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L'Iraq da provincia dell'Impero Ottomano alla caduta della monarchia (1514 - 1958)

Situazione politica in Iraq all’indomani dell’indipendenza

L’8 settembre 1933, tre mesi dopo la sua visita ufficiale a Londra, il re Faysal moriva all’età di 50 anni in una clinica svizzera dove era ricoverato per problemi cardiaci. Faysal aveva portato con successo l’Iraq fino all’indipendenza ed era riuscito a mantenere unita la nazione nonostante le difficoltà, ma all’indomani della sua morte la nazione era lungi dall’essere coesa, come egli stesso scrisse poco prima di morire:
”In Iraq, there is still -and I say this with a heart full of sorrow – no Iraqi people but unimaginable masses of human beings, devoid of any patriotic idea, imbued with religious traditions and absurdities, connected by no common tie, giving ear to evil, prone to anarchy, and perpetually ready to rise against any government whatever”
(Batatu, 1978, p. 25 citato in Marozzi p. 312 e in Thabit p. 142)

Lo stesso anno gli succedeva suo figlio Ghazi, di 21 anni: nazionalista arabo dalle idee molto diverse da quelle del padre sotto molti punti di vista, specialmente sulle relazioni da intrattenere con la Gran Bretagna. Il nuovo re supportò nel 1936 il colpo di Stato messo in atto dal generale Bakr Sidki, il quale rimpiazzò il governo civile con una giunta militare. Lo stesso generale Sidki che nell’agosto del 1933 fu artefice di un cruento massacro ai danni degli Assiri: nel villaggio di Simayl, a nord-ovest di Mosul, furono uccise 315 persone fra i quali anche donne e bambini, e nei giorni seguenti ne vennero uccise oltre 3000 in più di 60 villaggi diversi. Il massacro venne giustificato come la risposta ad un tentativo di ribellione da parte degli Assiri sostenuti dai Britannici al fine di minare il controllo del territorio da parte dell’esercito iracheno (Marozzi, 2014, p. 313).

Dal punto di vista politico il maggiore fallimento dell’esperienza monarchica in Iraq fu quello di non essere riusciti ad affermare efficacemente un sentimento identitario nel paese; in questo contesto sorsero nella società civile differenti visioni politiche contrapposte che si confrontarono e svilupparono nonostante le limitazioni alla libertà di stampa che interessarono il paese durante tutta la monarchia. Il nazionalismo arabo scaturiva dal comune sentimento antibritannico e in questa visione l’Iraq era una creazione artificiale, mentre la sua identità ‘naturale’ era legata all’idea di una nazione araba unitaria che si sarebbe dovuta estendere dal Nord Africa fino alla penisola arabica e al Golfo persico. In base a questa ideologia politica i curdi e gli sciiti non sarebbero dovuti essere inclusi in questo progetto statuale.

Una concezione diversa era veicolata dal nazionalismo iracheno, che riuscì ad avere un certo seguito anche fra gli sciiti. Questa visione accettava sostanzialmente l’idea di uno Stato iracheno dai confini grossomodo simili a quelli ufficiali e vedeva con sospetto la logica della solidarietà araba adottando un atteggiamento più individualista rispetto a quelli che erano gli interessi nazionali particolaristici, che dovevano avere la precedenza rispetto a qualunque ordine diverso di considerazioni. Entrambi i tipi di nazionalismo erano critici rispetto all’influenza che la Gran Bretagna continuava ad esercitare sull’Iraq limitandone di fatto il grado di indipendenza.

Mentre nel periodo fra le due guerre mondiali i partiti politici hanno avuto un carattere strumentale rispetto agli interessi particolaristici dei loro leader, queste differenze ideologiche costituiranno il terreno sul quale si formeranno i nuovi partiti politici all’indomani del secondo dopoguerra (Thabit, 2012, pp. 147-148). Nel 1934 venne fondato il Partito Comunista Iracheno (PCI), che oggi è il più antico partito iracheno ancora attivo. Particolarmente forte nel sud del paese, questo partito, rispetto agli altri nati in epoca monarchica, era quello meglio organizzato e riusciva bene ad intercettare il sentimento anti-britannico di natura nazionalista, sentimento che spinse molti iracheni in quegli anni a guardare con interesse ad una esperienza sovietica che sembrava porsi come valida alternativa al modello capitalista occidentale.

Questo partito ebbe seguito fra tutte le componenti della società irachena, compresa quella curda e, guidato a partire dal 1941 dal suo leader storico Yusuf Salman Yusuf, noto come il compagno Fahd, divenne una importante forza di opposizione nel paese. (Thabit, 2012, p. 149). Per quanto riguarda i movimenti nazionalisti curdi, questi spesso avevano posizioni coincidenti con quelle dei nazionalisti iracheni. Fino alla seconda guerra mondiale questi movimenti erano guidati generalmente da leader tribali o religiosi e un ruolo apicale nell’ambito di queste formazioni politiche venne assunto a partire dagli anni ‘30 dalla famiglia Barazani appartenente all’ordine sufi naqshabandiyya. La figura simbolo di questa famiglia fu il mullah Mustafa che nel 1945 fu protagonista di una ribellione tribale contro lo Stato centrale, sedata con l’intervento della RAF britannica. Dopo la fallita ribellione Mustafa ed i suoi uomini fuggirono in Iran dove ebbero un ruolo chiave nella vicenda della repubblica curda di Mahabad, alla quale pose fine lo scià iraniano nel 1946.

Quando Mustafa si ritirò in Unione Sovietica, un gruppo di intellettuali curdi che non accettavano più di dover sottostare ai leader tribali diedero vita al Partito Democratico del Kurdistan (PDK) che in seguito avrebbe svolto un ruolo importante all’interno dello schieramento antimonarchico (Thabit, 2012, p. 150). Alla fine degli anni ‘30 la situazione a Baghdad era molto tesa: il conflitto in palestina fra ebrei e arabi alimentato dall’aumento di immigrati ebrei in fuga dalla Germania manifestava degli strascichi in tutto il mondo arabo, specie laddove vi erano numerose comunità ebraiche.

Questo fatto insieme alla propaganda nazista veicolata dalle trasmissioni in lingua araba di Radio Berlin rappresentava una minaccia per la numerosa comunità ebraica presente in città. Nel 1937 lo stesso re Ghazi avrebbe istituito una propria stazione radio, Al Zuhour, la quale veicolava messaggi nazionalistici e anti-britannici. Di questa propaganda faceva parte la rivendicazione del diritto alla sovranità sul piccolo protettorato inglese del Kuwait, ricco di risorse petrolifere e presagio di future sciagure ancora molto di là da venire (Marozzi, 2014, pp. 313-314).

Nonostante questo fosse stato un periodo di grave instabilità, furono raggiunti anche dei risultati degni di nota: nel 1937 venne firmato il trattato di Sa’badad che determinava il confine meridionale con l’Iran: la sovranità irachena veniva riconosciuta su tutto lo Shatt al‘Arab ma il confine veniva stabilito su di una linea mediana, in corrispondenza del porto di Abadan. Anche per i confini con la Siria si raggiunse un accordo, mentre furono completate le opere di irrigazione sul Tigri, venne aperto un oleodotto che arrivava fino ad Haifa e fu completato l’ultimo collegamento ferroviario tra il golfo persico e l’Europa (Thabit, 2012, p. 147).

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Iraq da provincia dell'Impero Ottomano alla caduta della monarchia (1514 - 1958)

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Informazioni tesi

  Autore: Damiano Locci
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Patrizia Manduchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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