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Vita di strada e cultura della precarietà

Estratto della Tesi di Fabrizio Boni

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Primo principio: «non esiste probabilmente cultura al mondo che non produca delle eterotopie». Per quanto la vita di strada non sia un elemento rinvenibile in qualsiasi contesto culturale, è opinione diffusa che essa, oltre ad essere un fenomeno eminentemente urbano, rappresenti una realtà comune a tutte le culture metropolitane. Nell’esporre questo primo principio, Foucault precisa anche che esistono diverse «forme» di eterotopia, nessuna delle quali può essere assunta come «universale»; ciò nonostante l’autore individua «due grandi categorie»: le eterotopie «di crisi», che Fuocault attribuisce alle «società cosiddette primitive», rappresentate da quei «luoghi privilegiati o sacri o interdetti, riservati agli individui che si trovano, in relazione alla società e all’ambiente umano in cui vivono, in stato di crisi»; e le eterotopie «di deviazione», che oggi sostituirebbero quelle “di crisi”, «nelle quali vengono collocati quegli individui il cui comportamento appare deviante in rapporto alla media e alle norme imposte». In questa nostra analisi, probabilmente azzardata, le eterotopie “di crisi” e “di deviazione” sembrano coincidere con la “strada”, e ne esprimono la duplice dimensione: quella marginale e quella funzionale. Da un lato infatti, la strada rappresenta il luogo, ed il rifugio, di molte persone in stato di crisi che hanno ceduto sotto il peso di una società selettiva e competitiva; dall’altro, è il luogo in cui questa società colloca, e mantiene, coloro che deviano (quasi fosse una colpa) dalla media del reddito e del comportamento. Secondo principio: «nel corso della sua storia, una società può far funzionare in modo molto diverso un’eterotopia che esiste e che non smette di esistere». A tal proposito possiamo ricordare i molteplici cambiamenti che ha subito il trattamento della povertà estrema e della vita di strada, dal medioevo ad oggi: inizialmente sostenuta e “gestita” dal potere ecclesiastico, che vi individuava una «funzione sociale»; essa è stata successivamente repressa, attraverso una «legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio» che ha interessato tutta l’Europa occidentale, tra il XV e il XVI secolo, e che ha condotto, nel XVII e XVIII secolo, alla reclusione dei vagabondi nelle «case di lavoro»; infine, nel corso del XIX e XX secolo, assistiamo all’introduzione delle «politiche sociali» e la presa in carico della povertà da parte dello stato (P. Guidicini, G. Pieretti, M. Bergamaschi 1995; F. Martinelli 1999; F. La Cecla 1988; M. Bosi 1992). Terzo principio: «l’eterotopia ha il potere di giustapporre, in un unico luogo reale, diversi spazi, diversi luoghi che sono tra loro incompatibili». In questi termini, abbiamo visto in precedenza come la strada sia rappresentata da un insieme di spazi confinanti, e spesso incompatibili tra loro, connessi dalle pratiche vitali delle persone che la abitano. In 20
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Vita di strada e cultura della precarietà

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Boni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Enzo Campelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 163

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