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Sensorialità autistica: una singolare esperienza del mondo. Comprendere il profilo di funzionamento sensoriale per progettare l'iter psicoeducativo

Sovraccarico sensoriale e stereotipie come conseguenza di particolarità sensoriali

L'incapacità di filtrare stimoli irrilevanti o troppe informazioni; un'elaborazione ritardata di informazioni sensoriali; la ricezione di informazioni da più canali sensoriali contemporaneamente; la capacità di poter lavorare solo in mono modalità (unimodale); e la percezione distorta o frammentaria possono portare ad ansia, confusione, frustrazione e stress e quindi ad un sovraccarico sensoriale doloroso (Williams, 1996). La soglia di sopportazione cambia da persona a persona e dal contesto, e ognuno gestisce il sovraccarico in modo diverso, per esempio con l'evitamento della percezione diretta; la chiusura in sé stessi e le stereotipie. Le stereotipie possono essere definite come reazioni biologiche complesse che si manifestano in movimenti ripetitivi, regolari e continui e che esprimono uno stato interno che può essere positivo o negativo per diverse finalità.

Questa è una definizione che è stata elaborata nel corso del Master sull'autismo da tutta la classe coordinata dal prof. Cuva. Vorrei soffermarmi sulle stereotipie perché credo che se impariamo ad interpretare questi comportamenti saremmo in grado di immaginare come il bambino percepisce il mondo e potremmo aiutarlo al meglio a sviluppare strategie per gestire questo sentire angoscioso. Infatti, le persone autistiche spesso descrivono le loro stereotipie come meccanismi difensivi dall'iper o iposensorialità. Riportano che a volte mettono in atto tali comportamenti per calmarsi, evitare o uscire da un sovraccarico sensoriale oppure per autostimolarsi, ovvero aumentare l'arousal e darsi piacere a causa della loro iposensorialità.

Ne consegue che possiamo ricavare molte informazioni osservando le stereotipie, possono fungere da chiave per capire come la persona che abbiamo di fronte fa esperienza del mondo, i problemi che affronta, e le strategie che acquisisce per affrontare le difficoltà. Consciamente e inconsciamente c'è un tentativo di regolare l'ambiente e le risposte ad esso e di sviluppare strategie di difesa e di compensazione. Ma uno degli scogli più grandi nell'interpretare e capire il comportamento della persona che vogliamo aiutare è causato da differenze di base ovvero dal nostro funzionamento sensoriale non autistico.

Per cui dobbiamo imparare a percepire, sperimentare e comprendere il mondo dalla prospettiva dell'altro, solo così lo incontreremo nel suo territorio e saremo insieme a lui nel suo mondo percettivo. In occasione della stessa lezione del Master nella quale abbiamo elaborato una definizione di stereotipia, c'è stato dato uno spunto molto interessante, ovvero di stendere un vocabolario delle stereotipie raccolte nell'arco della nostra esperienza. Inoltre, siamo stati invitati a fare una cosa che si sposa perfettamente con un approccio inside-out e che quindi ho accolto con molto piacere: siamo stati invitati a metterle in atto con il nostro corpo e a prestare attenzione alle nostre sensazioni interne.

A seguito di quest’attività si è sollevata una discussione sulla finalità non finalità delle stereotipie e sull’importanza di tener presente che la persona autistica ha una percezione del corpo e del mondo spesso molto diversa dalla nostra. Quindi per esempio schiaffeggiarsi un braccio non significa solo voler sentire quella sensazione ma magari esplorare un qualcosa che non sentono appartenere al loro corpo, come fanno con gli oggetti. In generale, come abbiamo visto, une delle finalità può essere il recupero di uno stato integrato corporeo ed emotivo, oppure mettere in ordine un mondo troppo complesso e confuso.

Detto ciò, il prof. Cuva ci ha incoraggiati a rimanere sempre molto aperti sulle finalità delle stereotipie e sul modo diverso di fare esperienza di una persona con autismo. Concordo totalmente con quello che ha detto perché credo che la comprensione dei mondi delle persone con cui lavoriamo sia una ricerca sempre aperta e continua che si arricchisce nell'evoluzione dell'interazione e del rapporto con l'altro.

Mi ha colpito il commento di una ragazza che stava cercando di riprodurre le stereotipie che aveva elencato: “Io non riesco a farlo”. Sono intervenuta dicendo che questo è un punto interessante da considerare, è vero, per noi è davvero difficile farle con la stessa intensità, lo stesso ritmo ed intenzione con cui le fanno loro. Forse questo accade perché non ci lasciamo andare, o perché non potremmo mai sentire fino in fondo la sensazione da cui scaturiscono. Per il nostro corpo è uno stato scomodo e imbarazzante ma bisogna mettersi in stati scomodi, come lo sono per loro il linguaggio verbale e corporeo e le convenzioni sociali, per provare il disagio che provano quando gli viene chiesto di imparare una lingua che non gli appartiene. Solo così possiamo sperare di avvicinarci a loro come persone e poter essere dei canali attraverso i quali riescano a superare le loro difficoltà.

Vorrei sottolineare che questo approccio porta a metterci costantemente in discussione e a capire meglio noi stessi al fine di diventare consapevoli del percorso che intraprendiamo al centro del quale ci deve essere sempre l'aiuto verso l’altro.
Nel prossimo capitolo affronteremo la seconda domanda che mi sono posta in questa trattazione: qual è la correlazione tra sintomi core dell'autismo e disfunzioni o particolarità sensoriali? Chiariamo tale correlazione prima avvalendoci della ricerca scientifica e poi prendendo in considerazione esperienze e testimonianze dirette.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Sensorialità autistica: una singolare esperienza del mondo. Comprendere il profilo di funzionamento sensoriale per progettare l'iter psicoeducativo

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Boniotti
  Tipo: Tesi di Master
Master in Metodologie di intervento educativo per soggetti con Disturbi dello Spettro Autistico
Anno: 2018
Docente/Relatore: Stefano Cainelli
Istituito da: Università degli Studi di Trento
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 75

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Parole chiave

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