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La gestione negoziata dei conflitti nei gruppi di lavoro e gli stili cognitivi nella decisione

Le decisioni di gruppo e l’influenza della social cognition

Secondo ricerche collegate alla psicologia cognitiva, le decisioni di gruppo risentono della social cognition (Palmonari 1995; Kerr Tindale 2004). Il team viene immaginato come un recipiente in grado di elaborare informazioni o addirittura, come un’unità per la risoluzione dei problemi. Con questa concezione il gruppo di individui o persone elabora le informazioni, le idee, riferendosi a processi cognitivi condivisi dagli stessi membri del gruppo, prima ancora di incontrarsi per la prima volta, altrimenti che vengono condivisi durante la discussione dal gruppo medesimo.

Sono molteplici i vantaggi nelle decisioni in gruppo e il risultato che può venire fuori soprattutto in relazione al fatto, che il più delle volte, per un gruppo di lavoro, partecipare alla realizzazione di una decisione che porta a concretizzare un progetto, accorcia le distanze e contribuisce a diminuire i conflitti.

Nel dettaglio al riguardo, sono stati determinati alcuni aspetti positivi ed alcuni negativi, tra quelli positivi è stata rilavata:
• qualità della decisione;
• possibilità di ripartizione dei compiti, potenziale e positiva influenza sul morale dei membri implicati nel processo decisionale;
• più intensa disposizione al rischio, a differenza della decisione dei singoli individui, o al contrario eccessiva estremizzazione in direzione di posizioni con minore rischio;
• maggiore creatività dovuta alla scambievolezza di prospettive differenti;
• migliore disponibilità all’applicazione delle decisioni da parte dei componenti del team. Gli aspetti negativi rilavati sono:
• dispersione delle risorse, costi elevati e processo decisionale lento;
• eventualità che la decisione non sia idonea, per via della scelta di un compromesso accomodante;
• deresponsabilizzazione;
• complessità nella comunicazione e nella condivisione, nel caso di gruppi particolarmente grandi.

Stante quanto detto, è possibile stabilire che “dall’analisi dei vantaggi e degli svantaggi il gruppo, in quanto luogo spazio-temporale di presa di decisione, può costituirsi come sistema adatto e funzionale a processi decisionali efficaci e intenzionali, o al contrario può diventare il luogo di scelte sbagliate, di distorsioni valutative, di meccanismi psicologici difensivi” (Paolo Moderato, Francesco Rovetto, Psicologo: verso la professione 4/e, McGraw-Hill Education). Più le relazioni tra i membri del gruppo sono qualitativamente alte e prima il team giunge a una decisione di gruppo di un certo livello. Solitamente all’interno delle grandi aziende quando i manager devono far partire un progetto nuovo o una start up, costituiscono dei team a progetto speciale, composti da personale selezionato e altamente performante, proprio perché nella loro visione, hanno in mente di raggiungere un risultato eccellente. All’interno di un team, contribuiscono al raggiungimento dell’obiettivo anche i rapporti che si innescano tra i membri e le abilità specifiche che questi ultimi posseggono. Come accennato nel paragrafo precedente, la decisione che viene adottata al livello di gruppo, tramite il criterio del consenso, abbraccia quasi sempre un maggiore sperpero di tempo, ciò ovviamente non si verifica se la decisione giunge da un singolo individuo. Entrano pertanto in gioco anche la fatica connessa con il dialogo, l’ascolto, l’incoraggiamento, la negoziazione, la critica biunivoca, il peso dell’emotività che la interscambiabilità causa.

Differenti dai principali eventi che contraddistinguono la presa di decisione in gruppo sono i principi della polarizzazione e del pensiero di gruppo. Il principio della polarizzazione è stato per la prima volta introdotto, negli anni sessanta, da Stoner e da Moscovici e Zavalloni, i quali hanno riscontrato come in gruppo si registrasse una più alta propensione a prendere decisioni rischiose a differenza di quanto avrebbero fatto i componenti del gruppo uno per uno. Secondo quanto sostenuto dai predetti “questo non riguarda solamente il comportamento di rischio, difatti, la polarizzazione si verifica altresì in caso contrario, quando il gruppo può decidere per un investimento di maggiore prudenza se le posizioni individuali iniziali sono in prevalenza più controllate. La definizione del fenomeno della polarizzazione fa così riferimento a uno spostamento delle opinioni del gruppo nella direzione già dapprima predominante nei giudizi individuali” (Mannetti 2002).

L’influenza informativa determina il più delle volte l’effetto della polarizzazione. Una seconda interpretazione fa all'opposto, riferimento all’influenza normativa, in base alla quale: “le persone tenderebbero a conformarsi alla norma del gruppo” (Colautti 2004). Quindi una volta resa nota la posizione della maggior parte del gruppo riguardo al rischio, numerosi avrebbero la propensione a uniformarsi per andare nella direzione favorita dal gruppo. “Il finale genererebbe un processo decisorio distorto e in casi drastici anche una divisione grave del gruppo” (Paolo Moderato, Francesco Rovetto, Psicologo: verso la professione 4/e 2015, McGraw-Hill Education Italy, srl). Il più delle volte i gruppi non procedono al meglio delle loro possibilità, ma non perché non sono in grado di farlo, ma meramente perché non ne hanno un concreto bisogno. Quindi da una parte sussiste il bisogno di reclutare un gruppo per portare a termine un compito, mentre d’altra parte la conduzione dei team di lavoro o comunità è così articolata ed eterogenea e le loro performance così imprevedibili, fino quasi a generare una contrapposizione al bisogno iniziale di reclutamento dello stesso.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La gestione negoziata dei conflitti nei gruppi di lavoro e gli stili cognitivi nella decisione

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Informazioni tesi

  Autore: Lisa Di Giovanni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi dell'Aquila
  Facoltà: Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologiche
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Giuseppe Curcio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 40

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stili cognitivi
teoria del prospetto
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