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Geografia dei rapporti Nord-Sud. Il commercio equo-solidale per la difesa dei diritti d'infanzia.

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Apicella
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione e della formazione
  Relatore: Carlo Pongetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 80

Il Commercio Equo-solidale si basa su criteri e valori che si contrappongono all’economia dominante, offrendo ai produttori svantaggiati una possibilità dignitosa di sviluppo economico e di progresso sociale. Esso risponde a un bisogno di eticità oggi piuttosto diffuso nella nostra società, come reazione alle ingiustizie, alle incertezze e alle problematicità dell’attuale situazione internazionale. Vengono, comunque, presi in considerazione anche gli effetti della globalizzazione, nelle sue contraddizioni e nelle disuguaglianze che spesso contribuiscono ad aggravare il sistema economico.
In seguito sono stati considerati i criteri e i principi che sono alla base di questa situazione emergente; la ricerca, infatti, si è focalizzata sull’affermazione del commercio equo-solidale in Umbria e sugli esiti della manifestazione “Altrocioccolato”. Questo per dare concretezza di attenzione ai principi sia dell’infanzia sia dei lavoratori prendendo in considerazione la serie di iniziative che pur puntiformi e legate al contesto locale, ma non per questo sporadiche o occasionali, sono state realizzate dall’associazione”Moninbò” la quale porta avanti il discorso del commercio equo a Perugia e in Umbria.
Nel secondo capitolo l’attenzione si è soffermata sull’operato e sulla riflessione condotta dai padri del commercio equo-solidale in Europa: Frans der Hoff e Nico Roozen.
La loro storia, le loro scelte di vita e il loro incontro hanno determinato la nascita di questo nuovo progetto economico volto a realizzare il sogno di piegare le regole del commercio tradizionale e a dare “voce” agli ultimi, ossia a coloro che sono sistematicamente esclusi.”
Il terzo capitolo è dedicato: ai problemi dell’infanzia, in quanto profondamente coinvolta nei sistemi di produzione attuati dalle multinazionali nei paesi in via di sviluppo; e al lungo cammino, anche impegnativo, che è stato compiuto per permettere il riconoscimento dei suoi diritti.
Per molto tempo, infatti ha dominato l’idea che il bambino fosse semplicemente un uomo di formato ridotto, e che l’infanzia dovesse essere ritenuta un breve periodo di transizione che passava presto e della quale si perdeva il ricordo . Questa visione così dura e riduttiva dell’infanzia si è perpetrata a lungo, parimenti viene presa in considerazione la violazione dei diritti d’infanzia, lo sfruttamento del lavoro minorile, l’abbandono scolastico e tutto ciò ha dei risvolti drammatici come la violenza e i danni psicofisici sul bambino; piaghe ancora assai diffuse in molti paesi e non solo in quelli in via di sviluppo.
In tal senso si fa riferimento al Dossier prodotto da Michel Larouche, direttore di Save The Children, in cui viene descritto lo sfruttamento che avviene in alcuni paesi dell’Africa: in Costa d’Avorio, ad esempio, c’è una forte migrazione dai paesi confinanti, Burkina Faso e Mali, dove avviene l’impiego di manodopera infantile.
Ciò dipende dal fatto che questo paese, essendo il primo produttore di cacao al mondo, necessita fortemente di manodopera e le condizioni di molte famiglie sono di estrema povertà, spesso indebitate alimentano il lavoro minorile; forma di abuso sull’infanzia.
Queste sono le ragioni principali che hanno determinato le condizioni per un lavoro entusiasmante supportato dalla personale esperienza condotta all’interno della Bottega Monimbò . Ciò costituisce l’argomento dell’ultimo e conclusivo, nonché quarto capitolo redatto anche attingendo alla personale esperienza condotta in questa struttura per espletare il tirocinio formativo. La collaborazione con la Bottega Monimbò mi ha fornito la possibilità di avere maggiore conoscenza delle potenzialità sottese al progetto economico alternativo e di riflettere sulle proposte concrete riguardo alle modalità per combattere il lavoro minorile.
Concludendo è possibile aggiungere che parlare di commercio Equo-Solidale oggi, non significa richiamarsi a generali appelli di solidarietà, ma vuol dire focalizzare l’attenzione sugli squilibri economici e sociali che caratterizzano le periferie del mondo, sia quelle delle nostre città sia quelle di continenti lontani.

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1 INTRODUZIONE Una profonda evoluzione ha investito gli scambi commerciali a livello planetario negli ultimi decenni. In tale scenario si è delineata, dopo il 1970, una struttura tripolare comunemente denominata “Triade” e costituita dai poli dell’Europa Occidentale (oggi meglio chiamata Unione Europea), dell’America del Nord e del Giappone (di cui più recentemente si sono aggiunte la Cina e i paesi di nuova industrializzazione detti NIC 1 ). Considerando l’entità dei flussi commerciali, che legano i partner della Triade, si nota: il ruolo dominante dell’Europa, la quale costituisce il mercato più ampio, anche se, a confronto con gli U.S.A ha perso il suo primato di ricchezza; la progressiva crescita del potere commerciale dell’area nipponica, la quale peraltro risulta maggiormente impermeabile rispetto alla velocità di penetrazione al suo interno degli altri due partners. Dal contesto globale comunque, emerge un dato eclatante in quanto evidenzia che oltre il 70% del commercio resta appannaggio dei paesi sviluppati. A fronte, la gran parte degli altri paesi, ossia i cosiddetti paesi del Sud del mondo o quelli in via di sviluppo (PVS), partecipa al commercio internazionale, offrendo materie prime (spesso si tratta di risorse minerarie e petrolifere) o beni voluttuari anche di derivazione agricola, legati alle produzioni di piantagioni. 1 ( Newly Industrialized Countries) Paesi di nuova industrializzazione.

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Parole chiave

commercio equo-solidale
diritti d'infanzia
globalizzazione
lavoro minorile

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