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Casi de-generi. Verso una pedagogia ''queer''

Femminismo nero e indigeno

Si comincia a porre l'attenzione sulla differenza “razziale” comprendendo la posizione differente delle donne nere e indigene in relazione al sessismo, all'oppressione di classe e al razzismo. Alcune femministe afroamericane denunciano una “tripla colonizzazione” vissuta dalle donne di colore: esercitata dalle potenze coloniali, dal patriarcato e dalle femministe occidentali. Sorge un movimento femminista anticoloniale che indaga i movimenti di liberazione e si occupa delle pratiche culturali patriarcali quali le mutilazioni genitali femminili e la poligamia; oltre che un femminismo postcoloniale che indaga gli effetti del colonialismo occidentale sulle istituzioni economiche e politiche, la persistenza di pratiche neocolonialiste nel mondo moderno e le problematiche femminili emerse dopo la fine del colonialismo.

Ma andiamo per ordine: nel 1973 viene fondata a New York la National Black Feminist Organization e nel 1978 il collettivo di Boston Combahee River pubblica la sua prima dichiarazione scritta, The Combahee River Collective Statement affermando:

“We are a collective of Black feminists who have been meeting together since 1974. During that time we have been involved in the process of defining and clarifying our politics, while at the same time doing political work within our own group and in coalition with other progressive organizations and movements. The most general statement of our politics at the present time would be that we are actively committed to struggling against racial, sexual, heterosexual, and class oppression, and see as our particular task the development of integrated analysis and practice based upon the fact that the major systems of oppression are interlocking. The synthesis of these oppressions creates the conditions of our lives. As Black women we see Black feminism as the logical political movement to combat the manifold and simultaneous oppressions that all women of color face.”

Fra le massime esponenti del movimento annoveriamo Barbara Smith, attivista e scrittrice afroamericana che, assieme a Akasha Gloria Hull e Patricia Bell-Scott, scrive l'antologia intitolata in maniera provocatoria All the Women Are White, All the Blacks Are Men but Some of Us Are Brave (1982) (“Tutte le donne sono bianche, tutti i neri sono uomini ma alcune di noi sono coraggiose”) e l'anno dopo pubblica un'ulteriore antologia dal titolo Home Girls. A Black Feminist Anthology. The Bridge Called My Back edita nel 1981 da Cherrie Moraga e Gloria E. Anzaldua, è l'altra antologia di riferimento del femminismo nero e indigeno; nelle tre antologie si si fa luce sull'essenziale intersezione fra “razza” e genere.
Altro testo importante è Donne, razza e classe (1981) di Angela Davis, in cui la scrittrice e attivista mette in rilievo il razzismo ed il classismo del primo femminismo ma allo stesso tempo, evitando toni vittimistici, propone la positività delle tradizioni conservate e perpetuate dalla popolazione afroamericana nel periodo della schiavitù. Angela Davis invita le donne nere a riappropriarsi del proprio patrimonio culturale e a rivalutare le relazioni sociali quali la famiglia e la comunità.

bell hooks, il cui nome di nascita è Gloria Jean Watkins, docente universitaria, scrittrice e attivista, è un'altra figura di spicco del femminismo nero. Attenta all'intersezionalità fra “razza”, capitalismo e genere, descrive nei suoi testi la costituzione di diversi sistemi di oppressione. Ma nella sua produzione sterminata, tratta temi differenti come l'educazione, l'arte, la storia, la sessualità. A proposito di pedagogia in Teaching to Trangress: Education as the Practice of Freedom (1994), incoraggia gli educatori e gli insegnanti ad utilizzare un approccio trasgressivo, ovvero stimolando gli studenti a trasgredire ogni confine razziale, sessuale e di classe, al fine di raggiungere un'autentica libertà. Allo stesso modo descrive l'insegnamento come un atto performativo ed erotico, che possa offrire spazi di cambiamento, invenzione e spinte desideranti. La sua teoria sul femminismo invece è presentata nei suoi testi Ain't I a Woman. Black Women and Feminism (1981) e Feminist Theory: From Margin to Center (1984), nei quali oltre a denunciare la marginalizzazione di alcune voci di donne afroamericane all'interno del movimento femminista, afferma la necessità di un linguaggio comune che coinvolga donne di ogni età, classe e colore di pelle per generare finalmente un movimento femminista globale e di massa.

“Nera, lesbica, madre, guerriera, poetessa”, così si definisce Audre Lorde (1934-1992), una delle poetesse afroamericane più celebri, i cui testi principali sono Zami: A New Spelling of My Name (1982) e Sister Outsider: Essays and Speeches (1984). Con voce autobiografica, Lorde costruisce e articola nei suoi testi la soggettività di una donna lesbica di colore, soggettività che pare invisibile all'interno della società americana del tempo. Tutta la sua vita ed il suo talento creativo sono dedicati a rendere visibili le ingiustizie di razzismo, sessismo, classismo e omofobia. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Natalia De Martin Deppo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2019-20
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: Pedagogia
  Relatore: Silvia Demozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

pedagogia
studi di genere
femminismi

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