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Dalla stampa al web: passato, presente e futuro della critica, del giornalismo e dell'informazione culturale tra innovazione e rivoluzione

Il ''cuore'' e ''simbolo''della Terza Pagina: l'elzeviro

Il termine "elzeviro" deriva da "Elsevier", nome di una famiglia di editori-tipografi e librai olandesi di Amsterdam, attivi fra il 1583 e il 1712. Le loro edizioni erano autentici capolavori tipografici la cui originalità consisteva nella nettezza e nella finezza dei caratteri incisi da Christoffel van Dyck, a sua volta ispirato a quelli utilizzati dalle antiche stamperie italiane. L'elzeviro divenne allora il carattere di stampa, il "marchio di fabbrica" degli Elsevier.
Con l'avvento della Terza Pagina l'elzeviro passò a indicare l'articolo di fondo di apertura, di spalla sinistra, molto esteso, di argomento vario, letterario, artistico e storico, ma anche un piccolo racconto, un pezzo di critica letteraria o teatrale oppure una riflessione erudita su un tema di attualità o di costume. Comparve in concomitanza con il debutto della Terza di Alberto Bergamini sul "Giornale d'Italia" di martedì 10 dicembre 1901, giorno successivo alla prima nazionale della tragedia dannunziana "Francesca da Rimini", interpretata dalla compagnia di Eleonora Duse, presso il Teatro Costanzi di Roma, e venne definitivamente istituzionalizzato con l'adozione da parte del "Corriere della Sera" il 3 gennaio 1905.
Raffinato, prestigioso, autorevole e aulico, l'elzeviro divenne presto quasi il sinonimo della Terza: solo scrittori affermati, mai giornalisti o comuni redattori, avevano accesso a tale istituzione letteraria. L'epoca d'oro fu la prima metà del Novecento, inclusa l'epopea fascista, durante la quale firme illustri come Emilio Cecchi, Indro Montanelli, Cesare Angelini, Eugenio Montale, Guido Piovene e Pietro Pancrazi diffusero in Italia l'ideale della "prosa d'arte", caratterizzata dall'uso di figure retoriche e dalla ricchezza stilistica, che rappresentò il punto di arrivo per molte generazioni di scrittori, nonché la dimostrazione di un livello di eccellenza ormai pienamente conseguito.
Nel dopoguerra la formula dell'elzeviro cominciò a decadere e subì le sorti della Terza, costretta ad adeguarsi a un pubblico popolare e non intellettuale e, quindi, a trasformandosi in una rubrica fissa tenuta da giornalisti di professione, non afferenti ai circoli intellettuali. Il declino proseguì negli Sessanta e Settanta, epoca in cui dilagarono il "new journalism" e la letteratura giornalistica di matrice anglostatunitense, e si concluse definitivamente con la fine della Terza tradizionale all'alba della rivoluzione di Paolo Mieli. Attualmente qualche quotidiano, in primis il "Corriere", conserva il termine "elzeviro", indicando un pezzo di norma inserito nella seconda pagina della sezione "Cultura e Spettacoli", tuttavia la marginalizzazione del genere pare ormai compiuta e irreversibile.

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Giorcelli
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo
  Relatore: Mario Bottaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 233

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