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Il mito di Don Giovanni tra arte e psicanalisi

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Esther Maurini Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 16410 click dal 13/05/2010.

 

Consultata integralmente 14 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

Estratto della Tesi di Esther Maurini

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10 eccesso, ma si mantengono composti nell’ambito della sublime leggerezza mozartiana. I personaggi dell’opera rappresentano l’incarnazione delle convenzioni sociali che regolano la vita tra le persone, che per questo si oppongono alla trasgressiva sregolatezza incarnata da Don Giovanni: il gruppo contro il singolo dunque, che proprio per il suo eccesso vitale sarà destinato ad una punizione senza scampo (la morte), auspicata da quanti desiderano il ritorno all’ordine costituito. Il protagonista, la cui negazione del soprannaturale aveva raggiunto il suo apice nell’invito a cena rivolto alla statua dell’uomo da lui ucciso, muore inghiottito dalle fiamme dell’inferno che aveva sempre rinnegato, in barba agli avvertimenti del fedele servitore e alle minacce degli offesi. La razionalità e l’empirismo si scontrano con una prorompente istintualità animalesca che egli non riesce o non vuole controllare. L’opera si compone di due atti, ed ha inizio con la famosa Ouverture in cui Leporello, servo di Don Giovanni, fa da sentinella davanti alla dimora del Commendatore lamentandosi della sua condizione e raccontando l’ultima impresa amorosa del padrone, che si trova all’interno del palazzo intento a sedurre Donna Anna (“Notte e giorno faticar”). Successivamente si vede Donna Anna, riuscita a scampare all’assalto amoroso di Don Giovanni, che tenta di inseguirlo per scoprire la sua reale identità (“Non sperar, se non m’uccidi”). Al sentire le urla della figlia accorre in soccorso il Commendatore che viene ucciso in duello da Don Giovanni (“Lasciala indegno (…) Ah, soccorso”). Leporello e Don Giovanni riescono a fuggire ed in scena compaiono Donna Anna con Don Ottavio; Don Ottavio cerca inutilmente di consolarla mentre lei gli fa giurare vendetta (“Fuggi, crudele”). Don Giovanni ha già un altro obiettivo, ma mentre espone a Leporello il suo nuovo piano di conquista una Donna entra in scena, ed egli comincia a corteggiarla finché non si accorge che si tratta di Donna Elvira di Burgos, da lui già sedotta e Abbandonata, che stava cercando proprio lui (“Ah! Chi mi dice mai”). A quel punto Don Giovanni con non poche difficoltà riesce a fuggire e la lascia in compagnia di Leporello, che provvede ad illustrarle il catalogo delle conquiste del padrone, in un intento consolatorio (“Madamina”). In quel momento si stanno svolgendo le nozze di due contadini, Zerlina e Masetto (“Giovinette, che fate all’amore”), e Don Giovanni, invaghitosi della promessa sposa, decide di fare di tutto per sedurla, mettendo a tacere Masetto (“Ho capito, signor sì”). Segue il famoso duetto “Là ci darem la mano”, interrotto dall’arrivo di Donna Elvira, che mette in guardia Zerlina portandola via (“Ah! Fuggi il traditor”). Nel frattempo giungono Donna Anna e Don Ottavio, ai quali Donna Elvira denuncia il tradimento di Don Giovanni (“Non ti fidar, o misera”). Ben presto Donna Anna scopre che è Don Giovanni l’aggressore che ha ucciso suo padre ed invoca la vendetta di Don Ottavio (“Don Ottavio, son morta! (…) Or sai chi l’onore”). Don Ottavio risponde esprimendo il suo amore per Donna Anna (“Dalla sua pace”). Intanto Don Giovanni è in attesa del banchetto nuziale (“Finch’han del vino”) e Zerlina cerca di farsi perdonare
Estratto dalla tesi: Il mito di Don Giovanni tra arte e psicanalisi