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L’astensionismo in Italia: chi sono i cittadini del non voto

Geografia degli astenuti

L’ultimo paragrafo di questa analisi propone la descrizione delle ultime due variabili ancora rimaste: Zona geopolitica di residenza e Ampiezza del comune di residenza.
Anche il questo caso la finalità è quella di verificare se esiste o meno una relazione tra queste variabili e le percentuali attinenti al non voto.
Partendo dall’analisi della geografia del non voto, di cui non starò a spiegare ancora la distinzione operata su tre macro-aree geografiche (v. Cap 2) nella nostra penisola, i dati della la tabella 3.9 aiutano ancora una volta aggiungendo un tassello che, completando il puzzle, fornisce ulteriori chiarimenti sul quadro sociologico del non voto.

In termini generali, si può dire che ormai da sempre l’Italia viva in una perenne contrapposizione tra Nord e Sud, con un meridione che oltre ad esser caratterizzato da maggiore arretratezza economica registra anche, forse proprio a causa di quest’ultima, tassi di partecipazione più bassi rispetto al Nord.
L’idea che i meridionali votino meno degli altri per ragioni che si legano a motivi economici e culturali profondamente radicati o semplicemente per il loro scarso senso civico, è diffusa nei maggiori scritti, finendo per diventare un luogo comune.
Tuttavia, come spiega bene Fruncillo (2004) la situazione è molto più complessa di come appare e, agendo con maggior cautela, suggerisce di non rifarsi a luoghi comuni ma, al contrario, di contestualizzarli con la storicità dei dati.
[…]

Dando una prima occhiata alla tabella 3.8 si potrebbe già dar conferma della fondatezza di questa teoria notando valori percentuali di astenuti molto più elevati al Sud che al Nord, nonostante lo scarto non sia elevatissimo, almeno sulla base dei dati elaborati a fronte delle survey ITANES che, come già detto, pur riportando una visione rappresentativa delle realtà della nostra penisola, potrebbero avere delle distorsioni di rappresentanza tipiche di questo tipo di analisi. Quindi, pur con variazioni minime tra Nord e Sud, si può affermare che anche i miei dati confermato quanto ritenuto dagli scritti più illustri di sociologia e politologia.

La letteratura ci conferma che nel 1948 la forbice di 4,4 punti percentuali e, nelle elezioni del 1996 di ben 11,3 punti percentuali. Seppur con percentuali diverse, in proporzione i dati sopra riportati confermano questa diversità. Nelle elezioni del 2006 gli astenuti al Sud rappresentano il 10% del nostro campione, nello stesso anno al Nord gli astenuti era di circa 3 punti percentuali in meno.
Se si osservano, poi, le penultime elezioni, quelle del 2013, si assiste ad un raddoppio degli astenuti al Sud rispetto al 2006 mentre al Nord la percentuale di crescita resta minima (del 5,4%).

Tuorto (2004), ritiene che le ragioni della presenza di una maggiore disaffezione nel meridione, sono da ritrovarsi nel difficile percorso di crescita economica, nelle dinamiche di marginalizzazione che hanno investito ampie fasce della popolazione e che hanno visto un’accentuazione negli anni più recenti a causa dei drammatici esiti economici della crisi del 2008.

Stando a quanto detto, l’arretratezza economica sembra essere la causa principale della diserzione delle urne al Sud. In un tale contesto non è difficile immaginare come ad avere la meglio siano stati sentimenti di apatia e protesta, entrambi, comunque, indici di grande sfiducia nelle istituzioni.
Arretratezza e conseguente sottosviluppo del Mezzogiorno d’Italia emergono nell’incapacità che quest’ultimo dimostra di «agire insieme per il bene comune» (Banfield, 1976 in Fruncillo, 2004: p.117).

La partecipazione al voto, infatti, rappresenterebbe una delle espressioni più elementari del senso di appartenenza ad una collettività e, quindi, il non votare simboleggia un “ritiro” dalla comunità politica (Putman, 2000 in Corbetta e Tuorto,2004).
Si tenderebbe, così, a spiegare il calo partecipativo con il venir meno dell’ethos cooperativo che ha sempre orientato il comportamento del Mezzogiorno.
Molti altri, come Pizzorno, si oppongono a questa tesi, affermando invece, che le ragioni del sottosviluppo e conseguente astensionismo andrebbero ricercate in condizioni oggettive di arretratezza che hanno posto, fin dai tempi dell’Unità d’Italia, il meridione ai margini del processo di sviluppo e lontano dal centro dove si elaborano le decisioni di valore.

Un punto di vista, strettamente personale, mi porta a credere che entrambe le tesi sviluppate siano in qualche modo valide e tra loro correlate.
Una situazione di arretratezza e sottosviluppo che determina un gap costante e mai colmato tra Nord e Sud, oltre a portare ad un contesto economico depressivo determinata, anche un sentimento di distacco dalla comunità di appartenenza comportando un progressivo ritiro dalla sfera dell’impegno collettivo in cui rientra anche il recarsi alle urne, visto, come sopra spiegato, come un atto più elementare del senso di appartenenza.
Cercare le ragioni di questo divario, tornando più specificatamente all’analisi dei dati, la tabella 3.8, al di là delle teorie che muoverebbero le ragioni del non voto, conferma pienamente la dimensione territoriale del divario.

Quanto alla “zona rossa”, essa conferma le aspettative di voto in linea con l’analisi fatta in relazione alla variabile “auto-collocazione sinistra destra”. Questa categoria, infatti, così chiamata perché a tendenza in prevalenza di elettori di sinistra, vede percentuali di astensionismo più ridotte rispetto alle altre. Il perché di ciò rientra nella spiegazione data in precedenza circa la maggiore propensione degli elettori ideologicamente più di sinistra di recarsi alle urne. (v. variabile auto-collocazione).
Il quadro che emerge dal raffronto topologico tra le 3 diverse aree geografiche del paese è chiaro se si osservano le medie degli astenuti di ciascuna categorie per le sei serie storiche prese in esame: il Sud conquista il primo posto con una media di astenuti del 9,6%, a seguire il Nord con il 6,7% ed in terza posizione la Zona Rossa con il 6%.

In termini più ampi, dopo il 1996 si assiste ad un declino costante dei flussi di affluenza. L’elezione del 2001, tuttavia, presenta dei tratti di specificità: in essa, infatti, pur assistendo ad una conferma della minor partecipazione del Sud rispetto al Nord rivela anche come, per la prima volta, nelle
regioni settentrionali l’astensionismo si stia progressivamente facendo strada, riscontrando una crescita, tra il ’96 e il 2001, del 4,4% rispetto alle regioni meridionali che confermano il trend costante di astensionismo con un lieve aumento di 2 punti percentuali.

Questo recupero ha prodotto una riduzione del gap tra Nord e Sud, compensando, almeno in parte, l’irrefrenabile declino del turnout nel resto del paese, contribuendo al contenimento della crescita dell’area degli astenuti sul piano nazionale (Fruncillo,2004: p. 121).
Questo processo di convergenza, tuttavia, non si riproporrà più, almeno nelle serie storiche da me analizzate, qualificando, così, il Mezzogiorno come “maglia nera” della partecipazione elettorale in Italia.

L’istogramma presentato nella (Fig. 3.9) conferma la presenza di un dualismo Nord-Sud con riferimento all’astensionismo ma soprattutto una più marcata polarizzazione tra la Zona Rossa e il Sud con il Nord che assume una posizione mediana ma più prossima ai valori della zona rossa. (Cerruto, 2012)

Questo brano è tratto dalla tesi:

L’astensionismo in Italia: chi sono i cittadini del non voto

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Informazioni tesi

  Autore: Alida Spurio
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Politiche e Governo- Comunicazione e Nuovi Media
  Relatore: Roberto D'Alimonte
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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