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Movimenti non conflittuali per un cambiamento: l'impegno di intellettuali musulmane.

Estratto della Tesi di Francesca La Corte

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14 L’introduzione del testo ha infatti come titolo la domanda ‘Benaẓīr Bhutto 15 per prima?’ in riferimento alla vittoria della leader politica pakistana alle elezioni a suffragio universale del 16 novembre 1988. Questo evento e le proteste scaturite a seguito da parte di uomini musulmani danno il via a questo libro. In quell’occasione si gridò al sacrilegio: «Orrore! Mai uno Stato musulmano era stato guidato da una donna!». Ma le grida di protesta si levarono solo dopo la vittoria, e non quando la Bhutto si presento all’elezione stessa: «Tutta la stampa, in Occidente come in Oriente, ha ripreso tale argomentazione senza rilevare una circostanza assai curiosa: i politici pakistani hanno invocato la tradizione musulmana solo dopo il loro insuccesso alle elezioni» (Mernissi 1992b, pp.3-4). Ma è vero che mai un paese musulmano era stato, prima di Benaẓīr, guidato da una donna? Un episodio del presente riporta la Mernissi – come nel precedente ‘Donne del Profeta’- a indagare il passato con l’intento di mettere in luce uno dei più grandi delitti storici: «una liquidazione in serie di capi di Stato passata sotto silenzio, nella completa indifferenza delle autorità pubbliche» (Mernissi 1992b, p. 5). In questa analisi del rapporto donna-potere una delle prime questioni affrontate ha carattere terminologico: riguarda l’equivoco tra califfato e sultanato 16 . Califfo e Sultano vanno infatti, spesso, confusi. Al califfato possono accedere soltanto gli uomini, perché ‘sostituti’ del Profeta Maometto 17 . Al sultanato chiunque, donne comprese. 15 Benaẓīr Bhutto era la figlia primogenita del deposto Primo Ministro pakistano Ḏūlfiqār ‘Alī Bhutto. Il nonno paterno, Šahnawāz Bhutto, era invece un sindhi, ed era stato una delle figure chiave del movimento indipendentista pakistano. Tornata in Pakistān dopo gli studi universitari, subì gli eventi che condussero dapprima alla deposizione, quindi all'esecuzione di suo padre per volere del dittatore al potere, il generale Muḥammad Ḍiyāʾ al-Ḥaqq, e fu relegata agli arresti domiciliari. Quando, nel 1984, ottenne il permesso di tornare nel Regno Unito, divenne leader in esilio del Partito del Popolo Pakistano (PPP), già presieduto dal padre. Dopo le elezioni del 1988 Benaẓīr Bhutto sarà deposta dal suo incarico due anni dopo dal presidente della Repubblica, con l’accusa di corruzione. Lo stesso accadrà nel 1996, a tre anni dal secondo mandato. Sarà infine uccisa nel 2007, in un attentato al termine di un comizio pre-elettorale. 16 Si veda cap. II, Il califfo e la sultana, p.35. 17 Sostituti della sovranità su tutto lo stato islamico fondato sulla comunanza di fede, ma non sostituti del potere religioso, in quanto questo fu sempre e solo esercitato da Maometto, in qualità di profeta e apostolo di Dio, qualità per la quale non erano state previste delegazioni e successioni. La sovranità stessa dei califfi è limitata al potere esecutivo e giudiziario, sono esclusi pertanto da quello legislativo che è già sancito nella šarīʿa della quale sono interpreti solo gli ʿulamā (‘i dottori della legge’). Nel campo religioso, l’unico compito del califfo come Imām è quello di fare in modo che il culto sia regolarmente celebrato, ovvero di
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Movimenti non conflittuali per un cambiamento: l'impegno di intellettuali musulmane.

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca La Corte
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e letteratura afroasiatiche
  Relatore: Daniele Cevenini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 107

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