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Il ruolo dell'Unione Europea nella lotta alla nuova pirateria

La lotta alla pirateria nell’ambito degli interventi dell’Unione europea a tutela della sicurezza del traffico marittimo

Il problema della pirateria nel Corno d’Africa e, più in generale, della sicurezza del traffico marittimo internazionale è stato particolarmente sentito da parte degli Stati membri dell’Unione Europea.
Già nel 2001 fu adottato il Libro Bianco dei trasporti, da cui traspariva chiaramente la volontà di rafforzare i controlli, la protezione per i trasporti marittimi e la sicurezza dei passeggeri ed in seguito, con la Strategia europea in materia di sicurezza del 2003, è stata definita la pirateria marittima come uno dei principali problemi e minacce da affrontare. Il 31 marzo 2004, poi, il Parlamento ed il Consiglio hanno adottato il Regolamento CE n° 725/2004, relativo al miglioramento della sicurezza delle navi e delle installazioni portuali. Con tale testo si sono applicate le regole internazionali oggetto della convenzione SOLAS (Safety of Life at Sea), firmata in seno all’Organizzazione Marittima Internazionale, e del codice ISPS (codice internazionale relativo alla sicurezza delle navi e delle installazioni portuali), traducendo così la presa di coscienza di come un’imbarcazione possa divenire “il vettore per costituire un’arma di distruzione di massa”. Inoltre si è considerato come le navi che trasportavano passeggeri potessero costituire bersagli particolari, con riguardo al numero di vite che potevano essere messe in pericolo; per tali motivi era così necessario rafforzare le misure di controllo, creando un sistema di identificazione e di controllo del carico delle navi.
Con il “Libro Verde” sulla politica marittima dell’Unione Europea, oltre a rimarcare quanto precedentemente affermato, è stato affrontato anche il problema della diversa disciplina nazionale in tema di sicurezza marittima.
Proprio nell’ottica di una politica di coordinamento sul tema si è riconosciuto che “la gestione dei mari e degli oceani non possa prescindere dalla cooperazione con i paesi terzi e a livello multilaterale. La politica europea in materia di oceani deve dunque essere elaborata in tale contesto internazionale. Se l'Europa vuole migliorare la sua relazione con l'ambiente marino, la disponibilità al cambiamento dovrà provenire non solo dall'industria, ma anche dai responsabili politici. Nella gestione dei mari e degli oceani si dovrà passare da un approccio utilitaristico, teso al mero sfruttamento delle risorse, o settoriale, ad un approccio globale. Fino ad ora le politiche comunitarie in materia di trasporti marittimi, industria, regioni costiere, produzione d'energia offshore, pesca, ambiente marino ed altri settori connessi sono state elaborate separatamente. Benché si sia cercato di tener conto delle interazioni di tali politiche, nessuno si è premurato di esaminare i collegamenti più ampi tra esse esistenti o di analizzare sistematicamente le possibilità di una loro integrazione sinergica”.
Le riflessioni della Commissione Europea muovono dalla considerazione per cui “lo sviluppo della tecnologia, in particolare in materia di monitoraggio e di sorveglianza dei mari, consenta un’integrazione dei dati finora impensabile. Le politiche integrate rappresentano il modo migliore per realizzare economie di scala rese possibili dalla tecnologia. L’applicazione del diritto del mare può essere più efficacemente garantita tramite l’impiego coordinato delle attrezzature rare, ma costose, degli Stati membri”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il ruolo dell'Unione Europea nella lotta alla nuova pirateria

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bartalini
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Simone Marinai
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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Parole chiave

atalanta
marittima
missione
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