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Lo stress lavoro correlato nell'ambito delle forze di polizia

Lo stress nelle Forze Armate e i casi-limite

La condizione di stress nell’ambito del personale delle Forze dell’Ordine può raggiungere livelli talmente rilevanti da portare a conseguenze estreme, di cui spesso si occupano i mezzi di informazione e gli articoli di cronaca. Ci si riferisce, ad esempio, alle azioni di violenza gratuita, all’uso improprio delle armi, all’abuso delle proprie prerogative, come è accaduto nel caso della scuola Diaz di Genova in occasione dello svolgimento del G8 del 2001, in cui reparti mobili della Polizia di Stato fecero irruzione con il supporto operativo di alcuni reparti dei carabinieri; e come sembra sia successo anche nel caso Cucchi del 2009, con il coinvolgimento di un nucleo di carabinieri e la copertura omertosa di alcuni ufficiali superiori, il cui processo è ancora in fase di dibattimento. Tuttavia, se la gran parte di tali azioni eccessive compiute dalle forze dell’ordine ai danni di cittadini inermi sia da addebitare soprattutto all’eccesso di zelo, o ad un malinteso senso delle funzioni poliziesche, o ad un abuso di potere da parte di chi si ritiene unico depositario degli strumenti coercitivi per la difesa dello Stato, i casi in cui i gesti estremi sono da addebitarsi unicamente alle condizioni di stress giunte ai limiti del parossismo sono quelli in cui la violenza del dipendente delle forze dell’ordine è rivolta contro i propri familiari, o contro se stesso, come purtroppo avviene nei casi di suicidio. Ed è proprio di questi ultimi eventi che intendiamo occuparci in questa parte del nostro lavoro.

Il tema del suicidio tra militari e forze dell’ordine passa tra una riservatezza estrema, da parte degli organi ufficiali competenti, a un allarme diffuso da parte della stampa, quando qualche appartenente alle forze dell’ordine si toglie la vita. Malauguratamente tali eventi luttuosi e sconvolgenti non sono affatto rari in Italia. Nel corso di una interrogazione parlamentare del luglio 2011 il Ministro della Difesa ha dovuto ammettere che dal gennaio 2000 al giugno 2011 nel nostro Paese si erano dovuti registrare almeno 88 casi di suicidio nelle Forze Armate e 141 nell’Arma dei Carabinieri. In generale, obbligare la ricerca a “guidare” le autorità militari in zone di studio finora poco esplorate, al fine di poter arrivare a una previsione del rischio di suicidio, una gestione del fenomeno e, ove possibile, a una sua riduzione.
Come per altre situazioni lavorative, le installazioni militari sono tenute a mantenere ambienti di lavoro sicuri che supportino la salute dei lavoratori. Si trattò di una rivelazione sconvolgente, in quanto le ricerche condotte fino ad allora sui casi di suicidio erano state condotte con estrema cautela, in notevole segretezza, non solo in considerazione degli effetti devastanti che la realtà dei suicidi poteva produrre sul morale delle varie unità delle Forze dell’Ordine, ma anche per le conseguenze politiche, sociali e psicologiche che tali notizie avrebbero potuto suscitare nell’opinione pubblica. Fino a quel periodo, infatti, erano stati scarsi e affrettati i lavori degli specialisti che hanno esaminato i casi di suicidio o i fattori predittivi specifici che li avevano determinati. [...]

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Informazioni tesi

  Autore: Mario Scandone
  Tipo: Tesi di Master
Master in Psicologia della salute organizzativa
Anno: 2019
Docente/Relatore: Renato Pisanti
Istituito da: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 85

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