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La serialità delle produzioni horror della Hammer Film

Questo elaborato riguarda il carattere seriale delle produzioni della Hammer Film e si concentra sui cicli horror realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta.
Il primo capitolo affronterà il legame tra la serialità e l’horror, mettendo in risalto la ripetitività strutturale del genere, dei suoi temi e dei suoi personaggi, ponendo a confronto diverse definizioni di horror e collocando la sua origine nella letteratura gotica, fra diciottesimo e diciannovesimo secolo. Il capitolo, inoltre, tratterà brevemente lo sviluppo della produzione horror dal cinema delle origini, fino agli anni Trenta, quando, con le serie della Universal, viene codificato il genere.
Il secondo capitolo esaminerà le produzioni horror degli anni Cinquanta, periodo in cui il genere si contamina con la fantascienza, riflettendo nelle trame la situazione sociopolitica contemporanea, determinando una commistione nelle strutture narrative e spingendo verso un rinnovamento dell’horror. In tale contesto, verrà analizzata nel dettaglio la nascita della Hammer Film, ripercorrendo le sue produzioni dalla fine degli anni Trenta, fino alla svolta horror della metà degli anni Cinquanta, un arco di tempo nel quale sono già visibili alcune peculiarità, come lo sviluppo seriale e i rapporti con gli altri mezzi audiovisivi, che verranno approfondite nei capitoli successivi.
Il terzo capitolo prenderà in considerazione più da vicino il metodo di produzione seriale della Hammer, analizzando in ordine cronologico i due principali cicli horror dedicati a Frankenstein e Dracula, che contribuiscono in maniera determinante a formare il modello Hammer. L’ultima parte del capitolo riguarderà le altre produzioni della società, i remake, lo sviluppo di altri brevi cicli e l’invenzione del back – to back, ponendo in primo piano la serialità dei personaggi, ma anche la strategia del riutilizzo dei set.
Il quarto capitolo valuterà le conseguenze dell’imposizione del modello di produzione della Hammer, analizzando i principali studi cinematografici rivali della compagnia, concentrandosi sulla Amicus in Inghilterra e sul ciclo di Poe realizzato da Roger Corman per la American International Pictures negli Stati Uniti. Saranno, in particolar modo, evidenziati il carattere seriale di tali produzioni, le somiglianze e le divergenze dal modello proposto dalla Hammer.
Infine, il quinto capitolo verterà sul declino produttivo della Hammer negli anni Settanta, sulle cause del fallimento dello studio, incapace di cogliere i nuovi gusti del pubblico e di confrontarsi con un nuovo tipo di cinema horror che sorge in quel periodo. Verrà, inoltre, analizzato il rapporto della Hammer con la televisione, iniziato già negli anni Cinquanta e terminato nella prima metà degli anni Ottanta, con la produzione di due serie Tv.

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3 CAP. 1 LA SERIALITÀ DEL GENERE HORROR 1.1. Il genere horror tra ripetizione e serialità Il legame fra serialità e horror, che oggi appare piuttosto diffuso in ogni ambito delle industrie culturali, trova, forse, una maggiore solidità nel panorama cinematografico e televisivo, grazie alla presenza dei numerosi sequel di film quali Saw – L’enigmista (Saw, James Wan, 2004), o Resident Evil (Resident Evil, Paul W. S. Anderson, 2002) e all’enorme successo di serie Tv come True Blood (2008), o The Walking Dead (2010), solo per citarne alcune. Nel caso della serialità televisiva, il confronto con l’horror sembra essere d’obbligo, considerando la forte tendenza alla ripetizione delle serie Tv e la “spiccata predilezione per il ritorno” 1 dei non morti: dagli zombi, che ritornano dalla morte per contagiare i vivi, ai fantasmi che tornano dall’oltretomba per tormentarli, fino alle mummie, che possono essere richiamate in vita con la formula giusta. I più noti personaggi orrorifici, dunque, sono riusciti a conquistarsi un posto in primo piano nelle produzioni contemporanee, compresi, naturalmente, i vampiri, creature della notte per eccellenza, nonché protagonisti in Buffy l’ammazzavampiri (1997-2003), The Vampire Diaries (2009), o nel già citato True Blood. La facilità con la quale la serialità si intreccia con i temi dell’horror è dovuta, probabilmente, alle caratteristiche strutturali del genere e alle origini dell’horror stesso, che, come nota Barry Keith Grant, “sembra essere un genere particolarmente adatto per l’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica” 2 . Rick Altman ha effettuato diversi studi sulla nozione di genere, introducendo la critica come “nuovo soggetto sociale impegnato nella definizione dei generi cinematografici”, 3 insieme agli altri due soggetti riconosciuti: produzione e pubblico. La produzione è preposta al processo di 1 Veronica Innocenti, Guglielmo Pescatore, Il mostruoso quotidiano. Le storie di morti viventi nella serialità, in G. Carluccio, P. Ortoleva (a cura di), Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi, Milano, Il Castoro, 2010, p. 202. 2 Barry Keith Grant, Introduction, in B. K. Grant (a cura di), Planks of Reason. Essays on the Horror Film, Lanham, Scarecrow Press, 1984, p. xii, (trad. mia). 3 Francesco Casetti, Ruggero Eugeni, Altman e l’ornitorinco. Costruire e negoziare i generi cinematografici, in R. Altman (a cura di), Film/ Genere, Milano, Vita e Pensiero, 1999, p. IX.

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Informazioni tesi

  Autore: Domenico del Mastro
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Cinema, televisione e produzione multimediale
  Relatore: Monica Dall'Asta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 102

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