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Comunicazione non verbale nel colloquio di selezione

Funzioni

Le principali funzioni della comunicazione non verbale sono quattro: funzione pragmatico-relazionale; espressiva; di integrazione o sostituzione della comunicazione verbale; valutativa.

Per funzione pragmatico-relazionale intendiamo cioè in grado di influenzare in modo significativo i comportamenti altrui, sia nel segnalare atteggiamenti (superiorità, inferiorità, ostilità, amicizia), sia nell’influenzare mutamenti nello svolgimento delle relazioni interpersonali. È stato infatti riscontrato come la comunicazione non verbale è in grado di influenzare il comportamento altrui in modo maggiore della comunicazione verbale.
La funzione espressiva riguarda l’espressione delle emozioni, che avvengono soprattutto attraverso il corpo. Se il verbale è il canale privilegiato per inviare informazioni sul mondo, il non verbale, essendo meno assoggettato al controllo cosciente, è il canale più efficace e diretto nel comunicare stati d’animo ed emozioni. Con le parole informiamo l’altro di ciò che sappiamo, mentre con il corpo lo informiamo, anche se in modo non intenzionale, di come siamo e di come ci sentiamo. La comunicazione paraverbale può avere anche una funzione di integrazione o sostituzione della comunicazione verbale, infatti il soggetto mentre parla con gli organi vocali muove le mani, la testa, sorride, ossia parla con tutto il corpo, cosicchè i messaggi verbali vengono potenziati o sottolineati, chiariti o arricchiti, distorti o modificati oppure contraddetti.

La nostra gestualità può scandire ritmi, creare nessi logici, raggruppare parti dell’eloquio, può enfatizzare, indicare oggetti o persone, disegnare movimenti, forme e dimensioni, insomma completare e integrare quanto viene detto con le parole. La comunicazione non verbale non solo integra e completa la comunicazione verbale ma in alcuni casi la sostituisce, come nel linguaggio dei segni dei sordomuti (L.I.S.) o di chi lavora in ambienti rumorosi, dove i linguaggi vengono usati al posto delle parole. L’ultima funzione è quella valutativa: la comunicazione non verbale non solo consente di ampliare la comprensione dell’interazione sociale ma fornisce messaggi circa l’immagine sociale, la personalità nei suoi tratti distintivi o con disturbi di ogni singolo individuo.

Il soggetto tace, ma il corpo continua a parlare suo malgrado, continua a esprimere qualcosa che non ha accesso al pensiero cosciente, che non è visibile o che non può essere detto. Si pensi al rossore di chi vorrebbe nascondere la propria vergogna di fronte ad una situazione imbarazzante, o di chi dichiarandosi aperto e disponibile verso di noi incrocia le braccia, o di chi incontrandoci ci dice di essere lieto di intrattenersi con noi guardando furtivamente l’orologio. Se consideriamo ora la Comunicazione non verbale (CNV) nel suo rapporto con la Comunicazione verbale, avremo una nuova classificazione: CNV di significazione autonoma, integrativa, tensiva e retroattiva. È chiaro che nella realtà empirica queste quattro funzioni, intrecciandosi di continuo, non si presentano né distinte né tantomeno separate, ma per chiarezza e una ottimale comprensione mi soffermerò nell’analisi delle funzioni, singolarmente.

1. Significazione autonoma: quando, attraverso l’articolazione di gesti naturali (aventi una matrice bio-psicologica) e di movimenti convenzionali (con una matrice socio-culturale), un emittente comunica significati di per sé chiari e compiuti (il sorriso per indicare benessere e gioia o il pollice teso con pugno chiuso usato convenzionalmente per chiedere l’autostop);

2. Significazione integrativa: quando voce (sistema paraverbale), gesti e movimenti dell’emittente operano a sostegno e supporto delle parole, rafforzando o arricchendo il canale verbale e integrandone i significati, al fine di favorire la comprensione da parte del destinatario (si pensi a gesti in uso in occidente come quelli per indicare “tutto ok” con l’indice e il pollice uniti nelle estremità e accompagnati anche dall’emissione verbale che rafforza la CNV);

3. Significazione tensiva: quando emissioni vocali non grammaticali, gesti e movimenti che accompagnano le parole dell’emittente, sono innescati da una tensione psicoemotiva parzialmente incontrollata e conseguono un effetto calmante sull’emittente stesso. Si pensi ai movimenti e ai gesti fatti nel corso di una telefonata i quali non possono avere finalità di segnale in virtù dell’assenza di un destinatario visivo.

4. Significazione retroattiva: quando attraverso emissioni paraverbali, sorrisi, annuizioni o altri micro comportamenti, il destinatario fornisce un feedback all’emittente su come ê stato recepito, decodificato e interpretato il suo messaggio.

La comunicazione non verbale per molto tempo è stata considerata come una funzione "accessoria", annessa al sistema verbale, considerata come veicolo d’eccezione per l’espressione di pensieri ed emozioni di un individuo all’altro.
La psicologia del "senso comune" considera la comunicazione non verbale superiore al linguaggio parlato per quanto riguarda l’indagare fenomeni inconsapevoli, una sorta di strumento occulto, per scoprire le emozioni dell’individuo oltre le eccessive razionalizzazioni logiche camuffate dalle parole. Potrà sembrare strano, ma in passato, questa convinzione non era solo di chi non possedeva competenze specifiche nelle discipline psicologiche ed affini. Il solo compito che assolveva la comunicazione extralinguistica era connotare e modulare il significato di ciò che si esprimeva e si denotava verbalmente. Allo stesso modo il verbale era considerato sinonimo di fallacia, di costruzione superficiale da abbattere alla scoperta della verità, che traspariva appena dal linguaggio spontaneo del corpo. Oggi si è giunti alla conclusione che non esiste nessuna via regia al significato che le comunicazioni trasmettono, né tanto meno la comunicazione non verbale può essere ancora considerata come il semplice riverbero disvelante lo stato emotivo dell’uomo. Questo perché nessuna comunicazione avviene in un vuoto relazionale, e relazionarsi a qualcuno o a qualcosa, coinvolge molto più che il semplice sistema linguistico o solo quello extralinguistico.
Dividere i due codici assegnandone ora all’uno ora all’altro un compito e una predominanza diversi, alla stregua di corsie preferenziali per questo o quell’altro luogo della mente umana, risulta essere un atto arbitrario che parcellizza oltremodo la complessità delle interazioni dell’individuo con i suoi contesti.

Sistema verbale e non verbale, pur mantenendo ognuno le proprie peculiarità, contribuiscono quindi al "coacervo semantico" in cui confluiscono i diversi canali di segnalazione e significazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Comunicazione non verbale nel colloquio di selezione

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Informazioni tesi

  Autore: Matteo La Torre
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Pubblicità e comunicazione d'impresa
  Relatore: Francesco Perrone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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