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Sull'illegittimità della pratica dei respingimenti in alto mare operati dal Governo italiano: l'intervento della Corte europea dei diritti dell'uomo

Le violazioni delle norme della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali

Ultimo e più importante passaggio della sentenza, riguarda l'analisi dell'eventuale violazione dei tre articoli. Nelle parti seguenti sarà dunque analizzato il procedimento attraverso cui la Corte è giunta alla sua decisione finale.
Come si è scritto precedentemente, i ricorrenti lamentano la violazione di tre articoli: articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmato a Strasburgo il 16 settembre 1963, articolo 4 del Protocollo n° 4 ed infine l'articolo 13.

In riferimento alla violazione dell'articolo 3, relativo al divieto di pene e i trattamenti inumani e degradanti, la Corte ha suddiviso le sue osservazioni in due diversi aspetti. Il motivo è dovuto al fatto che il rischio di violazione di tale articolo poteva sussistere sia nel caso di respingimento verso la Libia, sia nel caco di successivo allontanamento verso i Paesi di provenienza dei ricorrenti. Ciò che di fatto deve essere deciso è l'esistenza dell'effettivo rischio di torture nei due Stati e l'eventuale responsabilità del Governo italiano di aver rimpatriato verso Paesi non sicuri i migranti intercettati, violando così il principio di non refoulement.

In merito alla situazione in Libia, il Governo italiano non solo ritiene l'operazione del 6 maggio 2009 pienamente conforme sia al diritto internazionale sia al trattato di amicizia stretto con la Libia ma ritiene anche che il Governo libico, avendo ratificato il Patto internazionale delle Nazioni Unite relativo ai diritti civili e politici, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti e la Convenzione dell'Unione africana sui rifugiati in Africa, nonché la sua appartenenza all'Organizzazione internazionale per le migrazioni, sia da ritenersi Paese sicuro. Il Governo italiano riporta anche all'attenzione della Corte il fatto che, nonostante la Libia non abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite relativa allo status dei rifugiati, con il Trattato di amicizia del 2008, questa si era espressamente impegnata a rispettare i principi della Carta delle Nazioni Unite e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Ciò che sostiene l'Italia è che, in base alle sue informazioni, non avrebbe avuto alcun motivo di pensare che la Libia si sarebbe sottratta ai suoi impegni, sostenendo così che, nel caso in cui si constatasse il rischio effettivo di violazione dell'articolo 3, essa non avrebbe alcuna responsabilità in merito e dunque non avrebbe violato il principio di non refoulement.

Quanto invece la Corte afferma è in contrasto con la posizione presa dal Governo italiano. La Corte, infatti, afferma che, nonostante la Libia sia sottoposta ad obblighi internazionali, è noto come questa non li rispetti, tesi confermata da numerosi rapporti di organizzazioni non governative, come Human Rights Watch che, attraverso rapporti pubblicati tra il 2006 e il 2009, ha denunciato la politica adottata dal Governo libico, evidenziando come, in mancanza di un sistema nazionale di asilo, i migranti irregolari in Libia siano spesso sottoposti ad arresti arbitrari, torture, violenze fisiche, compreso lo stupro. In qualsiasi momento, i migranti detenuti potrebbero inoltre essere respinti verso il Paese di origine o, addirittura, abbandonati nel deserto.
L'HRW riporta, inoltre, alcune testimonianze simili a quelle dei ricorrenti, in cui si sosteneva che, in altre circostanze simili, i militari italiani avessero fatto credere alle presone intercettate di essere condotte in Italia mentre, con l'inganno, venivano riportati in Libia, spesso ammanettati e subendo violenze fisiche. Secondo l'HRW, infine, almeno cinque dei migranti respinti in Libia e riusciti poi a tornare in Italia, sono riusciti a farsi concedere lo status di rifugiato. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Sull'illegittimità della pratica dei respingimenti in alto mare operati dal Governo italiano: l'intervento della Corte europea dei diritti dell'uomo

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Saibene
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Filippo Scuto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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