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Le alture del Golan nel confronto tra Siria e Israele

Israele e Siria

Dei tre Stati posti su un lato del bacino del Giordano e confinanti con il Golan, la Siria è il solo a trarne benefici minori in rapporto alle sue altre risorse. Infatti l’Eufrate, dopo che il suo letto ha lasciato il territorio turco ed entra in quello siriano, apporta una quantità d’acqua pari a 30 miliardi di metri cubi annui, ossia tre volte tanto quella del Giordano. Se a questa fonte considerevole, sistemata e regolata dal lago Assad e dalle dighe di al-Thawra, al-Bath, Tichrin e Takba, si aggiungono le acque piovane, quelle sotterranee e quelle prelevate dallo Yarmouk e dall’Oronte, si ottiene un totale di circa 40 miliardi di metri cubi di acqua annui per una popolazione che supera di poco i 20 milioni di abitanti. Su questo totale il bacino del Giordano partecipa per meno del 2%, mentre il blocco Hermon-Golan contribuisce per un mero 0,9%. Sembrerebbe dunque che la Siria non sia legata al Golan da alcuna necessità di ordine idrico, e che le risorse offerte dal bacino del Giordano le permettono di irrigare una superficie di territorio assai limitata. D’altra parte, dal punto di vista della rivalità geopolitica che la oppone a Israele, la Siria ha un forte interesse a non permettere al proprio vicino di disporre delle acque del Golan. Infatti si è visto come per lo Stato ebraico le fonti del Baniyas, le falde dell’altopiano e le acque del lago di Tiberiade rappresentino elementi fondamentali per il suo sviluppo. L’indebolimento dell’avversario attraverso il recupero, a suo svantaggio, di risorse di cui non necessita rappresenta in realtà una mossa strategica. Infatti da un lato il recupero della sovranità su un territorio perduto conferirebbe certamente a Damasco un ritorno di prestigio, dall’altro il fatto che si tratti di una terra ricca d’acqua sicuramente aumenterebbe la sua importanza, anche agli occhi degli Stati arabi più aridi.
L’indebolimento dell’avversario e la riconquista di prestigio sembrano essere le due vere cause che permettono di spiegare la persistenza delle rivendicazioni siriane sull’accesso al lago di Tiberiade, e le iniziative di carattere “idropolitico” attuate a partire dagli anni ’60. A riprova di ciò concorre anche il fatto che uno dei motivi del rifiuto israeliano di permettere una presenza siriana sulla riva nordorientale del lago di Tiberiade è rappresentata dal pericolo di un possibile avvelenamento delle acque del lago in caso di guerra.
Lo scontro arabo-israeliano attorno alle acque del bacino del Giordano, avente per epicentro le alture del Golan e il massiccio dello Hermon, è di durata ormai decennale. Dalla fine della Prima Guerra mondiale e dallo sviluppo in parallelo delle due cause nazionali, ebraica (sionista) e araba, le dimensioni simboliche, religiose e politiche della posta territoriale in Palestina si accompagnano ad una dimensione idrologica. Al momento della conferenza del 3 febbraio 1919 a Parigi, l’Organizzazione sionista mondiale (OSM) adottò una proposta di divisione della Palestina, che sarà sottoposta alla Gran Bretagna, in cui le frontiere dello Stato ebraico erano stabilite non soltanto sulla base di criteri storici e religiosi, ma anche in funzione di criteri idrologici ben precisi: il territorio infatti avrebbe incluso i fiumi Litani e Hasbani a Nord (nell’attuale Libano), il Golan e lo Hermon a Nord-Est, le due rive del Giordano e l’intero Mar Morto a Est, il golfo di Aqaba a Sud, e infine lo wadi el-Arish (nel Sinai) a Sud-Ovest. Qualche mese più tardi la prima conferenza del Movimento nazionale arabo (MNA) di Damasco rifiutò categoricamente le proposte dell’OSM.
Da lì alle guerre degli anni ’50 e ’60 tra Siria e Israele, culminate nella guerra dei Sei Giorni, il motivo idrologico è sempre stato presente. Non è del tutto sbagliato quindi sostenere che l’origine della guerra dei Sei Giorni sia da ricercare anche in avvenimenti che riguardavano l’approvvigionamento idrico di Siria e Israele, e i fatti storici lo dimostrano. Infatti fin dal 1949 si erano verificati attriti a livello militare lungo il confine tra i due Paesi, a causa di tre appezzamenti di terreno situati rispettivamente uno sulla riva orientale del lago di Tiberiade, un secondo presso le paludi dello Hula, più a Nord, e il terzo sulla punta del cosiddetto “Dito di Galilea”. La Siria aveva occupato questi territori durante la guerra del 1948. Con l’accordo di armistizio del 1949 tra Siria e Israele, le truppe siriane si erano ritirate e i territori erano stati smilitarizzati. Tuttavia la sovranità su questi territori era rimasta, di comune accordo, in discussione. Israele, deciso a stabilire un proprio diritto sui territori, vi aveva mandato dei soldati travestiti da coloni, attirando così il fuoco siriano. A questo Israele aveva risposto con nuove rappresaglie, che si erano concretizzate in tre pesanti raid, nel 1955, nel 1960 e nel 1962, contro le postazioni di Damasco. Le tre zone erano di grande importanza strategica ed economica, ma quella lungo il lago di Tiberiade rivestiva un interesse particolare. Infatti quest’ultima si trovava nei pressi dell’imbocco dell’Aquedotto Nazionale Israeliano, un ambizioso progetto, iniziato nel 1950, che avrebbe dirottato l’acqua del fiume Giordano verso il deserto del Negev. Il programma di irrigazione era il presupposto per consentire ad Israele di assorbire la futura immigrazione ebraica e, per questo motivo, suscitava vivo allarme tra le popolazioni arabe. Queste lo consideravano un furto alle loro risorse, dato che il 77% delle acque del Giordano proveniva da affluenti che nascevano in territorio arabo. Pertanto la battaglia per le tre zone smilitarizzate si intrecciava con quella per il possesso dell’acqua e con l’ancora più vasta disputa arabo-israeliana.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le alture del Golan nel confronto tra Siria e Israele

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Informazioni tesi

  Autore: Giovanni Andriolo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Fabio Armao
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

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