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Il Trattato di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita: rigore o flessibilità?

Estratto della Tesi di Andrea Pasquali

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19 tutte le monete nei confronti del dollaro (pur con alcuni meccanismi di aggiustamento), gli stati membri della Cee non potevano modificare discrezionalmente la loro parità, ma erano obbligati a consultazioni reciproche. Alla fine degli anni sessanta, quando si stavano palesando sempre più le difficoltà di questo sistema, i paesi europei attribuirono un’importanza sempre maggiore al tasso di cambio. Nella sopracitata conferenza dell’Aja del 1969, l’unione monetaria venne dichiarata come uno degli obiettivi di lungo termine della Cee; gli aspetti operativi vennero specificati nel noto “rapporto Werner”, chiamato così dal nome del suo Presidente, il primo ministro del Lussemburgo. Egli fu incaricato di elaborare un rapporto che analizzasse le diverse possibilità che avrebbero permesso di realizzare per tappe l’Unione Economica Monetaria della Comunità. L’unione avrebbe implicato una convertibilità totale ed irreversibile delle monete, l’eliminazione dei margini di fluttuazione dei cambi, la fissazione irrevocabile dei rapporti di parità e la liberazione totale dei movimenti di capitale, attraverso anche le riforme istituzionali di un certo numero di organi comunitari cui sarebbero state trasferite le attribuzioni in materia prima appartenenti agli stati membri. Tutto questo progetto doveva essere portato a termine in tre tappe. Inizialmente occorreva coordinare le politiche economiche; il secondo stadio prevedeva la gestione comune dei riallineamenti dei tassi di cambio; lo stadio finale prevedeva la definizione di una politica monetaria comune, realizzata attraverso un sistema europeo di banche centrali 1 . Il rapporto Werner non fu mai posto in atto, perché il Consiglio non accettò l’idea che fosse necessario creare delle nuove istituzioni e quindi modificare il Trattato di Roma. In realtà il rapporto fallì soprattutto perché si basava implicitamente sul sistema di Bretton Woods che, congiuntamente alla crsi del dollaro, stava crollando esattamente nel momento in cui la prima tappa prevista dal rapporto avrebbe dovuto esser posta in atto. Successivamente, con la risoluzione del Consiglio del 21/3/1972 e con l’accordo di Basilea fra le banche centrali del 10 aprile, gli stati membri istituirono il c.d. “serpente monetario”, un “sistema nel sistema” che proponeva l’impegno per ciascun stato partecipante di mantenere il proprio tasso di cambio 1 Cfr. P.De Grauwe, Economia internazionale e monetaria, il Mulino, 1991
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Il Trattato di Maastricht e il Patto di Stabilità e Crescita: rigore o flessibilità?

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Pasquali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Marco Toniolli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

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