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La mente narrativa risolve problemi?

Come si distingue una buona da una cattiva narrazione?

La linguistica isola nove livelli di analisi del linguaggio [Marini, 2008]. Gli elementi descrivibili all'interno di ciascun livello di analisi assumono significato grazie alla funzione che possono assumere nei livelli superiori. Ad esempio è possibile determinare se una produzione
fonologica (secondo livello di analisi del linguaggio) è corretta o meno, sulla base dell'analisi morfologica (quarto livello di analisi del linguaggio).

[‘fono ‘ŋdeto a go'brare i ‘biadi]

Questa sulla base della morfologia della lingua italiana può considerarsi una cattiva produzione fonologica. Sappiamo che una buona competenza fonologica avrebbe prodotto una stringa del tipo:

[‘sono an'dato a com'prare i ‘piatti]

Come possiamo distinguere invece una buona produzione narrativa da una cattiva?

La competenza testuale/discorsiva si situa al vertice della struttura piramidale che caratterizza la comunicazione verbale [Marini, 2008]. Non

sono livelli di analisi superiori a quello testuale/discorsivo, esso è appunto il nono e ultimo livello di analisi linguistica. Quindi come è possibile determinare se la produzione discorsiva è buona o cattiva?

Innanzi tutto la linguistica ci fornisce alcuni strumenti. Nel linguaggio parlato il testo è arricchito e veicola un significato anche grazie a competenze paralinguistiche (prosodia), cinesiche (gesti) e prossemiche (gestione dello spazio). Il testo, scritto o parlato, poi presenta vincoli coesivi come relazioni di coreferenza (pronomi), connettivi (avverbi, congiunzioni) che permettono, assieme al significato (livello di analisi semantica) delle singole proposizioni, di verificare se è presente o meno una coerenza locale del testo. Questa è definita microstruttura di un testo e costituisce il livello di rappresentazione superficiale del messaggio. «Le informazioni estrapolate dalla microstruttura vengono estrapolate in modo fa portare alla formazione di vincoli di coerenza globale» [Marini, 2008] che costituiscono la macrostruttura del messaggio. Questa macrostruttura a sua volta integra tanto informazioni provenienti dalla microstruttura quanto informazioni provenienti da una superstruttura la quale può essere ricercate nell'ambito delle grammatiche delle storie e degli script illustrati al § I.5.

Le grammatiche delle storie [Stein e Glenn, 1979] si basano sull'assunto che ogni storia o racconto articoli uno schema a cui si debba uniformare. All'interno di questo schema sono inclusi un'ambientazione in un luogo e in un tempo; un tema, ovvero l'argomento principale del discorso; una trama che sviluppa il tema attraverso azioni compiute da personaggi che rappresentano degli eventi. A loro volta questi eventi possono costituire episodi, ciascuno con uno scopo o un esito.

Schemi di questo genere esercitano notevoli effetti facilitanti sui processi di elaborazione di racconti o storie. Questo si verifica tanto per la dimensione microelaborativa [cfr. Marini, 2008] del linguaggio, per cui le singole lettere sono più percepibili quando sono inserite all'interno di parole [Reicher, 1969; Wheeler, 1970]; quanto per la dimensione macroelaborativa testuale/discorsiva. Una data serie di frasi viene effettivamente letta e compresa in modo più veloce ed accurato se si trova all'interno di un episodio rispetto a una sua diversa collocazione, segno che l'episodio costituisce un'unità di elaborazione dedicata [Haberlandt, Berian, Sandson, 1980].

Alcuni studi sulla memoria hanno messo in luce che ciò che si ricorda di un racconto non è tanto la forma sintattica e linguistica quanto il contenuto semantico rappresentato da immagini schematiche [Sachs, 1967; Lakoff 1987].

Il modello cognitivo della grammatica delle storie si basa su due assunti fondamentali:
• uno schema mentale delle storie, che è una struttura di conoscenza essenziale per la comprensione delle storie, formata da prototipi, frame e script e di categorie logiche relative ai concetti di spazio, tempo e causalità;
• il racconto ben formato, che si basa sulla struttura delle categorie delle storie e sull'intreccio che rappresenta l'organizzazione di eventi in relazione temporale e rapporti causali del testo narrativo.

La grammatica delle storie ha messo in luce che ogni storia risponde a un sistema di regole per le quali lo schema mentale, attraverso un processo di astrazione e di generalizzazione, previene ad individuare le categorie canoniche di cui la storia è formata [Propp, 2000; Lakoff 1987]. Un racconto, secondo la grammatica delle storie, per essere compreso, ricordato e rievocato deve essere ben formato, ovvero deve possedere come parti costituenti quelle categorie canoniche che formano ed organizzano la struttura di una storia.

Il processo di comprensione di un testo avviene attraverso la formazione di una rappresentazione interna che dipende da un lato dalle caratteristiche del testo (il racconto ben formato) e dall'altro dalle conoscenze possedute dal soggetto (lo schema mentale delle storie).
I lettori dispongono ad un tempo di una strategia e di un repertorio che applicano al testo. La principale strategia del nostro lettore sembra consistere nello sforzo di conciliare il contenuto del racconto con la propria collezione di possibili fabulae [Iser, 1978].

Possiamo supporre che i processi cognitivi, sia per quanto riguarda la produzione che per quanto riguarda la comprensione, siano diversi per un testo del tipo:

Marianna aprì la porta. Il cielo diventava nero e sono andato a scuola ieri.
Non c'è una sirena che suona.


Rispetto a un testo del tipo:

Marianna aprì la porta. Quello che vide la lasciò esterrefatta. Aveva fatto una richiesta ma non sapeva che sarebbe stata esaudita così presto: il suo regalo era arrivato.

Entrambi sono testi su cui il lettore deve compiere delle inferenze; ma laddove il primo mostra scarsa coerenza locale e globale, il secondo denota buona coerenza locale e globale e gli elementi di una grammatica delle storie che permettono di costruire una rappresentazione di base su cui innestare eventuali altre inferenze, aspettative, intenzioni e rapporti di causalità. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

La mente narrativa risolve problemi?

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Parisi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Logopedia
  Relatore: Manuela Pieretti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

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Parole chiave

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logopedia
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teoria dei modelli mentali
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mente narrativa
problemi logici
problemi a righe
semiotica narrativa greimas

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