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Come si racconta(va) la guerra: il conflitto del Kosovo nelle cronache del ''Corriere della Sera'' e del ''manifesto''

Informazioni tesi

  Autore: Arianna Barone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Alberto Giordano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

La tesi ha l'obiettivo di far emergere i differenti approcci di due giornali al racconto di una guerra che ha visto coinvolta, anche se non direttamente, l'Italia. Sono stati presi in considerazione quattro avvenimenti cardine del conflitto, legati tra loro dalla ricostruzione storica e politico-diplomatica che si è protratta durante i tre mesi in cui si è svolta la guerra.

Informazioni tesi

  Autore: Arianna Barone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Alberto Giordano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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2 Introduzione La guerra del Kosovo, che viene fatta coincidere con l’operazione della Nato Allied Force, durò 78 giorni, dal 24 marzo al 10 giugno 1999. La guerra fece nascere un nuovo, ampio dibattito, che si protrasse anche sui giornali, e che contribuì a rimettere in discussione le categorie tradizionali della politica moderna 1 . Nonostante siano passati dieci anni dal conflitto nella regione, la società kosovara è ancora polarizzata e le stesse dinamiche che condussero alla guerra del 1998-1999 sono ancora delle micce pronte ad essere accese. Roland Dannreuther aveva osservato che l’importanza della crisi del Kosovo si basava sul fatto che essa si poteva considerare «a “prism through which some of the most contentious and unresolved questions of contemporary international politics have been debated”» 2 . Il conflitto in Kosovo fu una prova cui venne sottoposta l’opinione pubblica occidentale. L’importante novità che caratterizza questo conflitto, nell’ambito della storia italiana, è il fatto di essere la prima guerra europea che vide la partecipazione del nostro Paese dopo la fine della seconda guerra mondiale, che sembrava segnare uno spartiacque imprescindibile della Storia, in seguito al quale il continente europeo non si sarebbe più macchiato dei crimini che vide commettere nel proprio territorio (e non solo) durante la prima metà del ventesimo secolo. Una guerra, fa notare acutamente lo storico Angelo D’Orsi, «[…] i cui attori (gli aggressori) non hanno mai fatto ricorso alla parola stessa [guerra, ndr], preferendo, oltre a tutta una serie di espressioni parafrastiche, la denominazione asettica (ufficiale) di “Operazione Allied Forces”» 3 . La decisione di affrontare questo argomento ha suscitato in me non poco timore, soprattutto a causa della complessa trama storica e politica ad esso sottesa, che però mi ha dato la possibilità di conoscere un tema di storia contemporanea ancora oggi dibattuto dagli studiosi; inoltre, la scelta di osservarlo attraverso la “lente” di due 1 Cf. Raffaella Gherardi, Il futuro, la pace, la guerra. Problemi della politica moderna, Roma, Carocci editore, 2007, p. 109. Gherardi, inoltre, specifica: «Anche in Italia, come nel panorama internazionale della ricerca, la riflessione teorica sui caratteri delle guerre contemporanee ha subito una potente accelerazione dopo la guerra in Kosovo e particolarmente a seguito degli avvenimenti succeduti all’11 settembre 2001», ivi, p. 129. 2 Roland Dannreuther, “War in Kosovo: history, development and aftermath”, in M. Buckley and S. Cummings (eds.), Kosovo: Perceptions of War and Its Aftermath, London, Continuum, 2001, p. 13. 3 Angelo D’Orsi, I chierici alla Guerra. La seduzione bellica sugli intellettuali da Adua a Baghdad, Torino: Bollati Boringhieri, 2005, p. 182.

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