Skip to content

Nascita ed evoluzione del Financial Fair Play: dalle criticità economiche ai possibili modelli alternativi

La rivoluzione delle pay-Tv

La trasmissione del calcio in televisione inizia, almeno per l’Italia, nel 1954 con la partita tra la Nazionale e l’Egitto trasmessa sui canali Rai (il primo match inglese trasmesso risaliva a diciotto anni prima, con Everton-Liverpool del 1936 che fu mostrato dalla BBC). Quanto interessa ai fini della trattazione, però, non riguarda la storia dei diritti televisivi, bensì la rivoluzione che è stata operata dalle pay-tv che hanno cambiato il modo di guardare il calcio e, soprattutto, il business che gira intorno al pallone.

La strategia della Rai, che fino agli anni ’90 è stata la sola beneficiaria, dietro corrispettivi crescenti (dai 2 miliardi di Lire degli anni ’70 ai 191 miliardi dei primi anni ’90), era quella di non mostrare mai le partite in diretta (solitamente si trasmetteva solo il secondo tempo di alcune partite di campionato), per evitare che la televisione potesse ‘sottrarre’ i tifosi allo stadio e, di conseguenza, alle società sportive.

Ad invertire totalmente questo trend oscurantista, durato oltre quarant’anni, furono le televisioni satellitari, che prevedevano un costo di abbonamento per i propri utenti. La prima partita di campionato trasmessa in diretta, fu Monza-Padova, anticipo di Serie B del 28 agosto 1996.

Il dato che più importa, però, è il contributo economico che fornirono le pay-tv (prima Telepiù e Stream, poi Sky, Mediaset e Dazn) pur di avere i diritti di trasmissione delle partite di campionato; proprio nel 1996, infatti, le tv satellitari versarono 203 miliardi di vecchie Lire per ottenere tale possibilità. Questo aumento (in realtà moderato rispetto ai 191 pagati dalla Rai negli anni precedenti per la trasmissione delle sole immagini di 90° Minuto) è salito in modo vertiginoso negli anni successivi, con il passaggio dai circa 100 milioni di euro (convertiti) spesi da Telepiù nel 1996 ai 976 milioni di euro (per il triennio 2018-2021) investito dalle emittenti Sky e Dazn, uniche intestatarie dei diritti di trasmissione del campionato sul suolo italiano. Un aumento quasi del 100%, che ha significato una crescita vertiginosa delle entrate dei club e della federazione, che sono stati costretti a concedere dei cambiamenti sulla programmazione, assecondando le richieste delle televisioni, rispetto all’orario in cui si giocavano solitamente le partite (la domenica alle 15). Nascono, quindi, negli anni ’90 anticipi e posticipi, seguiti dall’introduzione nel 2010 del match della domenica alle 12.30 e dalla possibilità inserire partite di campionato nelle fasce orarie comprese tra le 15 e le 21 di venerdì e lunedì, oltre ai consueti sabato e domenica. Una ulteriore specificazione da fare, che contrappone il sistema italiano rispetto a quello inglese, è che la Serie A, sul terreno nazionale, può essere trasmessa integralmente, mentre per le partite di Premier League è stato fissato un tetto massimo, pari al 44% delle partite totali, che possono essere diffuse dalle televisioni, così da incentivare i tifosi a recarsi allo stadio.

Come detto, l’avvento delle televisioni satellitari ha contribuito a rivoluzionare il mondo del calcio, fondamentale, però, risulta una analisi delle modalità con le quali i proventi della cessione dei diritti tv vengono suddivisi tra i vari beneficiari e quanto questi introiti pesino per le società di calcio. Importante risulta soffermarsi sull’evoluzione normativa che ha caratterizzato il passaggio dalla cessione dei diritti tv concessi a ciascuna società singolarmente considerata, alla vendita del pacchetto completo relativo alle partite di tutte le squadre del campionato; questo cambiamento, attuato dalla modifica della legge 29 marzo 1999, n. 78 operata dal d.lgs. n. 9/2008 ha impedito che il divario economico tra la cessione dei diritti tv delle grandi squadre e quelli delle cosiddette provinciali fosse troppo ampio (pur mantenendo un corposo scarto). In sostanza il sistema decise di tutelare le parti deboli di queste contrattazioni, ribadendo che non si gioca solo Juventus-Siena, ma anche Siena-Juventus. Il decreto sopra citato, detto Decreto Melandri, aprì le porte alla cessione collettiva dei diritti televisivi, permettendo al calcio italiano di uniformarsi a quanto già accadeva negli altri paesi europei. Tale legge prevede, ovviamente, i parametri secondo i quali devono essere suddivisi i proventi di tale cessione, ovvero:

1) Il 40% redistribuito in parti uguali a tutte le società di Serie A;
2) Il 30% diviso in base alla storia della società, ai suoi risultati negli ultimi cinque anni e a quelli dell’ultima stagione;
3) Il 30% in base al bacino di utenza, ovvero il numero dei propri tifosi (calcolato anche sulla base del numero di abitanti della città di provenienza della squadra).

Partendo dal presupposto di fondo che chi ha giocato più tempo in Serie A ha guadagnato di più, non si può ignorare il fatto che la suddivisione dei proventi derivanti dalla cessione dei diritti tv ha finito col favorire in modo evidente le grandi squadre (inizialmente per via della cessione individuale dei diritti, in seconda battuta per dei criteri redistributivi che premiano, come visto, le realtà più grandi). Ciò emerge con grande chiarezza sia analizzando i guadagni delle società prima dell’entrata in vigore del Decreto Melandri, che dopo. Prima del 2007, infatti, la Juventus guadagnava una cifra vicina agli 87 milioni, seguita da Inter a 79, Milan a 77 e Roma a 58; per quanto riguarda le piccole basti sapere che il Siena, ultima squadra all’epoca, percepì appena 21 milioni. Anche nel triennio 2018-2021 le differenze tra i grandi club e le provinciali restano estremamente evidenti: la Juventus, infatti, percepirà una cifra vicina ai 90 milioni di euro, con l’Inter accodata a quota 84, seguita da Milan e Napoli appaiate a poco più di 77 milioni. Sopra i 60 milioni troviamo anche Lazio (68,3), Fiorentina (65,2) e Sampdoria (60,5).

Le ultime della classe riceveranno meno della metà rispetto a quanto spettante alla Juventus capolista, con la Spal (40,8 milioni), il Chievo (40,4) e il Frosinone (36,5) a chiudere la classifica. Nonostante la forbice sia comunque alta, anche se in leggera diminuzione rispetto al periodo pre-Melandri, resta il dato più importante, ovvero che nell’ultimo ventennio i proventi derivanti dai diritti televisivi si sono attestati come principale fonte di guadagno per i club italiani ed europei. Con la differenza che, però, riprendendo quanto detto per ricavi da stadio e merchandising, i club italiani hanno maturato una dipendenza pressoché viscerale dalle entrate legate ai diritti televisivi, proprio perché, per la scarsa attitudine manageriale avuta nei primi anni 2000 (in cui il potere economico della Serie A era inavvicinabile) il potenziale patrimonio legato ad entrate differenti è stato dilapidato. Gli investimenti quasi totalmente assenti sulle infrastrutture e sui nuovi mercati hanno comportato la nascita di un deficit che i soli guadagni dei diritti tv non possono compensare. Tale innegabile dipendenza è confermata anche da uno studio effettuato nel 2014 da Football Money League, che ha confrontato l’incidenza percentuale delle tre voci principali di guadagno dei maggiori club europei.

Dalla tabella emerge in modo evidente che i club che registrano la più alta incidenza percentuale dei diritti televisivi sono proprio Juventus, Milan e Inter; non solo, perché le tre italiane figurano anche tra le squadre che hanno la più bassa incidenza percentuale di ricavi da stadio, ad ulteriore riprova di quanto affermato in precedenza. Anche per quanto riguarda il merchandising i club della Serie A pagano evidentemente dazio rispetto ai top club europei con i quali sono chiamati a misurarsi sul campo nelle principali competizioni internazionali. In ultima analisi si può evidenziare come la rivoluzione operata dall’ingresso nel mercato delle pay-tv abbia contribuito ad aumentare oltre ogni limite precedentemente conosciuto la mole di denaro che circola nel sistema calcio. Il che, sulla scorta di quanto statuito dalla sentenza Bosman, ha creato le condizioni economiche per la necessaria attuazione di provvedimenti volti a limitare le spese dei club e, di conseguenza del FFP, che è figlio di questa evoluzione finanziaria del panorama calcistico, divenuto un business a tutti gli effetti proprio grazie al necessario e sempre crescente contributo delle televisioni satellitari.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Nascita ed evoluzione del Financial Fair Play: dalle criticità economiche ai possibili modelli alternativi

CONSULTA INTEGRALMENTE QUESTA TESI

La consultazione è esclusivamente in formato digitale .PDF

Acquista

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Robertazzi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Fabio Nuti Giovanetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 202

FAQ

Per consultare la tesi è necessario essere registrati e acquistare la consultazione integrale del file, al costo di 29,89€.
Il pagamento può essere effettuato tramite carta di credito/carta prepagata, PayPal, bonifico bancario, bollettino postale.
Confermato il pagamento si potrà consultare i file esclusivamente in formato .PDF accedendo alla propria Home Personale. Si potrà quindi procedere a salvare o stampare il file.
Maggiori informazioni
Ingiustamente snobbata durante le ricerche bibliografiche, una tesi di laurea si rivela decisamente utile:
  • perché affronta un singolo argomento in modo sintetico e specifico come altri testi non fanno;
  • perché è un lavoro originale che si basa su una ricerca bibliografica accurata;
  • perché, a differenza di altri materiali che puoi reperire online, una tesi di laurea è stata verificata da un docente universitario e dalla commissione in sede d'esame. La nostra redazione inoltre controlla prima della pubblicazione la completezza dei materiali e, dal 2009, anche l'originalità della tesi attraverso il software antiplagio Compilatio.net.
  • L'utilizzo della consultazione integrale della tesi da parte dell'Utente che ne acquista il diritto è da considerarsi esclusivamente privato.
  • Nel caso in cui l'Utente volesse pubblicare o citare una tesi presente nel database del sito www.tesionline.it deve ottenere autorizzazione scritta dall'Autore della tesi stessa, il quale è unico detentore dei diritti.
  • L'Utente è l'unico ed esclusivo responsabile del materiale di cui acquista il diritto alla consultazione. Si impegna a non divulgare a mezzo stampa, editoria in genere, televisione, radio, Internet e/o qualsiasi altro mezzo divulgativo esistente o che venisse inventato, il contenuto della tesi che consulta o stralci della medesima. Verrà perseguito legalmente nel caso di riproduzione totale e/o parziale su qualsiasi mezzo e/o su qualsiasi supporto, nel caso di divulgazione nonché nel caso di ricavo economico derivante dallo sfruttamento del diritto acquisito.
  • L'Utente è a conoscenza che l'importo da lui pagato per la consultazione integrale della tesi prescelta è ripartito, a partire dalla seconda consultazione assoluta nell'anno in corso, al 50% tra l'Autore/i della tesi e Tesionline Srl, la società titolare del sito www.tesionline.it.
L'obiettivo di Tesionline è quello di rendere accessibile a una platea il più possibile vasta il patrimonio di cultura e conoscenza contenuto nelle tesi.
Per raggiungerlo, è fondamentale superare la barriera rappresentata dalla lingua. Ecco perché cerchiamo persone disponibili ad effettuare la traduzione delle tesi pubblicate nel nostro sito.
Per tradurre questa tesi clicca qui »
Scopri come funziona »

DUBBI? Contattaci

Contatta la redazione a
[email protected]

Ci trovi su Skype (redazione_tesi)
dalle 9:00 alle 13:00

Oppure vieni a trovarci su

Parole chiave

ffp
tesi giurisprudenza
fair-play finanziario
financial fair play
tesi sport
tesi fair play finanziario
tesi ffp
tesi economia politica

Non hai trovato quello che cercavi?


Abbiamo più di 45.000 Tesi di Laurea: cerca nel nostro database

Oppure consulta la sezione dedicata ad appunti universitari selezionati e pubblicati dalla nostra redazione

Ottimizza la tua ricerca:

  • individua con precisione le parole chiave specifiche della tua ricerca
  • elimina i termini non significativi (aggettivi, articoli, avverbi...)
  • se non hai risultati amplia la ricerca con termini via via più generici (ad esempio da "anziano oncologico" a "paziente oncologico")
  • utilizza la ricerca avanzata
  • utilizza gli operatori booleani (and, or, "")

Idee per la tesi?

Scopri le migliori tesi scelte da noi sugli argomenti recenti


Come si scrive una tesi di laurea?


A quale cattedra chiedere la tesi? Quale sarà il docente più disponibile? Quale l'argomento più interessante per me? ...e quale quello più interessante per il mondo del lavoro?

Scarica gratuitamente la nostra guida "Come si scrive una tesi di laurea" e iscriviti alla newsletter per ricevere consigli e materiale utile.


La tesi l'ho già scritta,
ora cosa ne faccio?


La tua tesi ti ha aiutato ad ottenere quel sudato titolo di studio, ma può darti molto di più: ti differenzia dai tuoi colleghi universitari, mostra i tuoi interessi ed è un lavoro di ricerca unico, che può essere utile anche ad altri.

Il nostro consiglio è di non sprecare tutto questo lavoro:

È ora di pubblicare la tesi