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Un letterato veneziano del Cinquecento, Ludovico Dolce

Estratto della Tesi di Francesca Proietti

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17 strumento di lotta religiosa facilmente dissimulabile grazie alla parallela discussione sulla lingua volgare e lo stesso genere antologico favorisce un atteggiamento nicodemitico che caratterizza in misura maggiore o minore tutti gli scrittori che parteciparono alla diffusione del genere. 35 Il problema della ricerca di prove di una possibile appartenenza alla Riforma italiana di Dolce è ostacolata dalla vastissima opera di censura, correzione e autocensura che durante la seconda metà del Cinquecento ha reso poco affidabili molte delle opere letterarie del secolo. La censura della produzione letteraria in volgare giunse relativamente tardi negli indici dei libri proibiti. Nell’indice del 1549 non compaiono testi letterari. L’ingresso della letteratura nell’indice “avvenne solo a partire dagli anni cinquanta, anche se quasi subito divenne tumultuoso” 36 con l’arrivo delle prime condanne nell’indice di Firenze del 1552 o 1553. Nell’arco di un decennio si ebbe un vero e proprio sconvolgimento nella letteratura segnato ad esempio dall’ingresso nel 1559 di Pietro Aretino tra gli autori di cui era proibita l’ opera omnia. In seguito, dopo la morte d Dolce e intorno agli anni ottanta del secolo si assiste non solo alla censura o correzione di quasi tutte le opere letterarie ma anche all’ingresso tra i libri proibiti delle raccolte di lettere tra cui quelle curate da Dolce come l’epistolario di Orazio Brunetto, le varie edizioni delle Lettere volgari di diversi nobilissimi huomini, e poi le rime di Pietro Bembo, e tanti altri libri fino a comprendere “la quasi totalità della produzione letteraria in volgare.” 37 Il fenomeno fu capillare e diversificato da regione a regione e da città a città. Comparivano spesso indici di libri proibiti locali, validi solo per una data città. In questo modo il lavoro di chi volesse indagare la presenza di un autore negli indici è gravato e reso complesso soprattutto per gli autori minori. La censura infine operava con molti strumenti, e la manipolazione delle opere era talmente diffusa e 35 tutti i vantaggi offerti dal nuovo genere della raccolta epistolare sono ben descritti da Fratani: “Difatti, trattandosi prima di tutto di un genere letterario, la sua nocività nei confronti del dogma non venne percepita prima del decennio apertosi col 1560, tanto più che queste raccolte permettevano una facile autocensura fra due edizioni di una stessa opera grazie alla eliminazione o sostituzione di lettere divenute pericolose con altri scritti. La raccolta offriva poi il vantaggio della discrezione, sia perché le lettere dei riformatori si alternavano con il carattere letterario o filosofico, sia perché alle antologie collaboravano autori celebri il cui scopo era quello di proporre testi con funzione modellizzante.” D. Fratani, “Edizione e nicodemismo” cit. p. 66 36 Ugo Rozzo, La letteratura italiana negli ‘Indici’ del Cinquecento, Forum, Udine, 2005, p. 29 37 Cfr. Ivi, p. 61
Estratto dalla tesi: Un letterato veneziano del Cinquecento, Ludovico Dolce

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Un letterato veneziano del Cinquecento, Ludovico Dolce

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Proietti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura e Lingua. Studi italiani ed europei.
  Relatore: Beatrice Alfonzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 374

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