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I Simboli Religiosi nella Giurisprudenza Italiana

Estratto della Tesi di Erasmo Nasta

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23 punto che le stesse comunità autoctone riscoprono le proprie radici religio- se in un‟ottica di valorizzazione e di superamento delle antiche contrappo- sizioni, chiedendo l‟introduzione di nuove regole comportamentali il cui fattore causale è riconducibile ad elementi religiosi e culturali. Viviamo in una società in cui non è chiaro quale sia il vero valore dei simboli religiosi ed in che modo devono essere recepiti dal mondo esterno, siamo a conoscenza di chi vuole perseguire «chi va in giro mascherato» 40 , chi vuole, invece, continuare a consentire il velo islamico, ed anche i veli delle religiose cattoliche, nelle scuole; a Drezzo (Como) un vigile ha multa- to un‟italiana di religione islamica che indossava per strada il burqa 41 , a Ivrea esiliano la maestra velata 42 , a Novara si impongono nelle mense sco- lastiche cibi rispettosi delle prescrizioni religiose. 40 Il Ministro della Giustizia Roberto Castelli (2001-2006) dichiara inoltre che: «In Italia indos- sare il burqa è reato, passibile di multa, di denuncia»; pubblicato in Corriere della Sera del 5 giugno 2005, p. 22. 41 Il vigile ha contestato la violazione dell'articolo 85 del Regio decreto 773 del 1931, «perchè compariva in luogo pubblico con un velo che le mascherava il viso, rendendo impossibile il ri- conoscimento, e inoltre non ottemperava all'invito di toglierlo», per questo la donna di 34 anni di Drezzo è stata multata due volte, una alla fermata dell‟autobus, a l‟altra in municipio. Il Sin- daco aveva anche emesso un'ordinanza, basata su norme giuridiche già in vigore, che vietava l'accesso ai luoghi aperti al pubblico delle persone che avevano il volto coperto in maniera tale da impedire l'identificazione; ma il prefetto di Como ha annullato l'ordinanza rilevando «ec- cesso di potere e duplicazione di norme esistenti». Da Il Corriere della Sera del 19 settembre 2004. 42 Una donna di origine marocchina, sposa e madre di due bambini, è stata negata la possibilità di frequentare uno stage presso un asilo nido perché aveva il capo coperto dal chador, il velo islamico. La motivazione addotta dalla dirigente del piccolo asilo nido e da alcuni genitori dei bambini frequentanti è che "il fourlard che copre il capo e fascia il collo della maestra, potrebbe spaventare i bambini e farli sentire a disagio: non è razzismo, ma una questione di stile". Da La Repubblica del 22 marzo 2004.
Estratto dalla tesi: I Simboli Religiosi nella Giurisprudenza Italiana

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I Simboli Religiosi nella Giurisprudenza Italiana

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Informazioni tesi

  Autore: Erasmo Nasta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Seconda Università degli Studi di Napoli
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Antonio Fuccillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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