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Turismo della ''memoria'' in Terra di Lavoro: ''Salviamo il Real Sito di Carditello''

Il Casino Reale: dal declino ad oggi

Il governo borbonico cercò di rimediare emanando un decreto il 2 maggio 1831 in cui si proibiva l’importazione di cavalli stranieri, mentre si raccomandava l’acquisto di stalloni di razze pure per migliorare le razze napoletane: proprio a Carditello il Re intendeva realizzare un Ippotrofio, ossia un istituto veterinario finalizzato alla cura e alla creazione di una razza modello di cavalli. Nonostante ciò, non si ottennero grandi miglioramenti, per cui, con successivi decreti, si arrivò alla libera importazione di cavalli dietro il pagamento di dazi. Al contrario, buoni risultati diede l’allevamento dei bufali che contava numerosi capi; per questo buona parte del territorio della tenuta era destinata a tale attività. L’avvento dell’Unità d’Italia (1860) e l’integrazione del Regno delle due Sicilie in quello unitario sotto la corona dei Savoia (1861) coincisero con l’abbandono del Casino Reale come tenuta agricola e progressivamente anche come residenza.

Nel 1885 il Comune di San Tammaro intentò una causa contro il demanio per rivendicare la quarta parte degli introiti derivanti dai terreni della tenuta, dati in affitto, e dalla vendita di legname del territorio boschivo. Nel 1919 la tenuta fu donata all’Opera Nazionale Combattenti e i terreni furono assegnati in piccole quote ai reduci di guerra e ai coltivatori diretti, mentre il Casino Reale restò a disposizione della famiglia reale. Una grave decisione determinò la fine della storia della tenuta nel 1924, anno in cui le autorità militari decisero di stabilirvi il più importante deposito di munizioni dell’Italia meridionale. Nello stesso anno gli oggetti d’arte e i mobili rimasti furono trasferiti in diversi musei e nella Reggia di Caserta. A guerra sopraggiunta, a causa dell’occupazione militare fascista prima e delle truppe di liberazione dopo, il materiale esplosivo depositato provocò un’esplosione che causò gravissimi danni agli edifici di Carditello.

Nel 1948 i 15 ettari restanti dalla lottizzazione del territorio furono donati, con atto pubblico, al neo costituito “Consorzio di Bonifica di Calvi e Carditello e zone aggregate” per entrare a far parte successivamente, nel 1952, del patrimonio del “Consorzio generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno”, nato dalla fusione dei cinque consorzi che operavano nella zona a valle di Capua, consorzio che attualmente ne detiene la proprietà. Si avanzò all’epoca il risarcimento per danni di guerra e nel 1968 iniziò un’organica opera di restauro e consolidamento della tenuta, con sporadici finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno e della Regione Campania, mentre l’ultimo intervento di restauro in corso, eseguito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato finanziato con fondi del lotto destinati ai Beni Culturali

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Turismo della ''memoria'' in Terra di Lavoro: ''Salviamo il Real Sito di Carditello''

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Russo
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: corso interfacoltà Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze del Turismo ind. manageriale
  Relatore: Michele Mancino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

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Parole chiave

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reggia di carditello
siti reali borbonici
sostenibilita sociale
sviluppo locale
terra di lavoro
turismo culturale
turismo storico
tutela e valorizzazione beni storico-artistici
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