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Storia e Sviluppo dello Stato in Medio Oriente: Dal Colonialismo al Ritorno del Califfato

Uno Stato Islamico: utopia e distopia

Dopo la sua comparsa nei primi anni del ‘900 e il suo successivo assestamento tanto a livello nazionale quanto internazionale nella seconda metà dello stesso secolo, l’ultima fase da prendere in esame relativamente all’evoluzione dello Stato moderno in Medio Oriente è quella delle sfide che esso si ritrova a dover affrontare nel nuovo millennio. La pesante eredità europea tanto coloniale quanto post-coloniale sembra non aver mai abbandonato la vita degli antichi sottoposti coloniali; molti dei gruppi religiosi radicali che si sono susseguiti nel corso della storia degli stati mediorientali e che si sono opposti all’occidentalizzazione si sono infine ritrovati anch’essi ad utilizzare terminologie e metodi propri dell’occidente “camuffati” con un linguaggio proveniente dell’ambito religioso.

Anche portata a livello statale questa situazione non cambia, i due piani, politico e religioso, sono strettamente intrecciati e utilizzano terminologie e concetti talora presi da uno e talora dall’altro. Esemplare in questo senso è lo scontro regionale degli ultimi anni tra Arabia Saudita e Iran che si basa principalmente su concetti religiosi quali la divisione del mondo islamico tra sunniti e sciiti e la loro relativa protezione, ma che viene combattuto in termini prettamente politici: ad esempio tramite la creazione di partiti religiosi o l’appoggio più o meno velato a determinati governi nazionali o movimenti insurrezionalisti (Campanini, 2016).

Proprio all’ombra di queste lotte intestine e divisioni tra i diversi Stati arabi prende piede il fenomeno che rappresenta forse l’ostacolo maggiore che i paesi arabi, e più in generale tutti i paesi musulmani, si ritrovano a dover affrontare oggi: la comparsa di movimenti religiosi violenti e il loro progressivo rafforzamento. Essi sono ben diversi sia dai movimenti religiosi radicali degli anni ’20 e ’30 come la Fratellanza Musulmana, la quale pur avendo intenzione di riformare lo Stato in senso islamico può essere definita “moderata” dato che si muoveva all’interno delle strutture previste dallo Stato, direttamente derivanti dall’occidente, come ad esempio l’associazionismo, la creazione di partiti e di libere elezioni.

I nuovi movimenti islamisti sono ancora diversi anche da quelli comparsi negli anni ’70 che pur avendo un carattere militare avevano come obiettivo esclusivamente bersagli politici, al fine di installare negli Stati già esistenti dei governi religiosi. Gli ultimi gruppi estremisti, comparsi sulla scena dagli anni ’90 in poi, hanno radicalizzato ancora di più i propri obiettivi e, sempre tramite il ricorso ad una simbologia religiosa, si sono proclamati jihādisti, coloro che lottano sulla “via di Dio” per realizzare il Suo messaggio non disdegnando l’eliminazione fisica anche di obiettivi civili.

Quest’ultima ondata di movimenti radicali ha comunque subìto delle variazioni tanto nei mezzi quanto negli obiettivi da realizzare negli ultimi anni. I recentissimi gruppi islamisti, come Daesh, mirano non già alla distruzione dell’occidente, ma a creare un vero e proprio Stato Islamico, ritornando all’istituzione califfale, abolita nel 1921 da Atatürk, considerata come unica forma di governo ammissibile, che riunisca tutta la Ummah abbattendo i confini creati e imposti dal colonialismo. Si tratta di un’ideologia definita pan-islamica,
postasi in opposizione al fenomeno pan-arabo. Anche in questo caso si tratta di un’ideologia basata su di un carattere transnazionale, ma non indirizzata ad un’etnia specifica, dato che essa mira a raggiungere tutti i credenti del dio unico Allah, non tenendo conto di confini ed etnie.

Secondo Fred Halliday (2007, pagg. 133-136), sono tre gli elementi storici nei quali si troverebbe la genesi della comparsa di tali movimenti:
i) la formazione statuale,
ii) il nazionalismo e
iii) la forzata laicizzazione.

Bisogna tenere conto che questi processi sono avvenuti sempre dall’alto, dando ben poco conto di ciò che la base popolare sentiva o desiderava. Il fenomeno dei movimenti radicali, soprattutto dagli anni ’90 in poi, ha sfruttato proprio il malcontento dilagante nelle classi popolari per trovare una base di appoggio. È proprio negli strati sociali più bassi, sui quali è gravata maggiormente la mancata attuazione di politiche economiche e sociali integrative ed egualitarie da parte degli Stati, nei quali i movimenti radicali hanno trovato un buon numero di aderenti, riuscendo a raccogliere consensi anche a causa del fallimento delle ideologie laiche socialiste importate dal mondo occidentale.

Tuttavia, la causa più importante che ha condotto al fiorire di tali movimenti è da ricercarsi nelle continue e scellerate ingerenze occidentali nelle questioni politiche locali, che con le loro disastrose conseguenze pratiche hanno senza alcun dubbio fornito ingenti materiali per la propaganda anti-occidentale. Terreno fertile per le attività tanto di “conquista” quanto quella di reclutamento è stata causata proprio dalle numerose guerre civili mediorientali, che gli occidentali non hanno esitato a sfruttare o a fomentare, e dei vuoti di potere che ne sono derivati; l’impossibilità di poter controllare da parte degli Stati alcuni territori ha infatti permesso un avanzamento anche geografico di questi fenomeni di estremismo (Campanini, 2006).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Storia e Sviluppo dello Stato in Medio Oriente: Dal Colonialismo al Ritorno del Califfato

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Ricci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università per stranieri di Siena
  Facoltà: Mediazione Linguistica e Culturale
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Mauro Moretti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

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