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Crescita sostenibile e business inclusivo, modelli per lo sviluppo delle economie e delle comunità: tre casi di studio in Kenya

Agenda 2063, una roadmap per il continente africano

Il 2015, oltre che dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, è stato segnato anche dall'adozione dell'Agenda 2063 The Africa we want da parte dei leader africani, un piano strategico per i prossimi cinquant'anni del continente fondato sulla vision dell'Unione Africana (UA) di un'Africa integrata, prospera e pacifica, guidata dai propri cittadini e con una crescente importanza nell'arena internazionale. L'Agenda 2063, firmata ad Addis Abeba nella ventiquattresima assemblea dell'UA, si basa su 7 obiettivi chiave (“aspirations”), in cui la crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile sono messi al primo posto.

Il primo obiettivo è creare un'Africa fondata sulla crescita inclusiva e lo sviluppo sostenibile, eradicando la povertà in una generazione e creando una prosperità diffusa con i propri mezzi e le proprie risorse.

Quello a cui aspira l'Africa per il 2063 è avere standard di benessere elevati, con una qualità di vita e una salute adeguati per i propri abitanti, il che comprenderà anche una buona educazione e una formazione avanzata, specie nelle materie scientifiche e tecnologiche, anche a favore dei meno abbienti.

Le città dovranno essere centri nevralgici a livello economico e culturale, con infrastrutture moderne e un piano abitativo adeguato, in cui tutti abbiano accesso ai servizi di base, come acqua corrente, servizi igienici, energia, trasporto pubblico e tecnologie per l'informazione e la comunicazione (ICT). Le economie dovranno essere trasformate attraverso riforme strutturali al fine di creare una crescita condivisa, occupazione di qualità e maggiori opportunità economiche per tutti.

Nella dichiarazione si parla anche di ciò che l'Africa ha ricevuto dalla natura, come il suo ambiente e i suoi ecosistemi, inclusi quelli più selvaggi, che andranno resi più salubri, protetti e valorizzati, grazie anche ad un lavoro sulla resilienza delle economie e delle comunità ai cambiamenti climatici.

Per il 2063 l'Africa si impegna, oltre che ad una crescita inclusiva, anche alla creazione di posti di lavoro migliorando la produzione agricola, investendo in ricerca e innovazione, parità di genere, giovani, ricordiamo che il 70% della popolazione africana ha meno di 30 anni. Grande rilevanza è stata data anche all'impegno nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, nel documento si legge infatti il desiderio di proseguire con un'unica voce e in unità di intenti per portare avanti le proprie posizioni e i propri interessi in materia di climate change e di gestione delle risorse.

Il secondo punto su cui si basa l'Agenda è l'integrazione del continente, processo avviato con la nascita prima dell'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA) nel 1963 e poi con la formalizzazione dell'Unione Africana (AU) nel 2002 che comprende tutti gli stati africani. L'integrazione avrà lo scopo di promuovere il panafricanismo, ma soprattutto di garantire la libera circolazione di persone, beni, capitale e servizi, così da incrementare e facilitare gli scambi commerciali e gli investimenti, resi attualmente difficoltosi, sia per chi opera internamente che per le imprese straniere, anche da differenze a livello normativo tra i vari paesi.

Il terzo obiettivo fa riferimento anche alle libertà fondamentali alla base delle nostre società: l'Africa del 2063 sarà guidata da una good governace, da valori democratici e dal rispetto dei valori umani, da parità di genere, giustizia e legalità, principi da applicare ad ogni livello e in ogni campo, così che corruzione e impunità non trovino più posto.

Il desiderio di lavorare alla prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti viene dichiarato nel quarto punto, insieme allo stop alle armi nel 2020 (Silencing the Guns by 2020). Si tratta di un aspetto centrale, poiché l'Africa ospita una molteplicità culturale ed etnica elevatissima e la gestione di queste diversità deve essere positiva, un arricchimento per tutti, non uno strumento di conflitto per fini economico-politici, com'è successo, e succede, rigettando qualsiasi forma di terrorismo ed estremismo. Il mantenimento della pace è infatti funzionale allo sviluppo, sia dal punto di vista dell'ambiente economico e sociale, che per la sicurezza e la diminuzione della vulnerabilità delle persone. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Crescita sostenibile e business inclusivo, modelli per lo sviluppo delle economie e delle comunità: tre casi di studio in Kenya

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Simonetti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Scienze Sociali
  Corso: Relazioni internazionali e cooperazione allo sviluppo
  Relatore: Federica Guazzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

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Parole chiave

sviluppo
africa
cooperazione internazionale
kenya
crescita sostenibile
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valore condiviso
creating shared value
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