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La cooperazione Italia-Libia e le violazioni dei diritti dei migranti

La gestione delle emergenze e la narrativa dei media mainstream

In Italia vi sono stati due anni in cui si è toccato il numero più alto di arrivi via mare: il 2011 e il 2017. In riferimento a questi due anni si parla, rispettivamente, di “Emergenza Nord Africa” e di “Emergenza migranti”.
L’emergenza del 2011 è stata generata dallo scoppio, nell’area del Maghreb, di numerose rivolte.
Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3924 del 18 febbraio 2011 sono state date disposizioni urgenti per fronteggiare gli eccezionali afflussi di cittadini provenienti dal Nord Africa e, altresì, per contrastare e gestire l’afflusso di cittadini extraeuropei.

Nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri si è ribadita la criticità della situazione della Libia, fatto che ha causato l’emigrazione di numerosi cittadini libici verso la Tunisia. Si è constatato, anche, che la situazione, che già era piuttosto grave in tutto il Nord Africa, era destinata ad aggravarsi ulteriormente.
A tal fine, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza che verrà poi revocato solamente nel 2013.
Il Dipartimento di Protezione Civile ha predisposto un piano per la gestione dell’accoglienza di queste persone che stavano giungendo in Italia dal Nord Africa. Tale piano prevedeva diverse fasi di attuazione che tenessero in conto le assegnazioni già effettuate.

Il piano per la gestione dell’emergenza, partito operativamente il 15 Aprile 2011, aveva come scopo quello di fornire la prima accoglienza ai migranti, di garantire un’equa distribuzione sul territorio nazionale e di provvedere all’assistenza dei profughi che erano arrivati in Italia in quel periodo.
L’accoglienza era prevista per un massimo di 50.000 migranti, da collocare in strutture dedicate. Era prevista una prima accoglienza, consistente in assistenza sanitaria e di primo ristoro. Per coloro che chiedevano i benefici previsti dall’art. 20 del Testo Unico sull’immigrazione, si garantiva vitto, alloggio e assistenza sanitaria.

Per ciò che concerne invece la seconda emergenza, quella del 2017, occorre subito dire che essa è stata dichiarata in seguito ad un incremento del 16% rispetto agli sbarchi dell’anno precedente.
Uno dei primi Paesi di provenienza dei migranti arrivati sulle coste italiane durante l’emergenza del 2017 è la Nigeria, che raggiunge il 17.79% del totale. Molti gli arrivi anche da Bangladesh, Guinea e Costa d’Avorio.

Due aspetti vanno sottolineati in relazione a queste due emergenze di cui si è appena discusso:

1. Nonostante l’Italia abbia iniziato a conoscere fenomeni migratori più consistenti a partire dagli anni settanta, ogni volta che si parla di immigrazione il fenomeno viene affrontato in ottica emergenziale. Non esistono politiche di lungo termine, esiste una legge – la Bossi-Fini – che prevede il reato di clandestinità però, paradossalmente, le sanatorie per regolarizzare coloro che entrano clandestinamente oppure diventano irregolari dopo la scadenza del permesso di soggiorno vengono emanate con pochissima regolarità, a molta distanza le une dalle altre e spesso si richiedono ingenti somme di denaro per presentare la domanda di regolarizzazione. Si adottano misure straordinarie, spesso con un grosso sperpero di soldi pubblici, senza trovare soluzioni che possano regolamentare l’immigrazione in Italia.

2. I media hanno giocato un ruolo chiave nella costruzione dell’immaginario collettivo dell’immigrazione. Si è fatto molto leva sul reato di clandestinità per criminalizzare, senza alcuna distinzione, chiunque arrivasse sul territorio italiano.

Nonostante negli ultimi anni, secondo i dati diffusi dal Viminale, i reati siano diminuiti del 7% i media mainstream, con la complicità e volontà di molti esponenti politici, hanno contribuito a creare un clima di tensione, un aumento del razzismo e dei casi di discriminazione razziale in quanto hanno associato, in maniera molto forzata e deviante, un presunto aumento della criminalità all’aumento degli sbarchi.
La criminalizzazione degli immigrati continua senza sosta. Basti pensare che molti quotidiani, alcuni in maniera più velata e altri meno, tendono a sottolineare la nazionalità se il crimine di cui parlano è commesso da un extracomunitario mentre tendono ad omettere la nazionalità se un crimine viene commesso da un individuo di nazionalità italiana.

Per far fronte a questo dilagante fenomeno di hate speech si è ritenuto opportuno lanciare una campagna online col fine di contrastare il fenomeno di discriminazione verso le persone di origine straniera, di controllare maggiormente l’operato dei media e di frenare, o almeno limitare, la diffusione di fake news create con il solo scopo di disegnare un’immagine di uno straniero invasore, criminale e mantenuto a spese dei cittadini.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La cooperazione Italia-Libia e le violazioni dei diritti dei migranti

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Informazioni tesi

  Autore: Karima Sahbani
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Dipartimento di Scienze Umane e Sociali
  Corso: Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa
  Relatore: Anna Liguori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 114

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Parole chiave

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