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Il <i>diversity management</i> e l'integrazione dei lavoratori immigrati: il caso delle imprese bresciane

Una forza lavoro sempre più “diversa”

Nel corso di questo decennio, oltre ai cambiamenti tecnologici avvenuti nelle organizzazioni; la globalizzazione dei mercati, si notano dei cambiamenti in ambito sociale, demografico, culturale ed economico che stanno coinvolgendo sempre più tutti i paesi economicamente avanzati. Queste dinamiche sono frutto oggi di una forza lavoro progressivamente diversificata. Al limite, si potrebbe parlare di un mix di persone con caratteristiche differenti che costituiscono la forza lavoro.
La diversità della forza lavoro si individua su vari aspetti tra cui l’età. In effetti si nota oggigiorno rispetto agli anni precedenti una consistente presenza della componente giovanile alla partecipazione del lavoro. Si evidenziano così nelle organizzazioni persone con età diversi che aspirano agli stessi obiettivi e stessi percorsi di sviluppo.
La forza lavoro si diversifica anche con la presenza di soggetti con problemi di disabilità; persone con orientamenti sessuali visti dalla società come “fuori dal comune” benché in continua evoluzione nei nostri giorni, e di cui le aziende dovranno prima o poi trovare delle soluzioni come processo di inserimento.
Altro fattore di diversità è l’occupazione femminile. Oggi ancora, continua ad essere un tema sempre dibattuto tra le questioni importanti da sistemare nel territorio, in effetti, e verrà maggiormente dettagliato nel secondo capitolo, la società occidentale può ancora considerarsi come una società a predominanza maschile, nella quale le regole della convivenza sono costruite a vantaggio e a misura dell'uomo. Ad esempio, il Rapporto 2008 della Commissione europea sulle pari opportunità, dipinge un quadro sconfortante. In Europa le donne non solo rappresentano il 59% dei laureati, ma hanno anche i risultati accademici migliori. Eppure lavorano meno e vengono pagate peggio degli uomini.
Per dare sempre più peso ai dati statitici, risulta una riduzione della forza lavoro che riguarda sia la componente maschile (-0,9 per cento, pari a -127.000 unità), sia quella femminile (-0,9 per cento, pari a -95.000 unità). Questa caduta va spiegata dal sensibile calo della componente maschile (-2,5 per cento, pari a -350.000 unità) e la consistente flessione di quella femminile (-1,7 per cento, pari a -158.000 unità). Questo è quanto elaborato, dall’Istat sulle rilevazioni delle forze di lavoro del terzo trimestre del 2009.
Questi dati si trovano spiegazione dal fatto che la presenza femminile è ancora marginale nella vita pubblica e nelle posizioni di alta responsabilità anche se in Italia, si è notato recentemente una variabile crescita delle donne in queste ultime funzioni (Prioschi, 2010). In ottica al progresso, va sottolineato la sua marcatura al nord del paese rispetto al meridione. Questo spaccato del territorio in due si caratterizza dal fatto che: al Nord la quantità di lavoro femminile è in linea con il resto dell'Europa a 27 (come posizione), mentre nel Sud l’Italia risulta al penultimo posto.
In effetti, il sud dell’Italia si configura come la parte d’Europea nella quale le donne hanno in assoluto minori opportunità di ingresso nel mercato del lavoro (Bombelli, 2000). Ad esempio, Secondo i dati del rapporto Istat sul mercato del lavoro negli ultimi tre mesi del 2009, soltanto il 29% delle donne pugliesi lavora. Questo è un dato preoccupante, se paragonato al 46,1% della media italiana. La Puglia è sotto di ben 17 punti, mentre circa 400.000 sono le donne "occupate" nel resto del Paese. Il 13,5%, invece, è disoccupato (cinque punti percentuali in più rispetto al dato italiano). Se nel 2007 lavoravano 407mila donne, nel 2009 con la congiuntura attuale, sono seimila in meno. Sono 109mila le donne che cercano lavoro non attivamente e 103mila quelle che non cercano un’occupazione, ma vorrebbero lavorare. In compenso, su di loro grava ancora la maggior parte del peso dell'allevamento dei figli, dell'assistenza agli anziani, e in genere della conduzione delle famiglie. Infine, accade spesso che alle difficoltà di trovare lavoro si affianchi la disillusione, la stanchezza, la rassegnazione. A ciò corrisponde una forte sottovalutazione del ruolo sociale delle donne.
È indubbio, quindi, che la situazione delle donne in Italia debba trovare soluzioni urgentissime per potere equilibrare quel deficit sempre più in crescita.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il <i>diversity management</i> e l'integrazione dei lavoratori immigrati: il caso delle imprese bresciane

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Informazioni tesi

  Autore: Francoise Yondo
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Economia
  Corso: Pubblicità e comunicazione d'impresa
  Relatore: Sergio Albertini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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