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Il gold standard: storia della convertibilità aurea della moneta 1821-1971

Estratto della Tesi di Marco Conti

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10 Nel 1694, il governo inglese decise di ristrutturare il debito a lungo termine, introducendo un particolare strumento di finanziamento. L’asta di una parte dei titoli a lungo termine non fu infatti rivolta al pubblico, ma fu conferita a una banca, ossia la Banca d’Inghilterra, costituita da un pool di investitori. Essa venne immediatamente dotata di personalità giuridica e il suo termine fu posto a 12 anni dall’emissione dei titoli di debito. In cambio del prestito integrale del suo capitale allo Stato, la Banca ottenne la possibilità di emettere banconote per un ammontare non ben precisato a causa dell’estrema vaghezza dell’atto costitutivo dell’istituzione. Queste banconote, che altro non erano che note di debito della banca, poterono godere fin da subito di piena libertà di circolazione e furono garantite dallo Stato. Il problema nacque con l’emissione delle banconote, che in linea teorica avrebbero dovuto essere convertibili in moneta metallica. Ma se il capitale della Banca era stato interamente prestato allo Stato, allora la Banca non avrebbe potuto stampare alcuna banconota. Così non fu, perché la Banca effettivamente emesse delle banconote, che però non potevano conseguentemente godere di una piena copertura metallica. Restava un particolare che andava rimosso per assicurare l’effettiva circolazione delle banconote: il termine dell’istituzione della Banca d’Inghilterra. Se, infatti, la Banca d’Inghilterra avesse cessato di esistere nel 1706, le sue banconote sarebbero state ritirate e la duplicazione dell’offerta di moneta avvenuta in quegli anni a causa dell’emissione di moneta priva di copertura sarebbe stata riassorbita. Ma le cose andarono diversamente, perché lo Stato inglese continuò a procrastinare la data di scadenza di quel fondo chiuso di investimento che prese il nome di Banca d’Inghilterra. In questo modo, il debito poteva continuare a circolare, senza necessariamente essere ripagato, sotto forma di banconote emesse dalla banca centrale. È in questo processo che nacque la moneta di credito: per assicurare la convertibilità delle banconote emesse, la banca centrale non poteva più avvalersi di un sistema di moneta immaginaria, ma aveva bisogno che la cartamoneta si rispecchiasse completamente nel metallo. Per fare questo, fu necessario che la natura della moneta immaginaria mutasse e si trasformasse essenzialmente in una moneta metallica: bisognava fare in modo che la cartamoneta fosse convertibile in metallo per assicurarle la fiducia necessaria alla circolazione. Due anni dopo l’istituzione della Banca d’Inghilterra, infatti, fu effettuato il Great Recoinage ad opera del governo inglese. Il Recoinage fu pensato per rimediare all’eccessiva usura delle monete argentee che, circolanti in gran parte dagli inizi del Seicento, avevano perso gran parte del loro intrinseco. Il risultato di questa riforma fu però anche la fissazione del contenuto metallico della moneta e lo stabilimento di un rapporto
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Il gold standard: storia della convertibilità aurea della moneta 1821-1971

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Conti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze della mediazione linguistica
  Relatore: Paolo Luca Bernardini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 60

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