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Immigrazione: aspetti economici e sociali

Immigrazione e demografia

L’analisi demografica delle migrazioni si differenzia da quella effettuata per altri fenomeni inerenti la popolazioni, come nascite e morti, fatti biologici certi che si verificano in un dato istante (eventi spot).

Le migrazioni, invece, sono eventi certi ma altamente variabili per fattori quali tempi, luoghi, società di partenza e di arrivo interessati dall’evento; si manifestano in un arco di tempo, non in un singolo istante temporale, verificandosi come processo e non come singolo evento.

Gli eventi biologici di nascita e morte, hanno ritmi naturali abbastanza prevedibili, per cui è relativamente più semplice elaborare politiche adatte ai vari cicli della vita dell’individuo, come quelle pensionistiche nell’età matura, scolastiche per l’infanzia e i giovani, ecc.

La migrazione, invece, non ha un bioritmo, anzi, può alterare quello delle popolazioni che coinvolge, perché le variazioni del numero di abitanti modificano le previsioni effettuate che talvolta sono già state tradotte in politiche.

Nonostante le difficoltà suddette nella misurazione e nell’identificazione, la modifica numerica sulle popolazioni dei paesi di origine e di destinazione è il primo effetto socio-demografico dell’evento migratorio.

Quando una parte consistente dei cittadini di uno stato decide di migrare, la struttura per sesso e per età della popolazione può subire variazioni, innanzitutto sulla numerosità, che in genere si riduce per le fasce d’età tra i 20 e i 40 anni, dato che tendono a spostarsi maggiormente coloro che sono in età lavorativa, perlopiù maschi, coniugati o meno (sebbene nell’ultimo ventennio, come si è detto in precedenza, i flussi migratori si siano gradualmente femminilizzati anche nei paesi di tradizionale immigrazione maschile, come quelli africani).

Nel caso di una fuoriuscita consistente di giovani e maschi, le popolazioni originarie potrebbero subire un’inflessione dei tassi di natalità, che, nell’ipotesi di paesi in via di sviluppo con eccessi demografici, è un modo spontaneo per alleggerire la pressione demografica, proprio come accadde per molti paesi europei durante la old e la new migration nel XX secolo.

D’altra parte, il rimedio storico della sovrappopolazione è stato proprio l’incentivo a migrare, anzi come osserva Galbraith (1977) sarebbe stato auspicabile che i paesi ricchi, dal secondo dopoguerra, avessero meglio accolto gli afflussi di persone dai paesi più poveri, a beneficio del quadro demografico e di una più equa redistribuzione della popolazione e della quota di risorsa pro-capite, con una credibile riduzione della povertà.

Nel Sutherland, nelle Highlands scozzesi l'equilibrio di povertà fu spezzato con le famose clearances, cioè con l'espulsione diretta della gente dai loro villaggi che venivano incendiati per impedirne per sempre il ritorno. L'agricoltura poté basarsi sulla lana, invece che sul cibo, e ciò permise per i pochi rimasti un tenore di vita molto più elevato. L'industria tessile funzionò poi con duplice effetto: la produzione artigianale della lana fu causa di espulsione per molte persone, ma queste poterono trovare lavoro nell’industria della filatura e tessitura nelle fabbriche.

Se l’immigrazione è stabile e di lungo termine, facilmente l’immigrato viene raggiunto dalla famiglia. Ciò favorisce, assieme alle unioni miste, l’aumento dei tassi di natalità della popolazione straniera, che incrementa la complessiva natalità della popolazione ospitante. Appare quindi che, in generale, gli effetti demografici dell’immigrazione sono speculari per il paese di origine e quello di destinazione, seppure non sempre gli effetti siano gli stessi per ogni paese. Bisogna tener pur conto che gli immigrati hanno comportamenti riproduttivi differenti, dipendenti dalla provenienza, dalla religione o altre condizioni socio-culturali.

Ad esempio, i filippini in Italia formano uno dei sottogruppi della popolazione a più bassa fecondità, a differenza di tunisini e marocchini, considerando che molti dei migranti filippini sono donne sole che hanno famiglia con figli in patria e che quindi il loro tasso medio di fecondità in Italia non è lo stesso che hanno nelle Filippine. In genere, quando la migrazione è di lungo termine, gli immigrati tendono ad assumere gli stessi profili riproduttivi degli autoctoni, a prescindere da quelli del paese di origine di solito ad elevati tassi di natalità, attuando di fatto una rapida transizione demografica a livello di nucleo familiare.

In alcuni paesi, come quelli dell’area mediterranea, in cui la vitalità demografica è quasi assente ed è incontrollato l’invecchiamento della popolazione, gli afflussi di persone per immigrazione sembrano essere una soluzione parziale al problema, perché gli arrivi abbassano l’età media, riequilibrando la struttura per età della popolazione, ed aumentano i tassi di natalità almeno sino al valore di sostituibilità R di equilibrio (2).

Esistono paesi con situazioni molto contrastanti, come il Giappone, dove l’immigrazione è solo fenomeno marginale (lo stock di stranieri è inferiore all’1% del totale) e paesi come l’Australia, il Canada o la Svizzera, nei quali l’immigrazione è una componente potente del rinnovo della società (lo stock di stranieri si avvicina o supera il 20%).

L’Europa Mediterranea è un caso emblematico: afflitta da un graduale invecchiamento della popolazione dagli anni '80 del secolo scorso, quando si è verificata l’inversione della tradizionale tendenza positiva della fecondità autoctona, non riesce a recuperare lo squilibrio tra le classi di età della popolazione, né la bassa riproduttività.

L’invecchiamento della popolazione europea sarà più evidente quando cominceranno i pensionamenti della generazione del baby-boom e la contrazione o la più lenta crescita demografica e delle forze lavoro avrà un impatto sulla pressione fiscale, che sarà in aumento; probabilmente aumenteranno anche i contributi per il pagamento delle pensioni sociali, che assorbiranno un crescente quota del totale della spesa pubblica.

La depressione demografica potrebbe aggravarsi nel tempo ed implicare un aumento della domanda di immigrazione, pur tenendo conto che si tratta di una situazione disomogenea nel continente - non c’è crisi nella natalità di Francia, Gran Bretagna e Paesi Scandinavi, mentre è lontano l’equilibrio demografico di Germania, Italia e Spagna. Tale domanda verrebbe incentivata anche dalla crescente richiesta di servizi di assistenza geriatrica a causa dell’invecchiamento della popolazione, svolta in gran parte da immigrati, congiuntamente all’evidente necessità di ricorrere a manodopera straniera per rivitalizzare settori economici nazionali non attrattivi del lavoro autoctono, altrimenti finiti.

Supponendo nulla l’immigrazione, l’intera Europa – dall’Atlantico agli Urali – scenderebbe da 727 milioni di abitanti del 2000 a 603 milioni del 2050, almeno secondo le proiezioni delle Nazioni Unite effettuate nel 2001 e la popolazione del Nord Africa passerebbe da 174 a 304 milioni di abitanti. In futuro la domanda di migrazione dovrà tener conto anche della possibile convergenza dei processi riproduttivi tra aree del sud e dell’est del Mediterraneo, da cui si diramano buona parte dei flussi migratori europei, e che quindi la pressione demografica di tali zone non sia più un fattore rilevante nel determinare gli stessi flussi migratori.

L’attrazione di immigrati in paesi demograficamente invecchiati deve essere promossa con adeguate politiche migratorie che, però, difficilmente sono in grado di raggiungere precisi obiettivi demografici: il controllo sull’immigrazione è possibile, ma quello sull’emigrazione è molto basso o addirittura nullo. D’altra parte la mobilità è sempre più faticosamente governabile per gli accordi internazionali sulla libera circolazione, la forza dell’immigrazione illegale e la problematicità del suo contrasto, gli impegni umanitari.

L’opportunità data dal fenomeno immigratorio di riequilibrare i dissesti demografici comporta i rischi delle possibili difficoltà di integrazione e di altre eventuali tensioni, ma è con esso che si sfrutta la riproduzione biologica e sociale, incrementando la popolazione con i figli degli autoctoni e con coloro che vengono reclutati o ammessi o accolti mediante l’immigrazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Immigrazione: aspetti economici e sociali

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Informazioni tesi

  Autore: Elvira Ciociano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Salerno
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Gianluigi Coppola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

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