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La legittimità della speranza militante in Bloch e Freire

Bloch, Gramsci e Freire. Pensatori della prassi: tra denuncia e liberazione

L’accostamento del pensiero della prassi di Bloch, Gramsci e Freire é solidamente supportato da alcuni studi condotti da importanti esponenti della pedagogia critica come Henry Giroux, di cui parlerò in un secondo momento, e di altri sociologi brasiliani come Maria Ceci Araujo Misoczsky, Joysl Moraes e Rafael Kruter Flores. Questi ultimi in un articolo intitolato Bloch, Gramsci e Freire: referencias fundamentais para os atos da denuncia e do anuncio , hanno operato tale confronto fra i tre pensatori rilevandone i numerosi tratti comuni e considerandoli i principali referenti del pensiero della prassi liberatrice caratterizzato dagli atti di denuncia seguiti dall’annuncio delle possibilità alternative. Il filo rosso che lega il pensiero dei tre è costituito dalle seguenti parole chiave: lotta sociale, speranza e liberazione. La realtà é concepita all’interno degli scritti dei tre pensatori come un processo storico di liberazione dell’essere umano dalle condizioni di oppressione, sia materiali sia intellettuali.

Per Freire la liberazione dell’oppresso é anche la liberazione dell’oppressore; per Gramsci i subalterni potrebbero diventare egemoni mediante la formulazione di una nuova classe di intellettuali impegnata a conservare i più alti valori dell’essere umano, mentre per Bloch la liberazione é immanente all’esistenza umana ed é inscritta all’interno del suo cammino di vita. Pertanto la liberazione è concepita dai tre come un continuo processo in divenire, lo stesso che sostiene il potere egemonico, che non è mai completo, fisso o definitivo o come anche la realtà in cui tale processo è inscritto, la quale è anch’essa sempre in divenire. Tale attività teorica è orientata verso un principio etico materiale che vede la vita come unico criterio di verità, per cui l’intento degli autori dell’articolo in questione è principalmente quello di ricercare un dialogo e delle interfacce fra i pensatori in cui si rileva una rielaborazione della tradizione marxista: una sorta di ‘reoriginalizaçao cultural’, a partire dalla situazione geopolitica latino-americana e, specificatamente, brasiliana.

Per una più chiara comprensione della posizione dei tre autori dell’articolo in merito alla questione, è opportuno sapere quali generalmente sono stati gli studi da loro condotti ed il campo di ricerca entro cui loro operano. Docenti presso l’Università Federale del Rio Grande do Sul essi sono, studiosi delle pratiche organizzative dei movimenti di lotta sociale e delle derivanti forme di microemancipazione. Attorno agli anni Ottanta e Novanta all’interno dell’ambiente accademico si sviluppa un particolare interesse per lo studio dell’organizzazione della lotta in forma contro-egemonica e l’analisi delle dinamiche insite nelle lotte sociali offre continuamente nuovi stimolanti apporti teorici e pratici alla questione. Il presupposto di base per tali ricerche è dato principalmente dalla consapevolezza che tali dinamiche non possano essere indagate nella loro fissità e staticità, poiché le lotte sociali e la loro organizzazione sono dinamiche e mutevoli come la stessa realtà che vi si presuppone.

A sostegno di quanto anche già aveva rilevato Rosa Luxemburg, gli autori ritengono che vadano valorizzati tutti quegli eventi che emergono e si producono in circostanze in cui sono richieste soluzioni immediate, poiché è soprattutto in questo spontaneo processo dialettico che le masse inconsapevoli si elevano alla coscienza. Le organizzazioni in tal senso possono considerarsi molto più di semplici azioni sociali di massa: esse sono bensì veri e propri presupposti per l’esistenza di una politica rivoluzionaria. A partire, dunque, dalla problematizzazione del concetto egemonico di organizzazione, si nega la fissità e storicità di tale concetto. Anch’esso é un concetto storico e transitorio come la realtà che si esprime e manifesta attraverso di esso. Come scrive anche Bloch al riguardo, nell’articolo citato:

Altrimenti, stiamo semplicemente riproducendo ciò che è già finito, incapace di affrontare le cose presenti nel vostro a quella del futuro, incapaci di essere attivi e solidali verso il “bene che é aperto al cammino”.

Il saggio procede analizzando i movimenti prodotti dal basso, le analisi riguardanti la società i suoi processi organizzativi e le lotte sociali. Per tale ragione questi studi sono guidato con una certa vicinanza a tali dinamiche sociali; è per questo che gli autori stessi amano definirsi attivisti in prima persona:

In questo senso, guidiamo il nostro processo accademico con un’intensa vicinanza alle lotte sociali: questa vicinanza si esprime in diversi studi con diverse intensità – a volte siamo attivisti e al contempo accademici; altre volte, ci comportiamo come osservatori partecipanti in solidale convivenza. In conclusione, noi siamo orientati verso un principio etico-materiale che imposta la vita come criterio di verità. Nelle parole del suo stesso formulatore, Dussel (2001, p.74): "tutto dovrebbe funzionare eticamente per produrre, riprodurre e sviluppare la vita umana in comunità, e, in ultima analisi, la vita di tutta l'umanità.”

Nel prosieguo dell’articolo viene operato il confronto fra gli scritti dei tre pensatori a cui segue un lavoro di costruzione delle notevoli relazioni che intercorrono fra di essi. L’analisi viene condotta a partire da Principio Speranza di Ernst Bloch. Il lavoro di Bloch può essere considerato come una filosofia neo-marxista del futuro, il suo pensiero può definirsi per Enrique Dussel come una tendenza alla ‘scienza marxista’, in cui figurano le possibilità di trasformazione in campo non soltanto economico, ma anche politico e sociale. Per Dussel, il progetto di liberazione scaturente dal momento critico-positivo è altresì il momento positivamente guidato dall’affetto della speranza, che tende alla realizzazione delle concrete possibilità irrealizzate nel passato. Nel Bloch di Principio Speranza, l’utopia é intesa come un’attività umana orientata verso il futuro, è un luogo della coscienza e una forza motrice attiva orientata verso ciò che ancora non è. Bloch

indica, poco dopo, che ciò che conta é “imparare ad aspettare”; non aspettare con rassegnazione, ma fare un atto di speranza per essere “appassionato al buon esito piuttosto che al fallimento”, una speranza che non é passiva, un'attesa che “richiede persone che si slanciano attivamente verso ciò che diviene e di cui a loro volta fanno parte”.

Come abbiamo già visto nei testi di Bloch, lo slancio verso il novum, però, non è un semplice entusiasmo immaginato astrattamente, poiché coglie il nuovo come qualcosa di mediato nella realtà esistente, che per essere portato alla luce esige una potente volontà che aspira ad essa. Il cammino attiva la tendenza, per sua natura dialettica, inscritta nella storia:

Questa è la speranza, è un principio soggettivo che si basa sulla prassi storica come le condizioni sociali che indicano il futuro a partire dall’analisi del presente e del passato.

Un’ulteriore precisazione lucidamente espressa dagli autori riguarda il tipo di materialismo abbracciato da Bloch: il suo marxismo è fondato su una dialettica materialistica intesa come una mera critica al marxismo meccanicista che svilisce l’immaginazione rivoluzionaria; per tale ragione la principale critica rivolta a Bloch è stata quella di essere considerato metaforicamente un idealista. Dussel (2002) fa notare, tuttavia, che la posizione utopica proposta da Bloch sarebbe incomprensibile se non partisse da un contenuto radicale e materiale come la vita. La vera speranza ha le sue radici antropologiche proprio nella necessità più urgente – la fame – e nella pulsazione primordiale dell’autoconservazione. La fame é l’impulso somatico più primordiale. E’ il fattore ontico-esistenziale di un impulso elementare che ha origine dall’insoddisfazione che conduce all’appropriazione del non ancora. L’utopia concreta parte da una pre-coscienza, che non è repressa ma è in ascesa nel suo verticale tende e preme per essere realizzata:

Essa è il luogo psichico della nascita del nuovo, è lo spirito del sogno in avanti. I momenti privilegiati del suo sviluppo sono quelli della giovinezza, in cui si rivela massimamente la produzione creativa dell’uomo. [] Lo sguardo in avanti che ha in mente Bloch, perz, non è offuscato; esige piuttosto una intuizione produttiva e cosciente che dimostra la sua volontà di apprendere.

In Freire il discorso sembra essere trattato in termini molto simili: anch’egli ci parla di un novum, da lui chiamato inédito-viável, ossia “inedito-possibile”, termine epistemologicamente volto ad esprimere con carica affettiva, cognitiva, politica epistemologica, etica e ontologica i progetti e gli atti della possibilità umana. L’inedito-possibile suggerisce la possibilità storica degli esseri umani, negando il regno del finito, definitivo e già scritto, poiché

l’inedito-possibile é l’utopia che spinge in avanti gli inediti-vitali. Freire spiega l’inedito-possibile a partire dal concetto che gli esseri umani non soltanto vivono, ma esistono. Esistenza, quest’ultima, che è di natura storica. L’autore osserva anche che la coscienza di se stessi é, allo stesso tempo, la coscienza del mondo, perché un corpo cosciente vive una relazione dialettica entro le condizioni della sua libertà.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La legittimità della speranza militante in Bloch e Freire

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Informazioni tesi

  Autore: Elisabetta Venezia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze Filosofiche
  Relatore: Sandro Mancini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

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Parole chiave

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