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I fondi chiusi di Private Equity: definizione e profili normativi

Informazioni tesi

  Autore: Fabio Costarelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia della banca della borsa e delle assicurazioni
  Relatore: Andrea Pericu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

Con il termine Private Equity si definisce l’investimento nel capitale di rischio di imprese generalmente non quotate, da parte di investitori specializzati, tramite l’acquisto di partecipazioni azionarie. L’ obiettivo dell’investitore non è, come si potrebbe pensare, l’assunzione del controllo dell’impresa, ma il capital gain ottenibile tramite lo smobilizzo futuro della partecipazione. Per contribuire alla buona riuscita dell’operazione, l’investitore istituzionale, oltre alla fornitura del capitale di rischio, porterà all’interno dell’impresa target le proprie competenze professionali, il proprio know how manageriale, per sviluppare e far crescere l’azienda.
Al fine di comprendere meglio il ruolo che l’investimento nel capitale di rischio, ha in un moderno sistema finanziario, nella prima parte verranno trattate le procedure per la creazione di un fondo di Private Equity, le diverse modalità di intervento, relazionate allo stadio di vita dell’impresa oggetto dell’investimento e un’ottica sulle dimensioni del fenomeno.
Premesso che le strutture di fondo chiuso sono lo strumento principe per effettuare l’attività di Private Equity, nella seconda parte dell’elaborato saranno introdotti i principali soggetti coinvolti nel funzionamento dell’operazione, con particolare attenzione alle normative italiane vigenti e alla loro evoluzione.
La parte conclusiva si occuperà di esporre un’analisi critica sullo sviluppo e le opportunità per questo tipo di operazioni in Italia proponendo come esempio di spunto il caso Ducati Motor Holding S.P.A.

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4 I fondi chiusi di Private Equity: definizione e profili normativi. Capitolo I: Il Private Equity 1. Definizione di Private Equity e la creazione di valore. A partire dagli anni ottanta, in Italia, si è visto lo svilupparsi dei distretti industriali caratterizzati dalla presenza di una miriade di piccole imprese a rete, che hanno dato luogo a veri e propri sistemi produttivi locali, in grado di generare grandi economie di scala di sistema, che, principalmente con l’aiuto dell’esportazione, hanno raggiunto vendite di successo a livello internazionale. Negli ultimi anni cambiamenti quali la moneta unica europea, la forte concorrenza internazionale, la presenza di nuovi attori sul mercato come India e Cina e il ritardo nell’introduzione nel nostro Paese di intermediari specializzati a supporto della crescita delle Pmi, hanno fatto si che le stesse in genere si presentassero sottopatrimonializzate e altamente indebitate, con una struttura delle fonti di finanziamento data dal ricorso al credito bancario ordinario, che produce consistenti oneri finanziari. È chiaro quindi, come sottolineato anche da più parti nella letteratura e nella pubblicistica economica, che nel mondo delle imprese non vi è una sufficiente consapevolezza dell’ importanza del capitale di rischio ai fini della sopravvivenza e dello sviluppo aziendale. Problema che risulta amplificato nel nostro paese dalla presenza di un folta rete di imprese di dimensione medio-piccola e piccola. Il Private Equity, attività d’assunzione di partecipazioni durevoli e rilevanti nel capitale d’imprese generalmente non quotate da parte di investitori specializzati, con la finalità di accrescere il valore della partecipazione nel medio termine, per realizzare poi un consistente capital gain al momento della dismissione della stessa; rappresenta una formula per apportare capitale di rischio alternativa ad altre e commisurata allo stadio di sviluppo dell’impresa, che si avvale della presenza di intermediari specializzati nel favorire la crescita delle imprese. In considerazione della finalità e della natura dell’operazione l’investimento necessita di un ampio respiro, pari a 3/5 anni, e il successivo smobilizzo risente dell’andamento dei mercati mobiliari, sia direttamente in presenza di una quotazione in borsa che indirettamente nel caso di forme di uscita alternative.

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