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Benessere organizzativo e stress da lavoro correlato

Il concetto di “benessere” nella legislazione del lavoro

Nel corso del secolo XX appena trascorso, sia a livello internazionale che nella concezione giuridica del nostro Paese, si è sviluppata una marcata sensibilizzazione nei confronti del problema sanitario delle popolazioni. Tale sensibilità si è poi concretizzata in un intenso dibattito, e una successiva messa in atto di interventi legislativi che hanno di fatto realizzato, almeno in parte, le aspirazioni dei governanti, ma soprattutto dei governati, ad una tutela pubblica di quello che è stato considerato il patrimonio primario di ogni essere umano.
All’interno di tale dibattito, e delle successive prese di posizione, già nel 1948, sulle macerie ancora fumanti lasciate dal sanguinoso secondo conflitto mondiale, la neonata Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva preso atto delle mutate esigenze della collettività, proiettata verso un futuro di ricostruzione non solo materiale ma soprattutto culturale, civile e morale di stampo democratico.

In tale contesto l’OMS promulgò la sua definizione di benessere inteso come “uno stato di completo benessere fisico, psichico, e sociale e non semplice assenza di malattia”.
Pochi anni dopo intervenne la Commissione Salute dell’Osservatorio Europeo, che ampliò il concetto di salute generale, fornendo una definizione che già preludeva ai successivi interventi legislativi dei vari Stati. Tale Commissione, infatti, ha definito la salute come: “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di benessere, che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”.
Nel frattempo, all’interno della accentuata sensibilizzazione per tale problema, e in parallelo con la presa di coscienza dei diritti civili che andava diffondendosi con l’esercizio della democrazia, prendeva corpo anche il concetto di tutela della salute nei luoghi di lavoro, soprattutto in riferimento alle situazioni di strutturale pericolosità di alcune mansioni, e alle frequenti e disastrose tragedie sul lavoro, come quella accaduta nelle miniere di Marcinelle (Belgio) nel 1956.
Incominciò allora a prendere corpo il concetto di “benessere organizzativo”, con il quale al diritto alla salute si implementavano tutte quelle misure volte a promuovere e tutelare il benessere fisico, sociale e psicologico dei lavoratori. Fu in seguito a tali rivendicazioni, che venivano da tutte le parti del mondo e da tutti i settori del lavoro, che nel 1986 si approvò la cosiddetta “Carta di Ottawa”, come risultato delle richieste e delle aspettative di tutti i Paesi industriali per un nuovo corso del movimento per lo sviluppo della sanità pubblica. Si pervenne in tal modo alla sanzione ufficiale della responsabilità pubblica della salute e della tutela della vita nei luoghi di lavoro, partendo dal concetto condiviso secondo cui per "benessere organizzativo" si indicano tutte le misure volte a promuovere e tutelare il benessere fisico, sociale e psicologico di tutti i lavoratori.
Ma quali sono gli elementi che concorrono al raggiungimento del benessere organizzativo? Essi si possono enumerare attingendo sia dalle articolazioni dell'organizzazione globale, come ad esempio la flessibilità, la mobilità, la cooperazione, la sicurezza, l’igiene, la fiducia reciproca e nei confronti del management, sia dalla dimensione di natura individuale, come ad esempio il progresso di carriera, l’autonomia gestionale, l’assunzione delle responsabilità individuali, i premi di produzione e i riconoscimenti di carriera, e in genere la soddisfazione nello svolgimento delle proprie mansioni. I cambiamenti organizzativi e il clima di competizione sono spesso cause scatenanti di conflitti di ruolo, cattiva gestione risorse umane e non, insoddisfazione e demotivazione personale.
Fondamentale è l'impegno da parte non solo dei singoli lavoratori ma soprattutto dell'organizzazione aziendale di prevenire tali disagi e contrasti, agendo su più fronti, al fine di eliminare o almeno ridurre tali problemi. Il benessere organizzativo risulta essere, dunque, una combinazione di più elementi, comunque tali da eliminare tutti quei fattori che fino ad allora, e per tutto il corso dei secoli di lavoro precedenti, avevano contribuito a minare la condizione di benessere negli ambienti e luoghi di lavoro, quali principalmente la mancanza di organizzazione e programmazione del lavoro, la fatica, ritmi veloci, l'incertezza relativa al ruolo da svolgere, la mancanza di controllo del proprio lavoro, le richieste superiori alle proprie capacità, la cattiva strutturazione e vivibilità dei luoghi di lavoro, ecc.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Benessere organizzativo e stress da lavoro correlato

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Informazioni tesi

  Autore: Mario Scandone
  Tipo: Tesi di Master
Master in Gestione ed amministrazione delle risorse umane
Anno: 2018
Docente/Relatore: Stefano Peltrini
Istituito da: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

FAQ

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