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Alta Val Sangone. Nuove opportunità generate dal territorio.

Estratto della Tesi di Alessandra Daghero

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14 2.1 LA NASCITA DELLE ATTIVITÀ LOCALI Da documenti ritrovati emerge come la Val Sangone fu caratterizzata da una società agricola pastorale florida e ben organizzata, di cui sono state facilmente individuabili le coltivazioni utilizzate: cereali, patate, frutta e un’attività zootecnica molto sviluppata per gli alti pascoli caseari locali. Importanti furono le produzioni di avena, canapa, castagni e noci. Tendenzialmente il paese montano era diviso per borgate le quali nascevano dall’insediamento di una famiglia sola la quale sceglieva un determinato luogo per fondare la propria casa. Per tale motivo le borgate montane portano sovente il nome che è lo stesso di chi le ha abitate per prima. Gli insediamenti erano principalmente affiancate tra loro, inizialmente costituiti da un’unica unità base alla quale, con il passare del tempo e l’aumento degli abitanti, se ne addossavano altre. La vita della borgata era legata al lavoro dei campi e all’allevamento delle mucche, principale fonte di reddito della famiglia, tanto che le necessità del lavoro regolavano i ritmi delle giornate ed erano influenzate dalle stagioni. Nei primi mesi estivi gli uomini scendevano a lavorare i campi in pianura, per conto di altri, in quanto più in basso la fienagione avveniva prima, quindi tornavano a casa verso luglio e agosto per lavorare i propri. D’inverno invece, periodo in cui il lavoro per i contadini era scarso senza i campi a cui dover pensare, si dedicavano alla raccolta della legna, foglie per fare il letame, preparazione delle semine e manutenzione degli attrezzi. Questo stesso fenomeno si verificherà ancora di più nel XX sec quando la nascita delle fabbriche soprattutto cartiere nella valle, porterà gli uomini a lavorare d’inverno come operai e d’estate come contadini. L’economia delle famiglie di basava principalmente sull’allevamento delle mucche: tenere un animale da soma significava dover rinunciare ad una mucca e il cambio non era conveniente così gli spostamenti venivano fatti a dorso umano. La ricchezza stesse delle famiglie contadine si misurava in funzione dei capi che queste potevano allevare, un capo in più significava braccia da lavoro in più, stalle più grandi e più terreni per il pascolo; normalmente durante la prima metà del XX sec una famiglia possedeva da un minimo di una mucca a un massimo di sei. L’allevamento veniva sfruttato più che per il latte per la produzione di vitelli: infatti questi venivano non mangiati ma venduti a negozianti e la loro vendita costituiva la maggior fonte di guadagno. Erano comunque utili per la produzione di latte: se si aveva un’eccedenza di latte questo veniva usato in piccola parte per la produzione di prodotti caseari come burro e formaggio di consumo domestico e se non veniva venduto per lo più era utilizzato per tenere i vitelli all’ingrasso. La mucca era l’animale di allevamento principale ma si potevano trovare anche alcuni animali più piccoli come galline, utili per le uova o come carne bianca, e più raramente conigli, capre e pecore, anche se in numero minore in quanto il foraggio era destinato alle mucche. La seconda fonte di reddito era costituita dai prodotti dell’agricoltura: le coltivazioni più estese, dopo i pascoli da cui si traeva il fieno per il bestiame, erano soprattutto quelle di segale e patate, più facili da mantenere rispetto al grano, di cui le prime erano destinate alla alimentazione, le seconde alla vendita. Gli orti erano pochi perchè l’acqua era destinata all’allevamento e ai campi, comunque vi erano piccole coltivazioni di fagioli, cipolle, porri, bietole e rape (per cui si sfruttano gli stessi campi delle patate). Risulta facile comprendere quanto scarsa e poco varia fosse l’alimentazione di queste genti: in base alle testimonianze risulta che il grosso dell’alimentazione fosse costituito da minestre di latte e polenta. La carne non veniva quasi mai consumata se non nel caso di avvenimenti particolari, e durante l’inverno, si utilizzavano le castagne raccolte in autunno ed essiccate. Il resto dei pasti era costituito da formaggio (tipico è ad esempio il brus pepato), cipolle, rape, bietole, patate
Estratto dalla tesi: Alta Val Sangone. Nuove opportunità generate dal territorio.

Estratto dalla tesi:

Alta Val Sangone. Nuove opportunità generate dal territorio.

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Informazioni tesi

  Autore: Alessandra Daghero
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Ecodesign
  Relatore: Luigi Bistagnino
Coautore: Chiara Battistoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 345

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Parole chiave

sostenibilità
territorio
ecodesign
blue economy
val sangone

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