Breve dissertazione sul concetto di “naturale” e prime conclusioni

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Linda Tonolli Contatta »

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Corporeità risonanti. Riflessioni sulla pratica dell'empatia di Linda Tonolli

Ci si potrebbe interrogare riguardo alla “naturalità” di ciò che Husserl chiama “atteggiamento naturale” (l'atteggiamento ingenuo del senso comune). Ad un'analisi critica appare infatti profondamente innaturale l'atteggiamento privo di curiosità e stupore con cui si vive quotidianamente, il modo scontato e spesso automatico con cui ci poniamo e agiamo nel mondo. La banalità del quotidiano é quanto di più antievolutivo possa esservi, percheéL l'evoluzione individuale, intesa come auto-correzione e auto-miglioramento personale, il portare a pieno sviluppo (o “fioritura”) il proprio organismo, é sinonimo di dinamismo, ricettività, attenzione, ritmo. Più che“atteggiamento naturale” sarebbe più appropriato chiamarlo semplicemente “atteggiamento umano” o più precisamente “atteggiamento umano moderno occidentale”, in quanto tempo e luogo del suo massimo splendore banale.
Husserl vede l'empatia come l'uscita dal solipsismo, ma non si spinge molto oltre nell'approfondire l'importanza del ruolo che ricopre.
Emerge così che il passaggio successivo alla sospensione del giudizio del senso comune é il mettersi in relazione col mondo, con un atteggiamento puro (liberato dal realismo ingenuo) che é genuina ricettività dei fenomeni, é vivere coscientemente le esperienze con tutto il corpo, riempendo la nostra corporeità e andando oltre la sua formalità, esperendola (ed esprimendola) organicamente in profondità. Vivere consapevolmente, con ricettività e partecipazione attiva anche laddove é necessario farsi passivi, mitigare la propria sete intellettuale di dispensare significati, ovvero l'impulso speculativo, che certamente dà nell'immediato più soddisfazioni rispetto al rimanere in ricettiva quiete passiva, in paziente attesa, spettatori momentaneamente acritici delle proprie esperienze.
In ogni caso, la Stein sottolinea che il metodo per accorgersi dell'errore é proprio l'apertura empatica all'altro: attraverso un profondo atto di empatia é possibile comprendere qualcosa che prima, magari a motivo di un'inconsapevole proiezione sull'altro di attese o preconcetti, era sfuggito. Stein lancia la proposta e la necessità di una pratica reiterata dell'empatia, che suggerisce un “circolo empatico” dagli echi ermeneutici. Niente di strano, se si pensa che Husserl stesso afferma che in fondo siamo tutti eternamente principianti, riferito alla necessità di una continua rifondazione dell'esperienza e quindi riformulazione del sapere.