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L’evoluzione del sistema capitalistico: le quattro rivoluzioni industriali e il ruolo dell'innovazione

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Bonura
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Libera Univ. Internaz. di Studi Soc. G.Carli-(LUISS) di Roma
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Amedeo Lepore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 45

Obiettivo della tesi è evidenziare alcuni aspetti del rapporto tra tecnologia e sviluppo economico nel corso degli ultimi duecento anni, in corrispondenza con le diverse fasi di modificazione degli assetti industriali del capitalismo. In questo contesto, un focus particolare è dedicato alla quarta rivoluzione industriale oggi in corso attraverso la chiave di lettura offerta dalla teoria della distruptive innovation.
Nel primo capitolo viene analizzato in primis il concetto di protoindustrializzazione, un’industrializzazione ancora a livello embrionale in fase di sviluppo, ma che nonostante tutto pose le basi per le successive rivoluzioni che conseguirono.
In seguito vengono analizzate le quattro rivoluzioni industriali, le innovazioni, gli effetti e le conseguenze che ognuna di loro contribuirono ad apporta al mondo dell’industria.
L’introduzione di nuovi macchinari e tecnologie, il mutamento della struttura organizzativa e il ridimensionamento dell’impresa sono solo alcuni dei fattori che hanno permesso tale cambiamento.
Nel secondo capitolo invece partendo dalle influenze dalla Scuola Neoclassica e della Scuola Austriaca, possiamo vedere il percorso seguito da Joseph Alois Schumpeter nella creazione della sua teoria sulla Distruzione Creatrice, e come questo abbia influito radicalmente sulla terza rivoluzione industriale. Ripercorrendo la vita dell’economista si riesce a comprendere cosa lo abbia portato all’elaborazione della sua più celebre teoria e successivamente è presentata la sua teoria in correlazione con terza rivoluzione industriale.
Nel capitolo finale invece il tema principale è legato alla teoria di Clayton Christensen della Distruptive Innovation e l’influenza che essa ha apportato nel mondo moderno all’interno dell’azienda e del mercato.
Vi è una netta distinzione tra le innovazioni incrementali e le innovazioni dirompenti ed entrambe vengono analizzate in base al ruolo che hanno e che ricoprono. E’ inoltre presentato un grafico che descrive appieno lo sviluppo di una Distruptive Innovation all’interno di un mercato e di quale è il percorso che attraversa per farsi strada tra le altre imprese incumbent. Infine è analizzata la stretta correlazione che vi è tra a Distruptive Innovation e la quarta rivoluzione industriale e come questa è stata utilizzata da molti luminari del ventesimo secolo come faro da seguire per portare sul mercato le loro imprese, alcuni esempi noti a tutti sono il caso di Google, Apple ed Amazon.

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  Anno: 2016-17
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  Corso: Economia aziendale
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27 CAPITOLO III- Teoria della “Distruptive Innovation” di Clayton Christensen 3.1 Analisi della Distruptive Innovation La prima volta che venne introdotto il termine “distruptive technology” fu nel 1995 dai professori Clayton Christensen e Joseph Bower, nel loro articolo intitolato “Disruptive Technologies: Catching the Wave” pubblicato sull’ “Harvard Buisness Review”. Tale articolo era rivolto principalmente ai dirigenti delle imprese che prendevano decisioni di finanziamento o acquisizione. Entrambi i due professori non si aspettavano il successo che avrebbe riscontrato; pionieri di Internet come Steve Jobs, Jeff Bezos e Larry Page, avrebbero fatto della distruption il loro faro. Possiamo circoscrivere il termine distruptive innovation all’ambito aziendale, il quale si riferisce ad un’innovazione che crea una nuova rete di mercato e di valore che interferisce con altre reti di mercato e di valore presenti già sul mercato. Bisogna sottolineare che non tutte le innovazioni sono considerate distruttive. L’introduzione delle prime automobili sul mercato del 1800, non viene considerata come un’innovazione distruttiva poiché prima di quell’epoca vi erano altri mezzi di trasporto utilizzati. Quando Ford, nel 1908, introdusse sul mercato “l’automobile per tutti”, si venne a creare un’innovazione distruttrice, poiché mutò il mercato dei trasporti. La caratteristica delle distruptive innovation è che tendono ad essere create da imprenditori estranei a società già esistenti sul mercato. I due autori con il termine disruption descrivono un processo nel quale le imprese più piccole e con quantità inferiori di risorse a disposizione sono in grado di sfidare, le imprese dominanti in un determinato settore, avendo successo. Le imprese dominanti commettono l’errore di concentrarsi sul miglioramento di prodotti e servizi destinati a clienti solitamente più redditizi, trascurando le esigenze ed i bisogni degli altri segmenti. I nuovi entranti sul mercato iniziano ad indirizzare le loro attenzioni verso quei settori trascurati dalle imprese più grandi, riscontrando successo, riuscendo a ricavarsi una nicchia nel mercato, soddisfando i bisogni dei settori ignorati, e spesso a prezzi decisamente inferiori rispetto ai concorrenti. Le imprese dominanti, concentrare nella ricerca di una maggiore redditività, il più delle volte non riescono a fronteggiare in maniera adeguata questo attacco, e ciò porta ad un surclassamento da parte dei “nuovi entranti”. In questo modo questi ultimi si evolvono per riuscire a soddisfare porzioni sempre più consistenti di mercato, offrendo le stesse prestazioni offerte dalle ex imprese dominanti ma mantenendo i vantaggi che le hanno caratterizzate nel loro primo successo. Nel momento in cui i clienti “tradizionali” decidono di abbandonare le imprese dominanti per passare all’offerta proposta dai nuovi entranti si ha la “distruption”. Secondo Christensen e Bower si può parlare di “distruptive innovation” in due occasioni: quando questa si

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