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Nella Rete delle redazioni: viaggio dal Corriere dell'Umbria a Rai News 24

Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Tibollo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Pierfrancesco Pensosi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158


L’obiettivo principale di questo lavoro è la scoperta dell’impatto che Internet ha avuto nelle redazioni italiane.
La prima questione che questo elaborato introduce riguarda la possibilità di qualificare Internet in quanto fonte giornalistica e che tipo di fonte possa essere.
In quanto veicolo di informazioni, Internet può essere qualificato come nuova fonte giornalistica. Si tratta comunque di una fonte indiretta, dal momento che qualsiasi informazione immessa in Rete ha subito una mediazione, poiché è stata digitalizzata.
Bisogna distinguere, poi, tra le fonti primarie, cioè quelle istituzionali o che possiedano una competenza specifica, e le fonti secondarie, cioè quelle che veicolano informazioni che devono essere verificate.
Su Internet, nella maggior parte dei casi, si trovano informazioni che si devono considerare fonti secondarie, da verificare più volte, ma ad esse si contrappongono le ‘house organ’, che contengono informazioni da considerare primarie perché provenienti da un sito ufficiale.
Qualsiasi notizia venga inserita in questo tipo di siti contiene il marchio della veridicità per il solo fatto di provenire da un organo ufficiale, che ha interesse a non mettersi in cattiva luce.
Nell’opera segue una trattazione storica, tecnica e teorica sul nuovo medium Internet e sulle sue applicazioni.
Il secondo capitolo, invece, si occupa delle nuove figure professionali che si sviluppano con la diffusione di Internet in redazione, degli strumenti che possono essere utilizzati dal giornalista per una navigazione veloce ed efficace, ma anche dei rischi insiti nell’uso di Internet.
Il pericolo che i giornalisti sentono come più grave sta nel cadere in errore, per la mancanza di tempo per verificare le notizie, ma anche perché su Internet c’è chi mette delle vere e proprie “trappole”. Un’ampia trattazione, per questo, è dedicata alle “bufale”, le trappole della Rete che minano il lavoro dei giornalisti.
Alcune volte le bufale sono penetrate nelle maglie dei controlli redazionali perché aiutate dalla stessa opinione pubblica, come nel caso dei falsi allarmi terroristici o delle notizie false riguardanti la guerra in Iraq. Il terrore e lo scompiglio provocato dalla guerra creano un terreno fertile per far circolare i falsi, che attraverso la Rete si diffondono più velocemente.
Dopo l’11 Settembre 2001, l’11 Marzo 2003 e le guerre in Afghanistan e in Iraq è il terrorismo a fare notizia, più di qualsiasi altro argomento, per questo si parla di “guerra mediatica”.
Infine, nell’ultima parte della trattazione, si entra nelle redazioni italiane, per scoprire cosa pensano i giornalisti di Internet. Due ricerche condotte a cavallo del 2000 danno la misura della considerazione che i giornalisti hanno del nuovo medium. Complessivamente convinti che esso sia un valido strumento di lavoro, sia per le ricerche, che per gli approfondimenti, i giornalisti non lo ritengono però del tutto attendibile.
Dopo le due ricerche, vengono i due case study, su Il Corriere dell’Umbria e Rai News 24 e le loro strutture editoriali e produttive totalmente diverse. Sono stati collocati in coda per una scelta ben precisa: rappresentare, prima di tutto, il panorama in cui sono immersi.
Inoltre, sono in ordine di diffusione, dal più piccolo al più grande, ma anche in ordine di uso di Internet, dal quotidiano locale che non lo considera troppo utile, al canale all news che lo considera indispensabile.
Infine, quattordici giornalisti, provenienti da diversi tipi di redazioni italiane sono stati contattati affinché rispondessero a domande inerenti all’uso di Internet in redazione. Hanno risposto per lo più attraverso l’e-mail, quindi attraverso Internet. Attraverso le risposte dei giornalisti, anche se non si possono fare statistiche per il numero esiguo e per la casualità del campione, si possono trarre degli spunti.
Molti di loro hanno confermato che Internet è uno strumento di lavoro, un gigantesco archivio che contiene informazioni di qualità, ma anche tanta immondizia.
La maggior parte degli intervistati ritiene che Internet sia utile soprattutto per approfondire le notizie, per aggiungere qualcosa agli articoli e ai servizi.
In conclusione, sono stati analizzati i possibili sviluppi futuri dei media e dell’informazione, fra i quali la convergenza digitale, che potrebbe sconvolgere in maniera dirompente lo scenario rappresentato in questa trattazione.

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2.4 Nella casella di posta elettronica del giornalista Sono diventate migliaia le notizie che viaggiano attraverso la posta elettronica, tanto che anche questa applicazione della Rete si può annoverare fra le nuove fonti giornalistiche. Gli uffici stampa si servono sempre più di frequente dell’e-mail per diramare i propri comunicati ai media. Su Internet si trovano tutti gli indirizzi necessari per inviare un’e- mail alla redazione prescelta e in certi casi ci sono anche gli indirizzi dei singoli giornalisti. La posta elettronica è stata in molti casi il passaggio privilegiato anche per le rivendicazioni di atti criminali, dal momento che l’uso della posta elettronica lascia poche tracce. Ad esempio, la rivendicazione dell’omicidio del professor Marco Biagi, come racconta Marco Pratellesi «viene rivendicato dalle Br con un documento di ventisei pagine spedito via posta elettronica […] e distribuito attraverso un server romano a cinquecento destinatari tra partiti, giornali e organizzazioni sindacali» 1 . D’altra parte, proprio la non verificabilità dell’origine dell’e-mail pone sotto sorveglianza tutte le notizie che giungono nelle redazioni attraverso questo mezzo di comunicazione e impone attenti controlli. Anche per una funzione portante del mestiere del giornalista come il realizzare interviste l’uso della posta elettronica apre la strada a possibili innovazioni. Anche se, tradizionalmente, l’intervista viene realizzata telefonicamente o “vis a vis”, la posta elettronica può essere una soluzione per realizzare alcuni tipi di intervista. L’uso di questo nuovo mezzo di comunicazione pone di fronte ad una serie di pro e contro. Fra i pro, si possono annoverare la velocità di trasmissione, la caratteristica di non dover ridigitare il testo, che, differentemente 1 Pratellesi M., NewJournalism, Milano, Mondadori, 2004, pag. 82

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