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Il linguaggio non verbale della menzogna. Dall'analisi di ''Telling lies'' di Paul Ekman alla panoramica sulla menzogna nel mondo arabo

Introduzione alla menzogna

Nella commedia "Il Bugiardo" di Carlo Goldoni Lelio, uno dei protagonisti, cerca incessantemente di smetterla di dire bugie ma, come afferma, non vi riesce facilmente in quanto ogni bugia ne genera un'altra in maniera istantanea come se, per coprirne una, bisognasse costruirne altre per rimediare al danno che la menzogna stessa ha prodotto. Sembra quasi che l'unico metodo efficace per giustificare una bugia sia un'altra bugia.

Il primo documento importante relativo agli indizi di inganno è stato pubblicato da Ekman e Friesen nel 1969. Essi hanno descritto due ampie categorie di indizi: leakage cues e deception cues. I leakage cues rivelano ciò che i bugiardi stanno tentando di nascondere-tipicamente il modo in cui si sentono realmente. Se invece l'espressione facciale è talmente breve da non poter essere percepita, allora l'esibizione della microespressione funzionerà come un deception cue. I deception cues indicano che un inganno potrebbe essere in corso, senza indicare la natura dell'informazione che si sta nascondendo.
I due studiosi (1969) hanno anche esaminato varie condizioni in cui sembra che i bugiardi abbiano maggiori probabilità di riuscire nei loro tentativi di inganno (forse mostrando meno indizi rivelatori di menzogna o indizi meno ovvi).

I tentativi che i bugiardi fanno per controllare i loro comportamenti, affinché possano tenere in piedi il loro inganno, possono paradossalmente diventare degli indizi che tradiscono proprio la menzogna che stavano architettando. Ad esempio, il comportamento dei bugiardi potrebbe apparire meno spontaneo di quello di chi dice la verità. Può succedere anche che l'incapacità dei bugiardi di controllare tutti gli aspetti del loro comportamento si traduca in discrepanze verbali e non verbali. Sono proprio tali discrepanze che mettono in guardia l'ascoltatore e lo spingono ad indagare per poter comprendere se si è in presenza di un tentativo di inganno oppure no.

Il contributo più importante di Ekman, comunque, è stata la sua concettualizzazione del ruolo delle emozioni nell'inganno. Se si comprendono le emozioni che i bugiardi provano, sostiene Ekman, è possibile predire i comportamenti che distinguono i bugiardi da coloro che dicono la verità. Per esempio, la preoccupazione per l'inganno messo in atto è suggerita dagli indizi di paura. Questi includono toni di voce più alti, modo di parlare più veloce e più rumoroso, pause, errori nel parlare e discorso indiretto. Più grande sarà la preoccupazione di essere scoperti, più evidenti saranno gli indizi di paura. Per esempio, i bugiardi potrebbero apparire più impauriti man mano che la posta in gioco sale e la probabilità di successo diminuisce. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il linguaggio non verbale della menzogna. Dall'analisi di ''Telling lies'' di Paul Ekman alla panoramica sulla menzogna nel mondo arabo

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Informazioni tesi

  Autore: Karima Sahbani
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Mediazione linguistica e culturale
  Relatore: Giuseppe Balirano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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Parole chiave

linguaggio non verbale
menzogna
paul ekman
telling lies
taqiyya

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