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Le preoccupazioni ossessive nelle relazioni amorose: uno studio preliminare sulle proprietà psicometriche del Partner Related Obsessive Compulsive Symptom Inventory (PROCSI) e del Relationship Obsessive Compulsive Inventory (ROCI)

ROCD e monitoraggio degli stati interni

Liberman e Dar (2009) hanno recentemente proposto un modello innovativo sul DOC. Suggeriscono che gli individui con DOC dubitano del loro stato interiore e mostrano una capacità inferiore nell’accedere a questi stati. Nel tentativo di diminuire i dubbi riguardanti i loro sentimenti e stati interiori, i pazienti DOC tendono ad affidarsi, nella valutazione di sé, a feedback esterni e a una verifica
eccessiva di questi ultimi. Queste ipotesi vengono supportate da recenti studi che hanno scoperto che confrontati con partecipanti a basse tendenze ossessivo-compulsive, i partecipanti ad alte tendenze ossessivo-compulsive, sono meno precisi nella valutazione degli stati interiori e fanno più affidamento a feedback esterni nel valutarli (Lazarov et al., 2010; Lazarov et al., 2012).

Inoltre, Shapira, Gundar-Goshen, Liberman, e Dar (2013) hanno da poco scoperto che il continuo monitoraggio dei propri sentimenti in una relazione intima, intralcia il manifestarsi di questi sentimenti e, conseguentemente, l’individuo finisce con il “pensare” le relazioni invece che viverle intensamente. Il continuo monitoraggio, infatti, riduce l’accesso ai sentimenti e agli stati interiori. Spesso si sentono i pazienti descrivere un continuo controllo dei sentimenti verso il partner in questi casi verificare gli stati interiori è volutamente adottato per rassicurare se stessi riguardo alla forza e qualità dei propri sentimenti (es., “Provo amore in questo momento; questo è giusto?”).

Inoltre i pazienti ROCD quantificano i loro sentimenti descrivendo quelli che percepiscono come segnali “oggettivi”. Per esempio, una paziente quantificò l’amore che il partner provava per lei comparando compulsivamente il tempo trascorso con lei al tempo che trascorreva con altri (per esempio, sua madre). Un altro paziente riportò il tempo trascorso a piangere nel seguire la rottura di una relazione come indicatore retrospettivo dei suoi sentimenti.

Tuttavia, più spesso, i pazienti misurano la qualità di “adeguatezza” della relazione riferendosi ai tratti cognitivi (per esempio, dubbi e preoccupazioni) e comportamentali (per esempio, guardare altre donne) dei sintomi del ROCD. Per esempio, i pazienti potrebbero identificare i dubbi sperimentati come indicatori negativi dell’adeguatezza della relazione o dei propri sentimenti verso il partner. Di conseguenza, i pazienti potrebbero affrontare i pensieri riguardo le mancanze dei propri partner come indicatori negativi dei propri sentimenti (es., “Se noto così tanti difetti, vuol dire che non lo amo”).

Il continuo monitoraggio degli stati interiori e il riferimento a feedback esterni per la valutazione di tali stati potrebbe ridurre l’angoscia nel breve periodo così come per altri comportamenti compulsivi, tuttavia, l’uso ripetuto di tali strategie risulta esasperante per i sintomi del ROCD.

Informazioni tesi

  Autore: Antonia Vanessa Bottiglieri
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia Clinica e della Salute e Neuropsicologia
  Relatore: Davide Dèttore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

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