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L'evoluzione delle scene di battaglia nella storia del cinema dall'analogico al digitale

Estratto della Tesi di Livia Cicerchia

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matografico, già a 30 anni dalla sua nascita. Dotato di un quantitativo spropositato di scene madri (tutte riuscite ed esaltanti), di interpreti sensazionali e di una visione del cinema come grande artificio (mille le manipolazioni sull’immagine e gli effetti di montaggio), Napoleone riesce a far gridare di gioia anche gli italiani nella colossale e retorica scena finale della caval- cata di Napoleone in Italia, con i tre schermi che assumono i tre colori della ban- diera francese e la marsigliese in sottofondo. SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Il film narra la prima parte della vita di Napoleone Bonaparte dal 1781, quando dodicenne frequenta il collegio militare di Brienne, sino all’inizio della Campagna d’Italia quando, ormai generale, nell’aprile 1796 guida nella battaglia di Montezemolo quella che sarebbe diventata la grande Armée. Nel megalomane progetto di Gance doveva essere la 1ª delle 6 parti di un gigantesco affresco napoleonico sino a Waterloo e Sant’Elena. Il Napoleone “visto da Abel Gance” è storicamente opinabile. Un critico dell’epoca, Léon Moussinac, scrisse che “non ha più verità storica della Chanson de Roland”. Traspare in effetti dal film un’esplicita identificazione di Gance con il suo eroe, ma la sua volontà di potenza coincide con quella che Gance attribuiva a se stesso come regista demiurgo e stratega: il suo campo di battaglia era il cinema. Pur nella loro enfatica magni- loquenza che sfiora persino l’ingenuità, non sono poche le sequenze memorabili tra cui la tempesta durante il viaggio dalla Corsica alla Francia, l’assedio e la presa di Tolone, il discorso del generale alla Convenzione, l’arrivo dell’esercito fran- cese in Italia. Adifferenza di molti registi, Gance volle occuparsi in prima persona delle ricerche per il film, immergendosi completamente nel suo soggetto. Egli affermava: “Con Napolèn sono tenuto ad una rigorosa precisione storica, e non devo sacrificare nulla a quest’immortale verità”. Ma quello di Gance era un approccio paradossale, da un lato cercava la verità riempiendo la sceneggiatura di precisi riferimenti storici, dal- l’altro scrisse lunghe sequenze con personaggi immaginari che dovevano fungere da diversivo nelle battaglie, rivolte ed agitazioni politiche, ma avrebbero finito per mettere in dubbio la credibilita del film come documento storico. Ma per lui l’emo- zione doveva essere la cosa più importante e doveva essere trasmessa al pubblico a qualsiasi costo. Egli preferì utilizzare gli eventi storici come trampolino di lancio per l’immaginazione; trasformando alcuni episodi in fiammeggianti brani epici. 9
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L'evoluzione delle scene di battaglia nella storia del cinema dall'analogico al digitale

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Informazioni tesi

  Autore: Livia Cicerchia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Arti e Scienze Dello Spettacolo
  Relatore: Maria Teresa Pizza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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