chiara, all’atto pratico è, invece, più complessa.
Possiamo a questo punto definire la tratta di persone, specialmente bambine, a fini di matrimonio forzato, come quella situazione nella quale un soggetto viene trasferito in un luogo differente da quello di origine, mediante minaccia, inganno o costrizione, allo scopo di essere costretto a contrarre un matrimonio da questi non voluto nella sua totalità.

Sempre più donne e bambine, in tutto il mondo, sono quotidianamente vittime di tratta al fine di essere vendute e forzate a contrarre matrimoni con riferimento ai quali non sono titolari della possibilità di rifiutarsi o scegliere liberamente e quindi senza che ricorra il loro consenso. Spesso le vittime sono date in sposa dietro pagamento di una somma di denaro conferita dagli stessi genitori e parenti.
La tratta di esseri umani a scopo di traffico di organi per trapianti illegali è una forma particolare di tratta di persone, anch’essa di recente manifestazione; affinché si possa configurare tratta a scopo di traffico di organi, è necessario che il reclutamento e il trasporto dei soggetti donatori si verifichi mediante le connotazioni modali tipiche: l’impiego o la minaccia della forza o di altre forme di coercizione, di abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità.

Diversa dalla tratta degli essere umani a scopo di traffico di organi è il commercio illegale di organi dove lo spostamento riguarda solo gli organi acquistati, prelevati da viventi o da cadaveri, e destinati a diversi scopi (trapianti, riti religiosi, eccetera) senza l’impiego o la minaccia della forza o di altre forme di costrizione.

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Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Airoldi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Bergamo
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Paola Scevi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 174

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