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Fandom! Serie tv vs musica: House Of Cards vs Justin Bieber

Informazioni tesi

  Autore: Mariachiara Montebello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giovanni Boccia Artieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 70

Lo studio si apre con un capitolo introduttivo sull'evoluzione storica del concetto di fandom e sulle differenze emerse tra le due tipologie osservate: il fandom di serie tv e quello legato ad un cantante o gruppo di musicisti.
Nei capitoli successivi prenderà corpo la ricerca che compara le due categorie di fan attraverso un particolare caso di studio: ad essere esaminati saranno il fandom della serie tv americana House Of Cards e quello del cantautore e musicista Justin Bieber. Ci si propone quindi di osservare il livello di coinvolgimento nel fenomeno mediale, quali elementi del contenuto e dell’esperienza dei fan si rivelano essere più o meno rilevanti, e quali linguaggi le fandom utilizzano per esprimersi. Per quanto concerne l’espressione delle fandom online, si è scelto di analizzarne quantitativamente la loro attività in occasione della messa in onda delle puntate 42 e 43 della serie tv americana prodotta da Netflix, House of Cards, e dell'uscita del singolo Cold Water di Justin Bieber in collaborazione con la cantautrice danese MØ e con Major Lazer (progetto di musica dancehall elettronica del cantante, dj e produttore americano Diplo). Una prima codifica dei dati permetterà di catalogare i tweet raccolti con i relativi hashtag per distinguere l’argomento in essi trattato, per poi individuare quali linguaggi i fan utilizzino per raccontare sé stessi e i contenuti di cui fruiscono, rilevando, tramite il tool CloudExplorer offerto da DiscoverText, le 150 parole più ricorrenti nei due insiemi di tweet. Si è poi cercato di osservare se e come le due fandom si esprimano online utilizzando contenuti visuali, rilevando la presenza di immagini, gif, video ed altri user generated content. Prima di abbandonare l'ambito visuale, si è cercato di quantificare l’importanza che l’appartenenza alla fandom ha nella costruzione della propria identità online, focalizzando l’attenzione sugli elementi che il social network offre per presentare sé stessi (nickname, icon e nome utente). Un ulteriore coding di alcuni gruppi di tweet ha permesso di individuare quali sono le vere e proprie pratiche a cui le due fandom si dedicano, e osservarne le differenze. Si è infine cercato di offrire una misurazione delle dinamiche sociali generate dall’evento, in due modi. Innanzitutto, attraverso un’ulteriore analisi dei tweet, ora separati in base ai retweet ricevuti. Successivamente, ad essere osservate saranno le mention, tramite un coding volto a rilevare quanti e quali utenti sono stati menzionati nella discussione a proposito degli eventi mediali esaminati.
Nella parte qualitativa della ricerca, poi, si cercherà di verificare se sul piano individuale si riscontra la presenza degli stessi interessi, motivazioni e sentimenti che spingono i fan a collaborare collettivamente online. Ovvero, si tenterà di completare il quadro generale ottenuto dalla ricerca quantitativa, “tracciando” i percorsi di alcuni fan per svelare i presupposti che precedono il loro esprimersi online, ma che, essendo tali pratiche ormai quotidiane, restano spesso sottintesi. Al fine di osservare quanto determinante sia il ruolo che l’essere fan gioca nella sfera personale dei singoli fan, si è scelto di realizzare delle interviste in profondità, arricchendo quindi la prima parte quantitativa con una seconda di stampo etnografico. Lasciando liberi gli intervistati di esprimersi per il tempo che desideravano sugli aspetti che ritenevano più o meno interessanti della loro esperienza, si è cercato di rilevare opinioni e sentimenti relativi agli aspetti che i risultati della ricerca quantitativa hanno mostrato essere irrinunciabili per quanto concerne l'essere fan. Seguendo l’esempio di Matt Hills e degli altri studiosi che hanno realizzato un’autoetnografia per osservare la loro esperienza di fan, ho inoltre condotto un’analisi di stampo etnografico su me stessa in quanto fan.

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3 1. Introduzione Secondo lo studioso dei media e della cultura popolare Henry Jenkins (2006), i fan studies hanno conosciuto tre momenti distinti. Nella prima fase, autori come Fiske e Tulloch hanno osservato le comunità escludendo dall’analisi i sentimenti provati per gli oggetti di studio. Tuttavia, i Cultural Studies della Scuola di Birmingham, autodefinitisi come lo studio della vita quotidiana, avevano già ribaltato il disprezzo pubblico per le subculture giovanili, demolendo il falso assunto secondo cui il marketing costruisce il mondo dei fan dall’alto in basso. La seconda generazione, nella quale lo stesso Jenkins si colloca accanto a Camille Bacon-Smith, ha quindi adottato una prospettiva di analisi influenzata dalla consapevolezza e dalla conoscenza acquisite nella propria esperienza di fan ancora prima che di studiosi. Le analisi di Jenkins hanno dato inizio a un nuovo filone di ricerca, che si propone di osservare i materiali creati dalle comunità online per contribuire al dibattito sulla cultura di massa attraverso un’elaborazione dei criteri di valutazione dei prodotti dei fan e una definizione delle loro pratiche, in cui un ruolo decisivo viene giocato proprio dal coinvolgimento degli studiosi stessi nella fandom. L’eredità lasciata dalla sua opera più influente, Textual Poachers (1992), è stata raccolta da una nuova generazione di Aca-Fan, contemporaneamente accademici e fan, in grado pertanto di analizzare le contraddizioni delle comunità sfruttando il capitale intellettuale e sociale accumulato in prima persona 1 . 1 H. Jenkins, Fan, Blogger e Videogamers, FrancoAngeli, Milano 2008, pp. 112-114.

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