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Il Friuli Venezia Giulia e l’attuazione della normativa dell’UE in tema di accoglienza ed integrazione dei migranti, alla luce della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni

Gli obblighi degli Stati membri nell’ambito della competenza interna ed esterna dell’UE

Sul fronte interno dell’azione dell’Unione, gli Stati membri sono sottoposti a due obblighi, in conseguenza della competenza conferita all’UE nel settore dell’immigrazione: quello di esecuzione delle norme comuni e quello di conformazione alle norme comuni nell’esercizio delle proprie competenze.

Il primo obbligo deriva dal principio di amministrazione indiretta (art. 291 TFUE) e scaturisce dall’esercizio da parte dell’UE della propria competenza ad adottare regole comuni, le quali possono essere, nella specie, direttive o regolamenti.

La direttiva è lo strumento maggiormente adoperato per incidere sugli ambiti sensibili alle politiche nazionali degli Stati membri, come il settore delle politiche migratorie, ciò per la sua caratteristica di essere una «fonte di scopo, per natura portatrice di norme di principio, e perciò bisognosa di ulteriore svolgimento in ambito interno al fine di poter essere applicata». Infatti, «per poter svolgere i suoi effetti all’interno dello Stato, […] abbisogna dell’intervento delle autorità nazionali», ma queste rimangono libere di scegliere il modus per la ricezione delle disposizioni apportate dalla direttiva all’interno del proprio ordinamento, poiché questa «vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi» per il raggiungimento del risultato previsto.

La giurisprudenza della Corte di giustizia ha anche aggiunto che, stante il vincolo del principio di effettività, gli Stati devono recepire le direttive con l’adozione di atti giuridicamente vincolanti. Emanato l’atto di recezione, entro il termine stabilito, e datane comunicazione alla Commissione, lo Stato adempie all’obbligo di esecuzione. L’obbligo di recepimento delle direttive, inoltre, non incide sulla ripartizione delle competenze tra Stato e enti territoriali, in quanto è sempre lo Stato ad essere chiamato, in primis, a dare attuazione normativa, così da adempiere al proprio obbligo di esecuzione.

Se questa è la configurazione generale dello strumento della direttiva, la prassi fa emergere un’eccezione data dalle direttive self-executing, ossia quelle direttive direttamente applicabili all’interno degli Stati membri da parte degli operatori giuridici interni. Ciò può darsi in tre situazioni: «quando la direttiva esprime vincoli negativi, chiamando gli Stati ad un mero non facere; […] quando […] si limita a ribadire l’obbligo di tenere un certo comportamento già in precedenza prescritto; […] (e) quando […] presenta carattere dettagliato e minuto, rivestendo con le sue forme una disciplina sostanzialmente regolamentare».

Diversamente, lo strumento del regolamento nasce con la caratteristica di avere una portata generale e dunque è «obbligatorio in tutti i suoi elementi, (quindi) direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri», non richiedendosi l’adozione di alcun atto di diritto interno agli Stati membri.

Il secondo obbligo a cui sono soggetti gli Stati membri è quello di conformità. Quest’obbligo viene in rilievo nell’ambito dell’esercizio delle competenze, proprie o concorrenti, degli Stati membri. Poiché la materia migratoria rientra nelle competenze concorrenti, gli Stati possono adottare misure nazionali in materia, l’importante è che risultino conformi alle norme minime nell’ambito specifico di adozione, alle disposizioni europee sui diritti fondamentali e alle altre politiche più generalmente adottate dell’Unione.

Sul fronte dell’azione esterna, gli Stati membri hanno l’obbligo di eseguire gli accordi internazionali conclusi dall’UE con i Paesi terzi, poiché «gli accordi conclusi dall'Unione vincolano le istituzioni dell'Unione e gli Stati membri». Dunque, nel settore delle migrazioni è prevista l’attuazione da parte degli Stati membri degli accordi conclusi dall’UE, che possono consistere in accordi di riammissione, di associazione o di partenariato.

Gli ulteriori obblighi per gli Stati membri in materia migratoria sono sostanzialmente di condivisione di informazioni nazionali e provengono da alcuni atti del Consiglio europeo: il primo scaturisce dalla decisione n°2006/688/CE, che, in attuazione del Programma dell’Aja, istituisce un meccanismo di informazione condivisa delle misure nazionali adottate nel settore dell’immigrazione e dell’asilo, ma relativamente a quelle di maggior impatto per un diverso Stato membro o per l’UE nel suo complesso; il secondo dalla decisione n°2008/381/CE, che istituisce la Rete europea per le Migrazioni (REM), un ulteriore meccanismo informativo con lo scopo di fornire alle istituzioni dell’UE e degli Stati membri informazioni sullo stato della migrazione e dell’asilo in Europa che siano aggiornate, oggettive, affidabili e comparabili.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Friuli Venezia Giulia e l’attuazione della normativa dell’UE in tema di accoglienza ed integrazione dei migranti, alla luce della ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni

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Informazioni tesi

  Autore: Daiana Puller
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Alberta Fabbricotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 285

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Parole chiave

immigrazione
integrazione
accoglienza
friuli venezia giulia
asilo
protezione internazionale
rimpatri
legge regionale 09 dicembre 2015, n° 31, fvg
decreto legge minniti
accoglienza diffusa

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