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Relazionalità: come cambia il rapporto tra artista, opera e spettatore

Estratto della Tesi di Federica Picco

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10 Per quanto si possa pensare che prendere un oggetto qualsiasi, come ad esempio una ruota di bicicletta o uno scolabottiglie, ed esporlo come opera d’arte sia un gesto banale o un paradosso, di fatto è un’intuizione che riveste un ruolo di primo piano che mette in evidenza la rottura radicale con la tradizione della manualità e dell’originalità dell’opera: ciò che conta, è l’idea, il concetto, non più solo il processo di realizzazione dell’opera. In tutto questo, Duchamp, non perde mai di vista il ruolo dello spettatore: l’artista deve fare in modo che questo sia coinvolto in una partecipazione attiva e non limitarlo alla semplice osservazione. In questi anni, soprattutto grazie alle intuizioni di Duchamp, si cominciano a notare i primi tentativi dell’arte di uscire dall’istituzione museale ed entrare nello spazio pubblico, nella città, nella quotidianità; a questo proposito si ricorda l’azione organizzata da un gruppo di dadaisti nel 1926 a Parigi, in cui gli esponenti si ritrovano con l’intento di attraversare la città senza intermediari estetici, improvvisando la lettura di testi scelti a caso dal Dizionario Larousse, offrendo doni ai passanti e invitandoli a unirsi al gruppo. È l’elaborazione del flâneur 6 , concetto presente nell’opera di Walter Benjamin 7 , il quale, influenzato dalle letture L’uomo della Folla di Poe e Le Paysan de Paris di Luis Aragon, coglie le conseguenze delle grandi trasformazioni che la rivoluzione industriale ha implicato per la vita dell’uomo moderno mettendo in luce il paradosso della modernità per cui, se da un lato lo sviluppo tecnico-industriale provoca una crescita esponenziale degli stimoli percettivi che ci arrivano dall’esterno, dall’altro la capacità di avere una autentica esperienza della realtà diminuisce. Il flâneur di Benjamin è un “sognatore ozioso” che passeggia per la città, colui che rimane “sulla soglia” tra la frenesia e l’alienazione, che riesce a sospendere il tempo “all’interno” del ritmo accelerato della città moderna, a non farsi assorbire dall’anonimato della folla, pur standovi in mezzo. La passeggiata oziosa ma non pigra, la flânerie, è la capacità di calarsi nei ritmi frenetici della città senza lasciarsi assorbire da essi, lasciando aperto uno spazio di “sensibilità” per il mondo che ci circonda. 6 Etimo introdotto da Baudelaire per indicare il gentiluomo che vaga per le vie cittadine. 7 W. Benjamin (1892-1940) filosofo, scrittore, critico letterario. Op. cit.: I “passages” di Parigi, 1927-1940.
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Relazionalità: come cambia il rapporto tra artista, opera e spettatore

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Picco
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Accademia di Belle Arti di Brera
  Facoltà: Didattica dell'Arte
  Corso: Comunicazione e organizzazione per l'arte contemporanea
  Relatore: Francesca Alfano Miglietti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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artista
marina abramovic
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